Le legioni d’imbecilli e l’Infodemia

E ci risiamo! Siamo di nuovo alle Legioni di imbecilli che pare siano creati dai social come fossimo dentro un videogioco RPG. Se Umberto Eco fosse vivo – magari – per tutte le volte che è stato nominato per questa sentenza gli sarebbero scoppiate le orecchie e sarebbe diventato l’uomo più ricco del sistema solare per i diritti d’autore da versargli!  Intanto la comunicazione politica, soprattutto quella degli uomini politici, dei rappresentanti dei rappresentati è arrivata davvero ai  minimi termini. Si naviga in un mare di frasi fatti e slogan senza un minimo di costrutto che sembrano venir fuori dai peggiori imbonitori di mountain bike con cambio a 30 rapporti del millennio scorso! Ultima quella che ha visto protagonista alcune sere fa l’ex ministro Bellanova  scatenando proteste da molti utenti di Twitter.

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“La mia droga si chiama Fake News”

Welcome to ParanoidLand

Il titolo del foglietto di oggi in questa nuova domenica di lockdown da CoVid 19 è la parafrasi di Truffaut del 1969 con Jean-Paul Belmondo. Purtroppo però le fake news diventano un problema sempre più serio e sempre più diffuso.
Ieri siamo passati prima per la Palombelli che ipotizzava che la forte diffusione del coronavirus e la seguente mortalità fosse dovuto al carattere operoso e ligio al lavoro dei lombardi, praticamente sottintendendo che i “terroni” e “cafoni” del meridione sono salvi! Razzismo da pandemia. Poi ieri sera il prof. Cottarelli ed altri illustri economisti hanno dovuto smentire un’altra bufala davvero pericolosa: quella che se l’Italia avesse ottenuto dilazioni e prestiti dal MES (Meccanismo Economico di Stabilità) allora Francia e Germania potevano fare un prelievo forzoso direttamente dai conti bancari degli italiani. FALSO FALSO FALSO! Eppure è circolata. Continue reading ““La mia droga si chiama Fake News””

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Scrittura collettiva: passato o futuro?

Recentemente ho realizzato una lunga recensione sul nuovo libro di Lou Palanca, Ti Ho vista che ridevi, per il Quotidiano del Sud e mi sono ritrovato di fronte al fenomeno della scrittura collettiva. Se parliamo di gruppi come Wu Ming e i calabresi Lou Palanca siamo di fronte a romanzi di ottima fattura, al di là dell’argomento stesso, però bisognerà riflettere sul futuro dell'”editoria digitale”, come spesso viene indicata la scrittura collettiva. C’è chi addirittura ne ha fatto un metodo. Ma è davvero il futuro? O il passato? Banalmente direi che è il presente. Continue reading “Scrittura collettiva: passato o futuro?”

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