La Barriera: anche il virus ha la sua distopia

 

Nel 1973 Hollywood produsse un film distopico con interprete Charlton Heston, che raccontava di un mondo devastato da inquinamento e sovrappopolazione, dove la povertà era una condizione sempre più opprimente e la democrazia era sostituita da un regime politico fascistoide sostenuto da poche grande corporation. Nel film recitava per l’ultima volta anche la leggenda di Hollywood Edward G. Robinson. Il titolo era “2022: I Sopravvissuti”. Qualche complottista a vederlo oggi potrebbe pensare che è un destino che si sta avvicinando visto che l’anno che sta per finire verrà ricordato come quello della pandemia, del Covid 19, del grande complotto e chissà quanti altri appellativi gli daranno. Però la serialità è in anticipo visto che abbiamo già una miniserie su una distopia con protagonista un virus.

Una distopia sul Virus nell’anno del Virus

Arrivata su Netflix quest’autunno, solo ora La Barriera su Netflix è completa con tutti i suoi episodi: la serie che ha avuto più vite in Spagna, debuttando prima sulla piattaforma a pagamento Atresmedia poi sulla generalista Antena3 e infine su Netflix, è un racconto distopico che affonda il coltello nella piaga di un momento storico contrassegnato da incertezza e terrore. Una serie che gioca abilmente con le nostre paure, immaginando una Madrid desolata e divisa a compartimenti stagni dopo un terzo conflitto mondiale e una successiva una pandemia: in un futuro non troppo lontano, l’anno 2045, La Barriera (titolo originale La Valla) è il muro che divide i palazzi delle élites dal resto della città, segnando una distinzione netta tra governanti e sudditi, tra privilegiati ed emarginati. Creata da Daniel Écija, si ipotizza la comparsa di un virus letale capace di sconvolgere l’ordine democratico e far imporre misure da legge marziale per poi essere seguita da una devastante guerra mondiale che ha reso difficile l’accaparramento delle risorse più elementari, come l’acqua, il cibo e le medicine. Alla fine della guerra la democrazia è solo un labile ricordo: ora a proteggere i cittadini, ridotti al rango di individui isolati e controllati perennemente, è uno stato totalitario, che esprime il governo denominato la Nuova Spagna. Sostanzialmente uno stato di polizia (e questo per la Spagna è anche un riferimento alla storia della lunga dittatura di Franco), in cui i diritti umani sono calpestati in nome della sicurezza e del contenimento della pandemia. E in cui la ricerca di una cura è anche il pretesto per sottrarre figli ai genitori ed eseguire su di loro esperimenti scientifici segreti per capire la natura della loro immunità.

da La Casa di Carta a La Casa del Virus

Protagonista della trama è una famiglia che si riunisce a Madrid dopo aver superato le restrizioni del governo e che dovrà cercare di recuperare Marta (Laura Quirós), la figlia di Hugo (Ugalde), portata via durante un controllo e sottoposta agli esperimenti contro il virus in un collegio gestito da Alma (Eleonora Wexler), la moglie del Ministro della Salute (Abel Folk). Ed è così che La Barriera passa dall’essere quasi immediatamente, sin dai primi episodi, più un dramma familiare che lo sviluppo di una distopia sociale e politica. L’atmosfera ansiogena del primo episodio risulta ben costruita perché capace di mescolare elementi attuali come le pandemie e le limitazioni delle libertà personali con una dose di catastrofismo che purtroppo non appare nemmeno tanto surreale. Sin dai primi episodi però la storia si dilunga in un gran numero di sottotrame non sempre funzionali e si appiattisce sulle vicende dei singoli, in particolare di Hugo e di sua cognata Julia Pérez Noval (Olivia Molina), gemella della sua defunta moglie e colpevole di aver ucciso un ufficiale dell’esercito per difendere una minorenne dai suoi abusi. Ad aiutarli c’è Emilia, la madre di Julia (Ángela Molina, nonna di Olivia), che metterà in campo ogni astuzia per proteggere la sua famiglia dalle leggi ingiuste di uno Stato autoritario.

Ne La Barriera fantascienza ed elementi di realtà si incontrano in una trama che dovrebbe alludere ad un futuro quasi inimmaginabile e che invece ci sembra molto più verosimile di quanto si potesse credere solo un anno fa. Il parallelismo con la pandemia da Coronavirus è una coincidenza straordinaria: la serie è stata girata nel 2019, molto prima che il Covid-19 si diffondesse in tutto il mondo, eppure sembra replicarne alcuni aspetti e conseguenze sulla società.

Si poteva fare meglio

La serie ha un ottimo potenziale però non riesce mai a compiersi veramente, risentendo dello stesso difetto che hanno molte produzioni iberiche, come la famosissima Casa di Carta. La malattia non viene mai approfondita è c’è anche una certa superficialità anche nel raccontare la realtà politica spagnola: sì, si tratta di un governo autoritario, l’esercito ha un enorme potere e il controllo sulle persone è capillare, ma non sappiamo molto di più di questo. Sembra davvero strano in un paese che ha vissuto la dittatura franchista fino a neanche cinquant’anni fa con la morte del generalissimo Francisco Franco. Si vede come la struttura della storia non sia stata realizzata da chi ha dimestichezza con il genere fantascienza in tutte le sue forme e sembra solo un pretesto per una trama zeppa di deviazioni da tradimenti extraconiugali e altre cose del genere. Il suo successo di pubblico è sicuramente dovuto alla coincidenza della pandemia reale con quella della trama e credo che i forum di complottisti vedranno un messaggio dal futuro mandato da una qualche entità aliena.

Pandemie Seriali

Se vogliamo parlare di una serie datata ma che ha segnato l’immaginario televisivo e non solo, dobbiamo risalire a Survivors – I Sopravvissuti, storica serie inglese andata in onda per la prima volta ne lontano 1975. Tre stagioni che sono state all’epoca un “eventone” anche in Italia, dove la RAI le ha mandate in onda con grande successo, dove un’epidemia aveva risparmiato solo l’1% della popolazione mondiale.
Helix mostra in apertura un contagio sconosciuto che si sta diffondendo nelle strutture di un laboratorio sotterraneo di una misteriosa società biotecnologica: la Arctic Biosystems. Sicuramente un ottimo di esempio di complottismo e pandemia messi insieme. In Dystopia il mondo non è un posto particolarmente felice: l’umanità sta infatti morendo lentamente, perché le persone sono diventate sterili. Interessanti le atmosfere cyberpunk.

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