Tag Archives: media

16Nov/20

Raccontare scienza e cultura nel mondo delle nicchie di consumo.

La pandemia ha fatto emergere molti problemi e questioni legati non solo alla sfera del mondo sanitario ma anche in tutto il nostro modo di vivere. Ne esiste uno molto importante legato alla narrazione e allo storytelling della scienza e della cultura. Sicuramente non è il problema principale, ma è una questione che investe il modello di comunicazione del nostro mondo cosa che non è affatto secondaria. Sono ormai circa 25 anni che la società di massa ha accelerato la sua parabola discendente trasformandosi in una società dei frammenti e delle nicchie. Gli stessi studi sul consumi lo provano. Le grandi cerimonie dei media appartengono ad un passato recente e la pandemia sta modificando non solo la fruizione degli eventi (concerti, eventi sportivi, teatro, ecc) ma impone di ripensarli completamente. Continue reading

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11Nov/20

Arriva Parler: il social del diritto all’hate speech

Subito dopo la sconfitta di Donald Trump alla presidenziali, questa è stata l’app più scaricate per smartphone Apple e Android. Parler sta scalando le vette dei social in USA, soprattutto negli ambienti legati al Partito Repubblicano, ai sostenitori di Donald “Ho Vinto io” Trump, e all’ultradestra. Il motivo di questo grande successo starebbe nell’essere “senza censura”. O forse nel poter parlare male ed insultare di chiunque non lo pensi come te. Continue reading

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Proust era un neuroscienziato

Nel 2007 John Lehrer diede alle stampe un saggio dal titolo intrigante e provocatorio: Proust era un neuroscienziato. L’autore è un giovane saggista statunitense, nato nel 1981, laureato alla Columbia University di New York, e scrive di psicologia e neuroscienze, occupandosi specialmente dei rapporti tra la scienza e le discipline umanistiche, una branca del sapere che ha sempre interessato anche il sottoscritto. L’autore nel libro mette in relazione le neuroscienze con l’arte e la letteratura e, in una sintesi tra cultura umanistica e cultura scientifica, analizza l’opera e le intuizioni di alcuni artisti, argomentando l’idea che la scienza non è l’unica via possibile per la conoscenza. Nel capitolo su Proust, Lehrer fa riferimento a uno studio del 2002 pubblicato da Rachel Herz, una neuropsicologa della Brown University, secondo cui il gusto e l’olfatto sono in collegamento diretto con l’ippocampo, che svolge un ruolo importante nella memorizzazione, e i due sensi hanno un ruolo importante sia nella formazione dei ricordi che nella loro evocazione. Continue reading

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01Nov/12

2Brand or not 2Brand, questo è il #poernano!

2Brand or not 2Brand, questo è il #poernano!

In fondo è qui il nucleo principale del famoso #epicfail 2012 di 24JOB, sezione online dedicata alle opportunità di lavoro del Sole24ore, che se ci fosse un premio per questa categoria sarebbe suo di diritto e senza neanche l'obbligo della competizione. Riassumiamo la storia dando merito a Roberto Favini che l'ha documentata nel suo Storify.

Rosanna Santonocito gestisce 24Job e i relativi social account, lavora per ilSole24ore, una vera industria dell'editoria e della formazione, molto autorevole. Lo so, perchè anch'io ho studiato da loro e con loro, conosco chi ci lavora e la loro fama se la sono meritata. Certo non conoscevo la Santonocito, una che si occupa di lavoro da molto tempo e di 24Job da ben 7 anni, una che, per la campagna #internethavinto, ha scritto:"#internethavinto perche ha costretto noi giornalisti a lavorare bene come dice @jacopotondelli e perché ci ha ridato il gusto del mestiere".

Allora perché questa professionista ha inguaiato uno dei brand più solidi della rete? Un giornale sempre attento alle nuove tecnologie, che pubblica ogni domenica un inserto come Nova, che annovera fra i suoi giornalisti Luca De Biase, fra i migliori e sensibili commentatori di questioni digitali nel nostro paese. Perchè lei, è riuscita a ripercorrere le orme dell'ex-ministro Maurizio Gasparri per la questione della conta dei follower, se non addirittura a superarlo visto che ha alzato l'asticella dell'influencer. Pensare che lo stesso Sole24ore era stato molto duro nel giudizio sulla vicenda Gasparri, esprimendosi con i suoi editorialisti.

Ad un certo punto la Santonocito sembrava quasi in preda ad un delirio, sentendosi "attaccata e insultata", francamente una sua impressione, anche per le considerazioni, critiche ma giuste, su una mancata competenza nell'uso di Twitter. Non solo un'incompetenza tecnica, ma di clamorosi errori nella gestione del brand: mancanza di ascolto e mancato rispetto dell'interlocutore. L'ascolto e l'interazione sono cose fondamentali nel rapporto coi follower, come lo sono sempre stati anche prima dell digitale.

La cosa è stata aggravata anche dall'apparizione della citazione dell'opera di Dario Fo, che ha dato origine all'hashtag #poernano. Cos'era quello? Una frustrazione che doveva essere compensata da una pillola di cultura teatrale? Era un giusto modo di porsi? D'accordo che è una giornalista, ma dovrebbe almeno conoscere i principi base della comunicazione online se fa questo lavoro e se ha un incarico del genere.

E' stata una tempesta, proprio nel giorno in cui Sandy passava su New York, anche perchè sarebbe bastato glissare, tacere, lasciar perdere la questione, poco professionale, ma non ci sarebbe stato un effetto valanga, un richiamo alla costituzione, sproloqui su "lezioncine e maestrini". Proprio l'altro giorno parlavo della tossicità dei social network, ma qui si arriva a contaminare anche i campi del business e soprattutto quelli di un'azienda prestigiosa.

Sarebbe interessante sapere quali possano essere le policy interne in questa materia, c'è stato un errore della professionista, oppure è anche il frutto di una mancanza di linee guida? Credo che all'interno del Sole24ore cercheranno di fare luce su questo, perchè la questione è stata presa sul serio. La professionista ha procurato un danno, ancora forse non si riesce a calcolarlo, ma il brand in questione è danneggiato: chi lo nega sbaglia, anche perché altrimenti alle 19:30 non sarebbe arrivato questo tweet dall'account ufficiale.

2Brand or not 2Brand, questo è il #poernano!

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01Nov/12

The Toxic Twitter: per un ecologia della comunicazione

The Toxic Twitter: per un ecologia della comunicazione

*da Intervistato.com Il post era diviso in due parti. Qui sono raccolte.

Nonostante il miliardo di Facebook Twitter sta registrando un incremento molto più forte del social made by Zuck. L'Italia non è da meno, come non lo sono neanche i politici del nostro paese che stanno sbarcando in massa sul network "cinguettante" e lo usano molto di più di quanto facciano del loro account Facebook.

I risultanti sono poche volte positivi, sia per presenza, sia per modalità, che per interazioni, però stiamo assistendo ad una deriva del linguaggio che si fa preoccupante, anche perché la deriva sta sconfinando dagli spazi social al mondo reale.

Il 16 ottobre in parlamento, l'onorevole Franco Barbato dell'Idv ha chiuso il suo intervento ribadendo che se gente come Formigoni e Scopelliti vogliono scendere ancora nel campo della politica lui li manderebbe "nei campi di concentramento". Fra l'altro proprio il 16 ottobre era l'anniversario del rastrellamento del Ghetto di Roma, quando oltre 1000 ebrei furono presi dalle loro case e deportati. Oggi Beppe Grillo afferma che Renzi soffre di invidia penis perché vorrebbe essere il M5s. Nonostante il latino si tratta sempre di citazioni di bieco maschilismo, tipico dei gabinetti di bar, che a me francamente ricorda molto il Bossi di una volta, poi quando si dice il M5s va a prendere i voti della Lega si viene additati quasi come difensori della casta. Sta di fatto che il linguaggio dei 140 caratteri sta contagiando le dichiarazioni politiche. E' indubbio che il tasso di comunicazioni populista sia in ascesa fortissima e già da qualche anno, ma la frequentazione con le modalità veloci di Twitter sta lasciando segni profondi. Stiamo vivendo una campagna elettorale molto dura e che iniziata già da molto tempo, troppo tempo, stiamo vivendo una fase di linguaggio tossico di cui si fatica a vedere le traiettorie.

Lovink affronta il tema dei commenti sui social puntando il focus su come gli utenti rimangano nella sfera del linguaggio basso, nell'organizzazione non del dissenso, piuttosto della rabbia, della reazione e del risentimento. In realtà quello che si vuole è produrre un effetto. Alcuni lo utilizzano come strategia per acquistare follower, aumentare il proprio buzz in modo che la loro visibilità aumenti, senza preoccuparsi degli effetti a lungo termine, primo fra tutti l'inquinamento psichico.

Un paio di volte mi sono trovato a discutere con Giovanni Scrofani di questo tema, vi segnalo un suo post importante, L'Estate della Cultura Tossica, proprio sui marcatori tossici della cultura e di come questo fenomeno si stia allargando. Non cerco colpevoli, perché non ci sono colpe, ci sono fenonemi che si stanno accelerando e qui l'influenza del digitale ha un effetto profondo sulla nostra sfera del comportamento, ma c'è sicuramente una questione più importante: "l'ordine del discorso", per dirla con Foucault, sta cambiando alla radici, fino alla nostre sinapsi, figuriamoci ai comportamenti. Le parole e i discorsi si stanno reificando e forse non siamo ancora pronti per interagire con questi oggetti tossici. Di questo ne parleremo nella seconda parte di questo post.

Seconda Parte

Noi creiamo il mondo che percepiamo, non perché non esiste realtà fuori dalla nostra mente, ma perché scegliamo e modifichiamo la realtà che vediamo in modo che si adegui alle nostre convinzioni sul mondo in cui viviamo. Si tratta di una funzione necessaria al nostro adattamento e alla nostra sopravvivenza.

Gregory Bateson

Continuiamo. Continuiamo e non finiamo, perchè il digitale è un discorso troppo vasto e forse stiamo utilizzando dei termini impropri per parlarne, perchè la rete è in continua espansione e i social sono solo forme provvisorie che abitiamo ora, ma che fra qualche tempo saranno lasciati in abbandono per altre pratiche ed esperienze. Necessitiamo di una nuova ecologia della mente, visto che siamo immersi in un'esperienza talmente totalizzante che non sappiamo quali saranno le conseguenze a lungo termine. E' un cambiamento d'ambiente, a tutti i livelli, talmente profondo, considerato anche l'aumento esponenziale della velocità dei processi, che non conosce precedenti né con l'invenzione stampa, né con la rivoluzione industriale, nè con l'era televisiva. Eppure noi continuiamo ad usare i nostri schemi per analizzare questo paradigma, proseguiamo nel voler adattare il cambiamento a noi, mentre continuiamo ad essere modificati. Questo è un punto che deve essere chiaro: la produzione dei discorsi come prodotto intellettuale e sociale vive una mutazione. Avremmo bisogno di un altro Bateson e di un altro Foucault, soprattutto perchè è la "struttura" ad essere andata in crisi.

Bieber ha il cancro! Non è vero, ma quanti c'hanno creduto? Quanti si sono rasati la testa in segno di solidarietà? Quanti hanno messo uno status di Facebook, pare scritto da sedicenti avvocati, credendo che così le autorità non potessero monitorare le loro attività sui social? Sembra di essere tornati al tempo televisivo, quando la si prendeva come oracolo, solo che qui è tutto "aumentato" ed in maniera esponenziale. Se per la tv non bastava spegnerla, per la rete meno che mai. Siamo perennemente connessi, continuamente elettrizzati e soprattutto si cercano cose affini, non si sfida il nuovo.

Qui non siamo alla repressione, qui siamo al governo, se non al suo autoritarismo, del loisir, della suggestione, Il Mondo Nuovo di Huxley ha stravinto sul Grande Fratello di Orwell. Il controllo non è su quello che fai ma su quello che acquisti, sulla sfera emotiva, caricando di stress i soggetti della comunità, che siamo tutti noi. Tutto questo "inquina" i nostri processi percettivi, li modifica, anche se non siamo consapevoli, ma basta pensare a come oggi si scrive un post, un blogger quasi automaticamente pensa già a cosa scrivere perchè il suo post sia indicizzato al meglio, se poi parliamo di Twitter, si ragiona in 140 caratteri, e per Instagram sappiamo che l'autoscatto è inutile perchè farsi una foto da soli è uno stile, meglio se si vede lo smartphone più modaiolo.

Abbiamo bisogno di una nuova ecologia della comunicazione per una comprensione del mezzo, ma soprattutto che riesca a capire come comunicare e che linguaggi usare in questo nuovo ambiente, che non è neanche un medium, ma una sinestesia fortemente pervasiva. La rete è un iceberg, in questo momento siamo sulla punta e abbiamo bisogno di scendere di più per capire cosa c'è alla base. Il mio dubbio è che non ci sia la voglia di farlo. Perchè? Perchè sotto fa freddo e non ci sono luci colorate.

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