Lolita e le altre

Mentre sto pubblicando quest’articolo sul blog ho appena letto che Non è la D’Urso chiude in anticipo. La solidarietà del segretario dem Zingaretti – magari è stata pure un boomerang – per un programma una volta considerato imbattibile ma che da parecchi mesi non vinceva mai l’appuntamento con gli ascolti. Non c’è nessuna manovra politica dietro la chiusura anticipata della D’Urso, ma c’è ben altro. In questo post parlo di alcune serie tv con protagoniste delle donne del sud di una nuova generazione dal punto di vista narrativo della fiction di Raiuno. Sembra quasi che qualcuno abbia capito che raccontare storie diverse può essere vincente. Soprattutto che raccontare le donne in una maniera diversa che non sia quella di essere oggetto di desiderio maschile o di decorazione possa essere vincente. Di certo non Canale 5. Buona Lettura.

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Lo sguardo di Ricciardi su Raiuno

Nonostante quello che possano dire alcuni siti di gossip che parlano solamente di reality e talk show che durano 4 ore, è la serialità televisiva che sta vincendo la partita degli ascolti. Addirittura certi talk show devono durare molto per “spalmarsi” su vari slot di tempo ed avere così uno share più alto. Se poi si vedono i dati assoluti, cioè quanti telespettatori c’erano davvero si vede davvero un dato parecchio ridicolo. La “fiction” sta vincendo con produzioni che si basano sempre di più su romanzi italiani. Montalbano non è stato il primo ma sicuramente è stato negli ultimi anni il fenomeno che sta trainando questa tendenza. E’ arrivato il momento di Ricciardi, la creatura più famoso di uno dei nostri scrittori migliori Maurizio De Giovanni. Buona Lettura.

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Raccontare scienza e cultura nel mondo delle nicchie di consumo.

La pandemia ha fatto emergere molti problemi e questioni legati non solo alla sfera del mondo sanitario ma anche in tutto il nostro modo di vivere. Ne esiste uno molto importante legato alla narrazione e allo storytelling della scienza e della cultura. Sicuramente non è il problema principale, ma è una questione che investe il modello di comunicazione del nostro mondo cosa che non è affatto secondaria. Sono ormai circa 25 anni che la società di massa ha accelerato la sua parabola discendente trasformandosi in una società dei frammenti e delle nicchie. Gli stessi studi sul consumi lo provano. Le grandi cerimonie dei media appartengono ad un passato recente e la pandemia sta modificando non solo la fruizione degli eventi (concerti, eventi sportivi, teatro, ecc) ma impone di ripensarli completamente. Continue reading “Raccontare scienza e cultura nel mondo delle nicchie di consumo.”

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I Promessi Sposi e la Rai: questo matrimonio s’è fatto!

C’è un rapporto molto complesso fra il romanzo di Alessandro Manzoni e gli italiani. I Promessi Sposi sono un romanzo importante per la scuola e non solo, visto infatti che è il più letto in lingua italiana. Importante soprattutto per la lingua italiana visto che il Manzoni – a chiamarlo così mi sento un professore – andò a “scacquar i panni in Arno” per completare l’opera. Naturalmente non poteva mancare l’adattamento televisivo. Meglio, gli adattamenti. Se ne contano ben tre, includendo anche quello parodistico realizzato nel 1990 dal trio della scomparsa, ma sempre straordinaria, Anna Marchesini, insieme a Massimo Lopez e Tullio Solenghi.

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L’Odissea: 1968, la Rai, i kolossal ed Omero

C’è stato un tempo prima delle serie tv, prima di quell’odiosa parola usata solo in questo paese che solo a sentirla fa sanguinare le orecchie, intendo “fiction”, (come se tutto quello che viene prodotto per le sale sia “cinema verità”!) un tempo prima ancora di quell’altro neologismo ingenuo coniato dai boomers, cioè la parola “telefilm”, un tempo in cui la televisione era solo quella di Stato, neanche RaiUno, ma il Primo Canale e via così. Era il tempo degli Sceneggiati. Un tempo dove a fare la televisione si cimentavano gli intellettuali. Non parlo degli Sgarbi e dei Fusaro e di altri filosofi d’accatto e di critici trasportati in condizioni critiche, ma di gente come De Filippo, Zavattini e poeti come Giuseppe Ungaretti. Lo so che non ci credete, ma era così. C’era il servizio pubblico e c’era proprio un modo diverso di fare tv per un mondo diverso!

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