Se queste son 5stelle…

Se queste son 5stelle...

Dal tumblr di Dario Di Vico, giornalista del Corriere della Sera, prendo questa lettera di cittadina di Parma, elettrice del sindaco Pizzarotti e del m5s. Molto interessante.

Lettera da Parma/ La verità sul quoziente familiare e le scelte di Pizzarotti
Pizzarotti ci ha mentito. A mentito a me, e a mentito a Grillo, in data 3 Febbraio sotto il palco di Parma al termine del suo intervento. Sono uno di quei genitori che quella sera si è presentato in piazza con il passeggino vuoto. Ho seguito on-line il consiglio comunale di ieri e sono profondamente amareggiata da quanto lì emerso
1) Non è vero che ad essere colpite dagli aumenti sono le famiglie più ricche. L’abolizione del Quoziente Parma confermata ieri in consiglio comunale, ha aumentato le rette di TUTTI, anche delle famiglie con ISEE di 6560 euro, con aumento maggiore quanto maggiore è il numero dei figli. E questa non è una mia supposizione, lo confermano i dati, dati che ci sono stati consegnati direttamente dalla vicesindaco Paci. A titolo di esempio le faccio il mio caso personale, ampiamente documentabile: 5 figli, ISEE 20100, aumento della retta del nido per la più piccola a gennaio: 73%.
2) Ieri in consiglio comunale è stato ampiamente detto che il quoziente Parma era iniquo, perché l’importo in denaro che veniva scontato sulla retta alle famiglie più povere era minore dell’importo in denaro scontato alle famiglie più ricche. Già questa affermazione è discutibile perché non tiene conto della proporzionalità (la retta degli ISSE più alti è ovviamente più alta e rimane ampiamente più alta pur avendo uno sconto quantitativamente maggiore). Ma diamola pure per vera e fondata. Cos’hanno fatto Pizzarotti e la sua giunta per rendere la situazione più equa? Hanno tolto il beneficio a TUTTI. Hanno tolto anche alle famiglie più povere. Questa è l’equità? E cos’hanno proposto in alternativa? NULLA. Meglio, ci hanno detto: studieremo una soluzione più giusta e più equa. Lo dicano a chi ha già tolto i bimbi dal nido adesso.
3) Un’alta bugia detta ieri in consiglio comunale: aumenteranno le rette il prossimo anno solo per ISEE superiori a 32000 al nido e 36000 euro alla materna. Sul nido, pur avendo richiesto maggiori dati, sappiamo dal bando, in effetti, soltanto che sopra i 32000 euro si pagheranno 650 euro al mese (1300 per 2 figli), che chi ha ISEE 32000 pagherà 542 euro, chi ha ISEE fino a 6360,17 pagerà 55 euro. In mezzo nulla ancora è dato sapere. Per le materne, invece, è chiaro che gli aumenti partono da ISEE 20.000 euro (ISEE da ricchi no?)
4) Infine l’ultima bugia di Pizzarotti, la più grossa: domenica sotto il palco ha detto a me e a Grillo che non si poteva fare altro: a causa del debito non ci sono i soldi, non c’era alternativa. Bene, l’assessore Capelli, il giorno dopo, dice che gli aumenti non c’entrano col debito. E finalmente durante il consiglio comunale di ieri esce dalla bocca della dr.ssa Laura Rossi la verità sui motivi che hanno portato all’aumento in corso d’anno delle rette attraverso l’abolizione del QP. E’ stata una scelta politica, perché i soldi si potevano trovare e non si è voluto farlo. Riporto stralci delle parole della Rossi come riferite sulla stampa:
“Finisce qua, questo strumento ha dietro una strumentalizzazione ideologica e politica perché le famiglie veramente in difficoltà non sanno che farsene del Quoziente Parma. …Stiamo parlando di uno strumento politico che fa comodo al centro destra e alla fondazione Forum. “.
Riporto ancora affermazioni della Rossi questa volta dette prima del consiglio comunale in modo a mio parere poco rispettoso del consiglio stesso : “in merito alla protesta di circa una decina di persone a margine dello Tsunami tour di Beppe Grillo… Sul Qp c’è una polemica strumentale e meramente elettorale. E’ un cavallo di battaglia usato da alcuni partiti per far passare questo strumento come aiuto alle famiglie bisognose. In realtà il Qp non è utile a questo scopo e anzi il suo costo peserebbe su chi realmente necessita di una mano”.
Nulla di più lontano dalla realtà. Mentre parlava, mi venivano in mente le riunioni del comitato famiglie parma di cui faccio parte, nato solo i 26 gennaio e che conta già 200 famiglie aderenti (quindi almeno 400 persone), le mail che ci scambiamo giornalmente. Ciò che mi passava per la mente era: di cosa sta parlando? MAI, ripeto, MAI tra di noi si è parlato di partiti. Non ho idea di che cosa hanno votato e/o voteranno quelle famiglie e non interessa a nessuno di noi. Anzi, mi correggo, a volte è capitato che qualcuno dicesse: “ho votato Pizzarotti e non è detto che non voti 5 stelle alle politiche”. Il QP non è per noi uno strumento politico, ma ci aiutava concretamente. PUNTO. Ci è stato tolto in corso d’anno e ora molti di noi sono in difficoltà. PUNTO. I figli sono un valore oggettivo, per tutti, che una buona amministrazione dovrebbe riconoscere anche dal punto di vista economico, questo ci unisce, nient’altro e tantomeno l’appartenenza politica. L’amministrazione Pizzarotti, in questo caso, sta facendo il contrario di quel che Grillo dice sui palchi dello Tsunami Tour. Lascia indietro le famiglie con figli, quando si dice che nessuno dovrebbe essere lasciato indietro.
Cordiali saluti
Giuliana Marcon

Dario Di Vico

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The Following – L’horror è il nuovo trend per Twitter?

Ieri sera su Sky sono andate in onda le prime due puntate di The Following, nuovo serial Usa targato Fox. C’è la quasi contemporaneità fra noi e loro, visto che ieri è andato in onda il secondo episodio sottotitolato e in Usa sono già al terzo, un esperimento che ha Sky ha già rodato in varie occasione e che piace agli amanti delle serie tv.

Forse dovrei scriverne su moviecamp, dove abitualmente discuto di cinema e televisione, ma qui ci sono degli elementi che riguardano di più il mondo social sui quali per ora vorrei soffermarmi. Diciamo che a capo dell’operazione c’è Kevin Williamson, uno pratico sia del mondo dell’Horror, la saga di Scream e altro, che della tv, ha scritto Dawson’s Creek e The Vampire Diaries. Protagonista è Kevin Bacon, che per sua fortuna non è rimasto solo nel ricordo di Footloose, ma è diventato un grande attore.

Il titolo è scelto bene, richiama subito il mondo di Twitter per tutti, anglofoni e non, anche se la traduzione migliore è sicuramente seguace. Si tratta di Serial Killer, si parla di una setta di serial killer, costituita intorno ad uno scrittore gotico, in prigione, che vede nell’omicidio un’espressione artistica, seguendo le ispirazione dei racconti di Edgar Allan Poe. Eppure il modello che sottende questa community è evidente che sia quello di Following/Follower. C’è anche la maschera di Poe, che spunta nel secondo episodio e mi sembra ben eleborata dalla stessa di Guy Fawkes, oramai celebre per esssere stata adottata come simbolo del movimento Occupy, molto dopo il film V for Vendetta. Ricordiamo che proprio Scream aveva reso famosa la smachera del fantasma assassino di Stabbed. Un elemento virale potente, soprattutto per la sua iconologia e semplicità simbolica.

Poi c’è Poe, che non è solo horror e mistero, ma è soprattutto il primo vero grande scrittore americano, nonostante abbia influenzato molto il mondo dell’immaginario moderno e contemporaneo. Fonte d’ispirazione per la factory cinematografica di Corman, ha visto un rilancio grazie al film del 2012, The Raven, interpretato da John Cusack. La cornice in questo caso eleva la trama sull’eroe anti-eroe più contemporaneo: cioè il serial killer. Qui c’è l’immaginario che si mescola con la cronaca, non ultimi sia i massacri americani che la campagna per la messa al bando delle armi automatiche. E’ ancora forte l’eco di James Holmes, lo psicotico che entrò alla prima de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, vestito da Bane, aprì il fuoco, uccise 24 persone e ne ferì 58. Tutto questo a Baltimora. C’è il tentativo di rivivere l’elemento del fantastico, dell’immaginario, nella propria vita reale, cercando, con conseguenze catastrofiche di abbattere la separazione fra il fisico e una dimensione onirico-narrativa. Questo meccanismo è alla base di The Following, dove il serial killer principale espone il suo progetto di creare una storia, dove il protagonista principale è il suo nemico, il Kevin Bacon agente dell’Fbi, anche lui scrittore, che ha avuto anche una breve storia dopo che il colpevole è finito in prigione. Tralascio, per ora, le implicazioni morale di un racconto del genere, anche se andranno sicuramente analizzate, però sicuramente qui siamo di fronte ad un meccanismo che ha un forte impatto sul mondo teen, visti anche i riferimenti al mondo di Twilight. Ci si dovrebbe chiedere perchè l’horror è il linguaggio usato per parlare a questo mondo?

 

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Disposofobia #Social, accumulare senza materia

Disposofobia #Social, accumulare senza materia

Comprare Follower, comprare Like su Facebook sono elementi di un fenomeno che chiamo Accumulazione Social, cioè aumentare i propri contatti per mostrare di essere persone di "successo". Sappiamo tutti che il fake è in realtà nel medio-lungo periodo controproducente, eppure il fenomeno non si riduce a questo, anzi è molto di più.

Benedict Anderson nel suo splendido libro Comunità Immaginate ci dona qualcosa che può essere utile in questo ragionamento, tenendo conto che non si tratta di un libro sulla rete, ma sui nazionalismi. Anderson ragiona sulla costruzione delle conscienze nazionali durante il colonialismo e indica tre istituzioni a simboleggiare tutto ciò: il censimento, la carta geografica, il museo. Queste tre plasmarono il modo in cui «lo Stato coloniale vedeva i suoi domini» e se stesso. Le categorie censitarie avevano un carattere esclusivamente razziale, le classificazioni erano chiare ed il più possibile complete, per evitare qualunque confusione con “gli altri”. Le mappe geografiche dal 1800 in poi non furono più solo la rappresentazione di qualcosa di visibile, ma anche di confini tra varie sovranità. I musei, dal canto loro, rappresentavano invece l’eterna presenza di un popolo in un luogo, contemporaneamente all’affermarsi del concetto di “giovinezza” storica del popolo stesso. Si riteneva di essere “etnicamente” discendenti di popoli percepiti non nella loro effettiva storicità, ma come “antenati” simili a noi. Da qui si creavano le "comunità immaginate". Ora dimentichiamo il periodo storico, dimentichiamo il razzismo – per fortuna – è fermiamoci sul fatto di radunare ed organizzare elementi per costruire un'identità.

Ogni giorno si fanno check-in su 4square, ci colleghiamo con altri, vecchi e nuovi amici, scattiamo foto e le condividiamo, diciamo i programmi tv e i film, con Miso e GetGlue, che vediamo, mostriamo anche i libri che leggiamo, fra Anobii e Goodreads mettiamo anche i cibi che mangiamo – per non parlare dei nostri bagni, che una volta erano il luogo eletto alla privacy. Ogni giorno sui social noi accumuliamo. Perchè? Stiamo cercando di costruire un'identità, sempre meno fittizia, ma forse più ingannevole, di noi stessi. Orfani dell'anonimato, oramai mero ricordo dei "bei tempi andati" del web libero, costruiamo un'immagine migliore di noi, o meglio di un simulacro up to date da mostrare al resto degli altri. Altrimenti perchè io dovrei mettere intere liste dei libri che leggo o degli altri consumi più o meno culturali? Dovrebbe interessare agli altri? Se guardiamo bene le percentuali di discussioni e conversazioni che nascono da ciò si tratta di pochi decimali, di "presenze", spesso legate a fenomeni di moda, cito per esempio i libri nella top ten, stessa cosa vale per alcuni giornali ed altre lunghe liste. Alcuni vi diranno che lo fanno per dare consigli. In rete trovi tutte le informazioni che cerchi, poi non è proprio vero, ma francamente se devo comprare un libro, posso davvero leggere centinaia di recensioni di chiunque l'abbia letto? Nessuno ha così tanto tempo. Quindi o ne discuti con un amico che l'ha letto, davvero, anche in rete, ma qualcuno che conosci sul serio, oppure hai trovato un blogger di cui ti fidi. Altrimenti guardi distrattamente quante stelle gli hanno dato quelle centinaia di lettori. Vi sembra un sistema affidabile? Rischiate di trovarvi fra le mani il nuovo Moccia! Contenti voi.

Siamo di fronte alla Disposofobia Social, la famosa sindrome di accumulazione o accaparramento, che vede le abitazioni riempirsi fino a scoppiare di non sa bene cosa, dalla cartaccia al soprammobile, tutto a riempire, tutto a colmare un vuoto. Un fortissimo disturbo sempre della categoria ossessivo-compulsiva, per poi comprare dei mobili Ikea da riempire. Non è uno scherzo se si veda come la rete si vada riempiendo e come addirittura si inizi a parlare di Hosting Sostenibile, come sta facendo l'amico Giovanni Scrofani, perché neanche lì lo spazio può considerarsi infinito. Certo sono problemi di ordine diverso, ma si può forse negare che anche oggi, durante una crisi devastante, non esistano disordini psicologici legati ai consumi?

L'Accumulazione Social mira ad avere una versione smart di noi stessi ma non significa per forza essere noi stessi. Probabilmente vedremo persone che hanno letto decine di migliaia di pagine in un anno, con buona pace di Don Milani e tutto il movimento per un nuovo insegnamento, come se fossero arrivati ad un traguardo olimpico! Poi arrivano i dati che indicano che oltre un terzo degli italiani non riesce a comprendere il senso di un frase di un articolo di giornale. Non c'è neanche più bisogno di possedere l'oggetto, infatti si accumulano titoli, frasi rubate da Wikipedia, su questo concordo con il mio amico Maurizio Galluzzo: "Se trovi uno scritto su Facebook più lungo di 5 righe è quasi sicuramente copiato". Soprattutto quello che mi chiedo è lo scopo. In fondo alla fine a me che Gemma Rebel Trantinelli (nome inventato) abbia letto 1Q84 di Murakami e abbia visto Servizio Pubblico cosa m'importa? Però lei sta costruendo una identità. Perchè? Perchè tutto quello che aveva intorno oggi è deserto.

Dello smarrimento però ne parlerò più avanti. Se ci riuscirò.

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Melandri in a coma. It’s serious!

Melandri in a coma. It's serious!

Lo dico così, di pancia, senza pensarci, senza se e senza ma: a me la par condicio ha veramente rotto i coglioni. Punto e capo.
Come tutte quelle piccole foglie di fico che posticce che politici, funzionari, addetti, pubblici, privati, plenipotenziari, guru e molti altri usano per impedire il normale svolgimento di una vita.
A vederla la più triste campagna elettorale che io ricordi non sembra essere regolamentata da nulla. Poi arriva un film, un documentario, girata da Annalisa Piras, un'operazione realizzata con Bill Emmott, ex direttore dell'Economist. Il Maxxi, che aveva organizzato l'antemprima, ha deciso nella persona del suo massimo esponente Giovanna Melandri, di postcipare la proiezione perchè violerebbe la par-condicio. Si può invece vaticinare su abolizione pantagrueliche di tasse e balzelli ma non si può far vedere un documentario.
Censura? La puzza c'è, ma poi il film si vedrà. Il discorso è un altro. Primo, che ci sia sempre qualcuno che fa da tata a noi italiani, bimbi discoli e irresponsabili, che non hanno un cervello per decidere. Poi, che si crede che qualsiasi audiovisivo, di qualunque opinone, possa immediatamente provocare un cambiamento di pensiero così radicale, da arrivare persino al voto. Si chiamava Teoria Ipodermica, erano gli anni '40, per fortuna la teoria delle comunicazioni si è evoluta e oggi non ci sono fondamenti scientifici per questo assioma!
Io ancora fatico a capire perchè Giovanna Melandri sia in quella posizione, ma è un mio cruccio, son fatto così. Aggiungo che se protesto non è perchè sono un fan di Bill Emmott e di Annalisa Piras, ma credo che abbiano diretto al rispetto e alla voce in un posto così importante e bello, che ha restituito Roma all'Arte Contemporanea e viceversa.
Ma l'Italia non è paese di voci, visto anche il brutto sgombero poliziesco operato dal trevigiano Gentilini allo spazio ZTL-Wake up di Treviso, che continua in casadeibenicomuni, dove dei ragazzi hanno organizzato uno spazio culturale, facevano assemblee pubbliche con la gente della città, organizzavano percorsi, con la musica bassa che non si sentiva dalla strada, dove il parroco era riuscito a dire una messa all'aperto. Proprio il vescovo è stato forte contro la sgombero. Non che questo sia una garanzia, non ho legami con nessuna chiesa, ma decade il solito sillogismo antagonismo-droga-delinquenza. Invece si continua, si continua a impedire che frammenti di società civile s'incontrino e dialoghino, l'unica vera SCELTA CIVICA possibile, altro che cartelli elettorali!
Io prima di votare voglio vedere, ma non solo quel film, ma anche tutti gli altri.
Lo so, per alcuni sarà una colpa, ma son fatto così.

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Steve Buscemi, Nick Cave e Blixa Bargeld. Percorso.

Steve Buscemi, Nick Cave e Blixa Bargeld. Percorso.

Diana Krall ha fatto una canzone. Bella. Mettetela da una parte perchè parliamo del video di questa canzone, When The Curtain Comes Down, che vede Steve Buscemi come protagonista. Un grande protagonista che solo negli ultimi anni sta avendo il grande successo che merita, grazie alle tre stagioni interpretate in Boardwalk Empire – astenersi fan di Glee.
Il video è bellissimo per me, ha degli echi anni '80, con l'uso di truquerie alla Melies, col suo corpo, sempre dall'aria malaticcia, che riempie il palco, il sipario, ma godetevelo ora.

La canzone ricorda certe cose germaniche, ispiratrici, d'altronde la sig.ra Costello sicuramente ha sentito un disco meraviglioso come September Songs, splendida riedizione delle immortali canzoni di Kurt Weil, ricantate da artisti del calibro di Lou Reed, Costello, William S. Burroughs e Nick Cave. Proprio Nick Cave mi è venuto in mente mentre guardavo il video, proprio lui, il Re Inkiostro australiano, cantante, scrittore, sceneggiatore, artista completo, che nel 1990, col fido Blixa Bargeld, cantava The Weeping Song, su una barchetta sopra di un mare fatto con la plastica nera, sacchi d'immondizia, con dandy che venivano da una Berlino di stile.

C'è stata una Berlino. Anzi ce ne sono state tante. Come quello techno-riot degli Atari Teenage Riot, con le Love Parade. C'era quella di Bowie, Lou Reed e Iggy Pop, 70/80. C'era quella di Nick Cave, che era anche quella di Blixa Bargeld e dei suoi Einsturzende Naubaten, enorme gruppo post-industrial, dalle atmosfere diversissime. Ho avuto l'opportunità di ascoltarli dal vivo alcuni anni fa, nonostante gli anni, sono straordinari e non si risparmiano. Il percorso continua proprio con loro.

Lo so, è un piccolo percorso, saltato fuori da un giro neuronico partito da un link di Fb, però oltre ad essere musicale, condivide un'altra cosa: la povertà del mezzo video. Niente effetti speciali, ne grafica 3D, solo una narrazione ricca ma con pochi mezzi, eppure così fondamentalmente essenziale.

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