SANDMAN: il sogno elegante di Neil Gaiman

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Questo è uno di quei titoli che faranno discutere tantissimo. E tutti. Non solo gli appassionati della serialità e del fumetto, ma chiunque sia amante dell’audiovisivo. Proprio per questo dedico a SANDMAN, rilasciato il 5 agosto scorso da Netflix, praticamente poco più di una settimana fa, uno speciale estivo di Vacanze Seriali. Lo avevo annunciato. Lo stavo aspettando e non poteva essere altrimenti. Ci sono delle avvertenze: se pensi che la serialità televisiva sia un prodotto di second’ordine, hai sbagliato posto. Se pensi che lo sia il fumetto, hai commesso lo stesso errore. Se poi non sei convinto che Neil Gaiman sia uno dei migliori narratori contemporanei in circolazione, forse neanche Google Maps può aiutarti a ritrovare la strada.

Sandman non si è dipanato facilmente. Già come fumetto. Gaiman, quando iniziò a scrivere la graphic novel non aveva ben chiaro il progetto complessivo, né era sicuro che sarebbe andata molto lontano. Scrisse un primo arco narrativo pensando ad una sua conclusione senza un’evoluzione temporale successiva. Così non fu, e Gaiman riuscì a trovare una sua dimensione: 75 numeri, dal 1989 al 1996.

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Il fumetto inizia nel 1916. Il sedicente mago Roderick Burgess organizza un rito magico per tentare di imprigionare la Morte, uno dei sette Eterni, creature ancestrali per antonomasia. Non ci riesce, ma imprigiona involontariamente il fratello di Morte, Sogno. Inizia così una prigionia che dura quasi un secolo e manda nel caos le Terre del Sogno, regno governato dall’Eterno. Liberatosi, Sogno ha bisogno dei tre oggetti fonte dei suoi poteri che durante la sua assenza sono stati rubati: un sacchetto di sabbia magica, il suo elmo da guerra e un amuleto con un rubino incastonato.  La ricerca di Sogno/Morfeo – per i tanti che se lo sono chiesto, sono i fratelli Wachoski, autori di Matrix, ad essersi ispirati da qui per il nome Morfeo per il personaggio mitico del loro film –  copre i primi sei numeri di Sandman, dopodiché Gaiman inizia a farlo viaggiare tra i luoghi e le epoche più disparate, a volte lasciandolo perfino sullo sfondo: smonta le tradizioni popolari, spaziando dalle divinità africane agli dei nordici; ci mette dentro la mitologia cristiana (riletta attraverso William Blake, John Milton e Dante Alighieri), le fiabe mediorientali, i racconti shakespeariani, quelli ottocenteschi; cerca nella Storia peculiare delle genti l’elemento comune che il genio umano ha inserito in ognuna di loro.

L’opera culto di Gaiman è stata per anni al centro di tentati adattamenti, prima cinematografici poi televisivi, e tra produzioni abortite e false partenze alla fine ha visto la luce su Netflix, con il coinvolgimento diretto di Gaiman e due nomi avvezzi ai lettori di fumetti: David S. Goyer (sceneggiatore di film come Blade, Batman Begins e L’uomo d’acciaio) e Allan Heinberg (creatore del fumetto Young Avengers e sceneggiatore del film Wonder Woman).

Le dieci puntate della serie tv adattano con estrema fedeltà i primi due cicli narrativi del fumetto, Preludi e notturni e Casa di bambola. Gaiman, Goyer e Heinberg hanno cambiato il minimo indispensabile, soprattutto per evitare ogni riferimento al mondo DC Comics, per non dover tirare in ballo personaggi ingombranti come John Constantine (non si può usare perché ci sta lavorando J.J. Abrams), Batman e Martian Manhunter – che nel fumetto all’epoca servivano per attirare i lettori a Sandman, ma che ora non hanno più questo scopo, data la fama del marchio.

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La differenza tra il Gaiman fumettista e il Gaiman televisivo è che quest’ultimo conosce già i confini del suo dominio e quindi ora riguarda a quelle storie con occhi più consapevoli. Sandman, la serie tv, è dunque il risultato di un autore che rifà una sua vecchia opera aggiornandola alla contemporaneità e, soprattutto, allo stile che nel frattempo ha maturato. Sono gli spettatori che non ne sono consapevoli e restano ammaliati di fronte all’eleganza, anche quella dei nemici di Sogno. Un’eleganza data da una profonda diversità rispetto alla contemporaneità. Vedere Lucifero interpretata da Gwendoline Christie, cioè Brienne di Tarth di GOT.   La serie tv è invece molto più coerente e unitaria nell’affrontare la materia narrativa. Un esempio a caso: per riprendersi il casco, Sogno deve vedersela con i demoni dell’inferno in una gara di dissing poetico in cui, invece di insultare le rispettive madri, i contendenti si devono superare in lirismo. Ecco che a «io sono l’universo, che comprende ogni cosa e abbraccia la vita» si contrappone un «io sono l’anti-vita. La bestia dell’Apocalisse. Sono il buio alla fine di tutto. La fine degli universi, degli dèi e dei mondi… Di ogni cosa».

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C’è anche un problema/opportunità nella struttura, dovuto al se preferire l’orizzontalità, cioè l’arco narrativo completo, la verticalità della singola puntata. In questo la serie a metà lascia aperte un paio di sottotrame ma chiude quella principale. Proprio come succedeva nel primo arco narrativo del fumetto, che veniva chiuso da un epilogo, Il suono delle sue ali, in cui veniva introdotta Morte, personaggio molto amato dai fan. Ne Il suono delle sue ali, Sogno tira le somme della sua prima avventura ed esprime un profondo spaesamento, condiviso da Gaiman, che aveva finito le cose da dire e si domandava se fosse il caso di – e poi come – proseguire. Meglio il fumetto o l’altro? Per me è inutile fare confronti, altrimenti si perde moltissimo, come il meraviglioso personaggio di Morte, amato anche da chi ama il fumetto e la serie. Sicuramente ci saranno nuovi lettori del fumetto e di altre opere di Gaiman.  Sandman è un adattamento fedele ma è un nuovo universo narrativo, come ogni volta si c’è una trasposizione. Come sempre si tratta di una domanda inutile. Leggerete sicuramente recensioni sul fatto che sia “noioso”. Possibile. Come possibile che chi lo dice non sia in grado di comprendere la diversità. Sandman è molto diverso dai prodotti in circolazione, sia nella costruzione delle storie e dei personaggi. Per questo amo Gaiman.

 

sandmanDal fumetto alla serie

Né la prima né l’ultima. Ormai la produzione audiovisiva non può assolutamente far a meno del fumetto. Qualche titolo che assolutamente va recuperato o scoperto.
o sapete tutti, Watchmen è semplicemente uno dei fumetti più straordinari che siano mai stati creati. L’opera di Alan Moore e Dave Gibbons è diventata uno standard di riferimento mai veramente eguagliato. Il film del 2009 di Zack Snyder aveva spaccato critica e pubblico per cui quando è stata annunciata la serie da parte di HBO la notizia ha generato un piccolo terremoto. Già perché sarebbe stato una sorta di sequel del fumetto e non collegato al film. Preacher, Doom Patrol, Lucifer, The Umbrella Academy, Le Terrificanti Avventure di Sabrina e The of F***ing world sono titoli molto diversi fra loro con risultati differenti. Mostrano come l’universo narrativo sia sempre più in espansione.