Netflix e Zerocalcare: POP-Olare, POP-Orale, POP-Ilare

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Dieci anni. Sono passato dieci anni da quando Michele Rech, in arte Zerocalcare, pubblicò per Bao Publishing il suo primo libro: La Profezia dell’Armadillo. Il libro era prodotto da Makkox, disegnatore e vignettista bravo e famoso per essere fa molti anni nella banda di Zoro. A Roma la diffusione superò il giro delle fumetterie e degli appassionati e arrivò a noi che eravamo abbastanza avvezzi avidi dei prodotti della cultura alternativa. Fu amore a prima vista. A me, malato di serialità venne in mente l’episodio natalizio di Friends in cui si parla della festa ebraica di Hannukah e Ross si traveste da Armadillo. Però nel fumetto c’era di più. Molto di più! Come c’è di più in Strappare Lungo i Bordi, la serie d’animazione che Netflix ha prodotto insieme a Zerocalcare, il prodotto italiano più visto sulla piattaforma di streaming. Questo vuole dire prima di tutto una cosa: RESPECT!

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Intervallo: Questo è un pezzo politico

Esatto. Non è un pezzo come gli altri che troverete su questo blog. Non vuol dire che non sia bello, anzi! Francamente lo considero uno dei più belli che ho scritto. Come sempre è diverso da quello che esce sulle pagine del Quotidiano del Sud, non è mai la copia. E’ politico nel senso di passione e di linea di pensiero e condotta di vita. E’ politico perché io, come persona e in seconda battuta, ma non di meno, come professionista, sono esausto e disgustato da questa pletora di “vip in disarmo” che non fanno altro che urlare e lamentarsi per poter godere di un’ospitata tv. Esausto di chi decontestualizza quello che dice una persona e provoca pericolose strisce d’odio – e questa è una cosa che un noto giornalista ha fatto con una mia amica affetta da problemi di salute simili ai miei. Stanco di chi non vede l’ora che ci sia un’altra “moda” o “fenomeno” – perché per loro sono questo – da trasformare in occasione di visibilità. Esausto di chi ancora usa concetti per analizzare la realtà figli della modernità, che è finita da parecchio e quando gli parlo di pensatori contemporanei ti guardano come fossero Il Marchese del Grillo che di che “Io so’ Io…” ecc. Davvero credete che parlare male di qualcosa potrà farvi crescere o arricchire? E quanto? Un anno? Un mese? Un giorno? E poi?

E ora mettiamoci a tu per tu con l’Armadillo

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Detto forte e chiaro in inglese come vuole lo street style. Pronunciato con fermezza a chi dice che è troppo romano o che è troppo stupido – cose dette da un noto simil-giornalista televisivo “riccetto” e da una giornalista-influencer dei social che ha basato il suo successo sull’insultare gli altri per farsi odiare ed insultare. Rispetto per chi ha raccontato con il suoi disegni il G8 di Genova e, soprattutto, che ha fatto un meraviglioso reportage a fumetti, “Kobane Calling”, arrivando proprio a pochi chilometri da Kobane, confine fra Siria e Turchia, dove il popolo curdo lottava per la sopravvivenza, mentre altri “soloni” fra giornalisti e cattedratici sentenziavano di politica estera dalle loro case calde. Rispetto per chi è riuscito con un cartone animato a fare incazzare la Turchia di Erdogan perché mostra il simbolo del PKK, il partito curdo, mentre tavole rotonde e meeting internazionali non riescono a scalfire la cuticola di un’unghia di un regime che definire autoritario è un complimento. E rispetto per chi è riuscito a far uscire Roma da quella dimensione ossessiva da cartolina, di chi dice “è bellissima” dopo una passeggiata in centro ed un giro di giostra di movida ogni tanto e conoscete solamente una nanoparticella di una conurbazione che non è più una città – non me lo invento io ma è la tesi delle punte più avanzate dell’antropologia urbanistica – ma un insieme di sette “città” con oltre cinque milioni di abitanti (lasciate stare i censimenti ufficiali) su un territorio metropolitano che in Europa è secondo solo a Londra. A chi dice che Zerocalcare è ignorante ricordo che l’artista nato a Cortona, cresciuto in Francia, e poi trasferitosi a Roma, ha frequentato il liceo francese Chateaubriand, uno dei più esclusivi della capitale. Oggi vive nel quartiere di Rebibbia dove ha realizzato uno splendido murale di oltre 40 metri. Io vado fiero della romanità espressa da Zerocalcare, che riconosco perché fa parte anche della mia identità di romano, dove c’è una Roma finalmente sdoganata dalla diarchia dittatoriale e storica di Sordi e Verdone. Non ho nulla contro i due attori/registi, ma non è accettabile che si rimanga inchiodati ad un immaginario che ha avuto molto altro, fra cui il determinante contributo di uno dei più grandi poeti del novecento, Pier Paolo Pasolini. Una Roma, un’Italia, un mondo che vede Sense 8, che si veste da Cosplayer per l’uscita di Evangelion – mitico anime – e che non è solo quella ritratta dai media tradizionali che dipingono come ossessionata dal GF. Zerocalcare punta a raccontare frammenti di complessità.

Da Zero a Tre (volte POP)

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Prima di tutto usciamo da questa falsa polemica sul dialetto romano. Come ha ricordato e sottolineato la storica ed amica Galatea Vaglio il romano o romanesco come dialetto non esiste! Le influenze delle genti del Regno di Napoli, poi dei Medici e di tante altri popolazioni – tutte le strade portano a Roma non è stato inventato da Netflix – sono sfociato in una cadenza, un vocabolario, un frasario. Da ragazzino ricordo che girando per i mercati rionali era molto comune incontrare signore e “bancaroli” che parlavano tranquillamente usando espressione partenopee. Zerocalcare è un nodo, una fermata della mappa vera di Roma e del mondo oggi. In Strappare Lungo i Bordi si vede il viaggio in metro B. Un nodo della Roma chiamata a torto ormai alternativa, perché nella complessità non c’è più un’identità standard.Tutta la contemporaneità è stata investita dalla globalizzazione, dei suoi eccessi e delle sue opportunità, mangiando sushi e falafel di fronte ad un Kallax Ikea. Senza mai chiudersi e comprendendo la vera lezione di Bauman sull’identità liquida, che non è un rimpianto continuo, visto che poi è proprio la post-globalizzazione che permette di riscoprire e reinventare le proprie “radici” in una nuova dimensione. Zerocalcare è pop. Pop? Si pop. POP-Olare, POP-Orale e POP-Ilare. Riesce a far parlare le emozioni con batture folgoranti, collegamenti, idee, personaggio – “Si vengo, ma dopo, co’ coso. Cor cazzo” è già il nuovo “maccheroni mai provocato”. Ci sono le tante idiosincrasie ed incertezze che vivono le generazioni dalla X alla Z, come vengono indicate, cioè quelle dalla seconda metà degli anni ’70, nell’affrontare la complessità del contemporaneo. Già si chiede la seconda stagione, mi unisco al coro, perché davvero qui c’è una voce che riesce a dipingere coi suoi “disegnetti” una parte dell’affresco che è questo mondo senza dover ricorrere a strumenti sorpassati e a pregiudizi vecchi, come il povero Umberto Eco, sempre malcitato, che ormai sta per uscire dalla tomba per una versione intellettuale di Walking Dead e dire “m’avete rotto i cojoni a forza de citamme! Ma non c’avete na vita?!?!” Questo è strappare lungo i bordi. Il tentativo, riuscito, di raccontare come siamo tanti singoli fili d’erba d’un prato. Insieme.

Aggiunta: Ma quanto fa paura questo ragazzo che vive a Rebibbia? Quanta invidia ha scatenato con uso dell’italiano pop e da strada come non si vedevano da Troisi, come dice il mio amico professor Peppe Sommario e con cui sono d’accordo? Invidia? Forse. Sicuramente un’altra cosa: Paura. Paura di doversi confrontare con nuovi modi di raccontarsi e confrontarsi.
Anche il Marchese del Grillo alla fine s’è arreso.

Da Rebibbia Quarantine a Daria

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Se ti è piaciuta Strappare Lungo i Bordi ho qualche consiglio. Il primo è Daria, sitcom d’animazione di Mtv di fine anni ’90 partita come spin-off di Beavis&Butthead ma nettamente superiore. C’è tutta la difficoltà di crescere unita ad una fortissima ironia. Fleabag, serie tv di successo BBC e Amazon Studios. Trasmessa per la prima volta nel 2016 e ambientata a Londra, Fleabag racconta la storia di una giovane donna con vita problematica, difficoltà economiche e famiglia disfunzionale. Rebibbia Quarantine by Zerocalcare, prima serie dal fumettista creata durante il lockdown dell’anno scorso e ora disponibile su YouTube. Lo show, fatto di 9 corti animati, racconta in modo molto semplice la quotidianità di milioni di italiani costretti a isolarsi nelle proprie case per sconfiggere un virus che ha cambiato per sempre la nostra vita.