Zero Zero Zero: la droga corre come i virus

Zero, Zero, Zero: La droga è un virus, oppure il virus è una droga?

Ogni tempo, ogni luogo, ha un suo tempo ed una sua velocità. Lo stiamo imparando molto bene in questo periodo in cui il Covid-19, il coronavirus del momento che sta colpendo il mondo, e ci sta dando una nuova dimensione del tempo e dello spazio. Perchè il virus non conosce muri, né frontiere. C’è un’altra cosa che non conosce frontiere e muri: la droga. Nonostante i dati più recenti dimostrino che in Italia non esiste un’emergenza criminale – l’Istat registra oltre 500.000 crimini in meno negli ultimi cinque anni rispetto al quinquennio precedente – c’è invece un’emergenza che riguarda il consumo delle droghe sempre più alto. L’età del consumo, inoltre, si abbassa sempre di più. Recentemente mi è capitato di leggere un dossier che parla di bambini di otto anni che iniziano a sniffare colla per poi passare a cocaina e pasticche. Si, parliamo di bambini. Se vi chiedete dove trovano i soldi allora siete rimasti ad un’immagine molto vecchia della cocaina come droga dei ricchi, mentre oggi è un prodotto di basso livello sempre più economico, riempito di additivi chimici che la rendono ancora più pericolosa per i consumatori. Un’espansione che avviene in un regime di totale proibizionismo delle droghe. Questa introduzione è necessaria per parlare di Zero, Zero, Zero la serie tv in onda su Sky, una grande coproduzione internazionale, fra cui l’Italia ha un posto di primo piano, tratta dal libro-inchiesta di Roberto Saviano. Un prodotto narrativo fortemente ambizioso, che racconta una consistente parte dell’economia criminale del mondo, molto diverso da Gomorra, che nasceva anch’essa da un libro di Saviano, e da Suburra, che avevano  dimensioni più metropolitane e legata alla criminalità di un contesto geografico chiaramente più definito. Qui il campo da gioco è il mondo intero e gli steccati ed i confini sono saltati. Sono i soldi a parlare in ogni settore sociale, in ogni lingua, in ogni paese. Continua a leggere

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Narco 3: Pablo non c’è e va bene lo stesso

Narcos3

Oltre Pablo

Quelli che vedete nella foto sopra sono i protagonisti di Narcos 3, la serie prodotta da Netflix che racconta la storia del narcotraffico colombiano. Avete capito bene, si tratta di cocaina. Escobar è morto, adesso comanda il Cartello di Cali, che ha quasi il monopolio del traffico internazionale. Si sente la mancanza di Escobar? In parte, si sente la mancanza di un attore come Wagner Moura, scoperto proprio grazie alle prime due stagioni di Narcos, però Narcos 3 è una grande serie, anzi continua il grande racconto criminale delle altre stagioni. Poi alla scrittura c’è un grande della serialità come Chris Brancato. Continua a leggere

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Narcos: Pablo è morto, ma Narcos no

Ha ancora senso Narcos senza Pablo Escobar? Quanto è importante raccontare la lotta al cartello della droga e ai suoi uomini di tempo dopo che il capo è stato ucciso? Conta eccome, soprattutto perché bisogna cambiare la strategia narrativa per farlo.
Wagner Maura non c’è più, però già il primo episodio della terza stagione di Narcos mostra quanto ancora ci sia da raccontare sulle vicissitudini colombiane e la droga. Non ho avuto dubbi se iniziare a guardare la nuova stagione, le precedenti erano state buone, non solo per Wagner Maura, ma lui era la migliore. Non solo per Netflix. Continua a leggere

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Narcos: la ballata triste di Pablo

%image_alt%Netflix ha voluto scrivere la parola fine a Narcos? Non ne sono sicuro, ma sicuramente ha chiuso la sua esegesi della caccia al narcotrafficante più famoso del mondo, nonché il criminale più ricco della storia – almeno per quanto ne sappiamo. Pablo Escobar aveva un patrimonio stimato intorno ai 30 miliardi di dollari ed è morto nel 1993, una cifra colossale. La seconda stagione si apre con l’assedio alla sua prigione personale, La Cathedral, dove alla fine riesce a sfuggire a una caccia all’uomo che coinvolse 4000 agenti delle forze colombiane più la DEA (Drug Enforcement Administration), l’agenzia antidroga degli USA. Wagner Moura stavolta è ancora più bravo che nella prima stagione, come lo è Chris Brancato, capo degli sceneggiatori. Se stavolta a Wagner Maura non viene dato non dico l’Emmy, ma almeno la nomination per la migliore interpretazione, sappiamo che è tutto un trucco.
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