Narco 3: Pablo non c’è e va bene lo stesso

Narcos3

Oltre Pablo

Quelli che vedete nella foto sopra sono i protagonisti di Narcos 3, la serie prodotta da Netflix che racconta la storia del narcotraffico colombiano. Avete capito bene, si tratta di cocaina. Escobar è morto, adesso comanda il Cartello di Cali, che ha quasi il monopolio del traffico internazionale. Si sente la mancanza di Escobar? In parte, si sente la mancanza di un attore come Wagner Moura, scoperto proprio grazie alle prime due stagioni di Narcos, però Narcos 3 è una grande serie, anzi continua il grande racconto criminale delle altre stagioni. Poi alla scrittura c’è un grande della serialità come Chris Brancato.

Ho scelto questa scena perché sottolinea al meglio la diversità di questa stagione rispetto alle altre. Ci avviamo al finale e il cartello di Cali che sferra il suo attacco al cartello di Norte del Valle, due belle ragazze su una moto distraggono gli uomini di guardia e li fanno fuori senza esitazione. Inoltre Pacho, il trafficante dichiaratamente omosessuale guida l’attacco e fa fuori la signora Salazar. Quanti luoghi vengono rovesciati solo con questa sequenza? Parecchi, cose che ricorrono anche nell’ultima stagione di Gomorra. Manca anche l’altro americano, quello biondo della DEA, è rimasto solo il cileno Pedro Pascal e si vede che fa fatica anche perché quello che risulta è quanto il potere politico sia legato ai trafficanti. Eppure non solo regge, ma alla fine questa stagione resterà fra le migliori esposizioni sul narco-traffico mai viste in tv.

Gli elementi principali del cartello sono quattro, due addirittura sono fratelli e governano il cartello senza difficoltà, stanno concordando una resa con lo stato colombiano, così con pene leggere potranno godersi i loro soldi, che sono davvero tanti. La DEA ci mette lo zampino e l’arresto di Gilberto Rodriguez Orejuela scompagina tutti i piani inerenti, non solo la resa, perché si tratta di verificare chi è più forte fra lo stato e i criminali, quando in realtà non siano collusi e complici. La complessità dei legami fra i cartelli e ben resa in questa stagione, che a mio avviso è superiore alla seconda, l’epilogo di Pablo Escobar, anche per la grande varietà dei personaggi, non solo per le donne, ma per dei comprimari come il contabile Pallomari, ben interpretato da Javier Camara, che ha una lunga fila di Goya, premio per il cinema spagnolo.

Pare ci sarà una quarta stagione, non sappiamo se ci sarà Javier Pena, proprio Pedro Pascal, anche se sembra che l’azione si sposti in Messico. Certo va ricordato come quei territori sudamericani siano stati preda delle ambizioni delle mafie nostrane, cosanostra e ‘ndragheta calabrese in primis. Ci auguriamo che anche per la prossima stagione ci sarà la stessa cura e lo stesso bilanciamento nella scrittura, tanto che alla fine se le puntate fossero state  e non  nessuno avrebbe avuto obiezioni.

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