The Strain: finalmente i vampiri veri!

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Ingredienti per una serie tv di successo: un’ottimo produttore (FX, quelli Sons of Anarchy, The Bridge e Fargo), un ottimo ideatore (Guillermo Del Toro, quello di Pacific Rim e Il Labiriinto del Fauno), un ottimo scrittore (Chuck Hogan) e degli elementi forti come vampiri e nazisti. Ma bastano? A vedere il primo episodio di The Strain pare proprio di si, una nuova serie su vampiri assolutamente lontani da fighetti new romantic alla Pattinson di Twilight o alla True Blood. Facciamo un passo indietro.
Nel 2005 Chuck Hogan diventa famoso con un libro, Il Principe dei ladri, che vince il Premio Hammett e viene definito da Stephen King uno dei migliori dieci romanzi dell’anno. Mica male. Libro che nel 2010 diventerà un film, un bel film, grazie a Ben Affleck col titolo di The Town. Già prima la fama acquisita avevo permesso l’incontro fra Hogan e Del Toro, che decidono di mettersi a scrivere insieme – non sappiamo in che cosa di altro si cimenterà in futuro, forse anche un programma di cucina! Nel 2010 esce The Strain – La Progenie, seguiti da La Caduta e La Notte Eterna, entrambi del 2011.
Da qui nasce la serie tv, 13 episodi per questa stagione, che sarà protagonista nel periodo estivo. Siamo a New York dove è atterrato un aereo, che non dà segni di trasmissione, né alla torre di controllo né un misero sms da qualcuno dei passeggeri per dire alla moglie “sono arrivato”. Arriva il CDC, l’autorità americana che si occupa dell’emergenze sanitarie, che in casi di epidemia ha più poteri del presidente stesso. Il dottor Goodweather è al comando e quando sale sull’aereo trova oltre 200 passeggeri. Morti. Tutti  tranne quattro. Dei sopravvissuti. Di cui si vuole occupare un eccentrico anziano, una sorta di Van Helsing dei nostri tempi, che compra argento e sembra sapere davvero tanto sulla questione e sui passeggeri dell’aereo proveniente da Berlino. Come da Berlino, o dalla Germania, sembrano arrivare due anziani signori, che vivono in un grattacielo tecnologico, e che sembrano vedere l’alba di un nuovo tempo, un mondo dove la purezza sia dominante. La purezza e l’amore. Ma l’amore sembra avere molte forme, come i vampiri, che qui sono dei mostri con una sorta di bocca all’Alien che prosciuga il sangue, oppure dei microorganismi che arrivano diretti al cuore e in un certo senso lo contaminano fino a renderlo indipendente.

Del Toro fa un viaggio nel mondo dei vampiri tentando di fargli recuperare  molto degli aspetti originale, mescolandolo con il thriller scientifico, la storia e la fantapolitica. Che poi questo sia trash, come dice una recensione di Wired, è tutto da dimostrare, anzi è davvero poco interessante, perché significa non capira il sistema dei generi né, tanto meno, la letteratura popolare. Il pilota è piaciuto molto, sia al pubblico e alla critica, cosa che succede ogni volta che Del Toro lavora su qualcosa, fra l’altro ha girato anche il pilota. Lo seguiremo e sicuramente ne parleremo ancora.

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