Winx: i pupazzetti magici sono cresciuti. E non si riconoscono

Una volta capitava che i ragazzi si vestissero come i personaggi cha amavano dal mondo dei fumetti, dei libri e della tv, o che giocassero con le loro imitazioni di plastica. Adesso il processo si sta invertendo. Solo la Lego, il gioco infinito, per dirla con un termine di Simon Sinek, guru dell’inspirational martketing, aveva tentato l’operazione, senza all’inizio risultati importanti. Invece le Fate – The Winx Saga sembra proprio che abbiamo fatto centro.

 

Merchandising

Uno dei motivi è che il pubblico di riferimento di queste “eroine” è cresciuto con loro da quando erano delle semplici fatine di plastica. Le creature ideate dall’italiano Iginio Straffi – Bloom, Stella, Aisha e le altre fate della dimensione magica – spopolano in più di 150 Paesi e hanno generato un franchise da far invidia ai supereroi americani della Marvel quanto ai protagonisti della Death Note, altro grande marchio giapponese, generando videogiochi, fumetti, spettacoli dal vivo musicali e su ghiaccio, merchandise e molto altro, un vero e proprio impero per far sognare le ragazzine.

Whitewashing

Adesso è arrivata Fate – The Winx Saga, serie per il target young adult che rompe gli stereotipi ma secondo gli osservatori c’entra molto poco con lo Winx Club originale. Vero è che Il debutto delle fatine italiane su Netflix, pur segnato dalle accuse di whitewashing, è un successo incredibile, però tra live-action e serie le differenze abbondano. A mio avviso bisogno rendersi conto che si tratta di un prodotto che ha nel merchandising la sua ragion d’essere, oltre che la partenza, e una narrazione che punterà all’espansione dei prodotti più nel mondo degli smartphone e dei videogame che in quello dei giocattoli.

Babysitting

Winx Saga non è per bambini come potevano pensare i genitori che hanno lasciato i loro pargoletti di fronte alla babysitter luminosa, bensì per gli over 14 anni. Le fate studentesse della scuola di magia Alfea sono le tipiche protagoniste di questo genere più maturo – si danno alle droghe ricreative, dicono le parolacce, fanno sesso e così via – ma i loro problemi sono gli stessi di tutte le teenager umane e magiche dell’universo: hanno conflitti con i genitori e gli insegnanti, litigano e fanno pace con gli amici, hanno relazioni sentimentali tumultuose e cercano se stesse e un posto nel mondo. La serie inizia con l’arrivo di Bloom, fata figlia di umani e cresciuta sulla Terra (in California), alla scuola di magia: qui è destinata a convivere con le sue simili – in particolare le “compagne di suite” Stella, Aisha, Terra e Musa – con gli Specialisti (i guerrieri) e gli insegnanti, tra questi il tosto istruttore Saul Silva, lo scienziato Harvey e la preside Dowling. A premere contro i confini dell’istituto, contenuti da una barriera magica, i Bruciati, mostri aggressivi e letali che tengono in uno stato di agitazione e allerta i cittadini dei vari mondi magici, in particolare Solaria, patria di Stella, di cui è principessa ed erede. Si evince anche un certo tentativo di aggiornamento di dinamiche del ciclo di Harry Potter, che puntava ad un pubblico molto più vario e  variegato, per una platea che poteva essere una volta quella di Dawson Creek, O.C. e altri esempi del genere.

Young Adult Community

A parte soggetto e personaggi, Winx Saga è molto diverso dal cartone animato: le longilinee fatine dalle ali glitterate hanno perso le ali – complice l’evoluzione della specie, spiega la preside Dowling – e pertanto non si trasformano. Tra le Winx protagoniste inoltre manca la fata delle tecnologia Tecna, mentre quella della Natura, Flora è stata sostituita da sua “cugina” Terra. Musa, fata della musica, è diventata l’empatica del gruppo e ha anche cambiato etnia. Fate è stata oggetto dei rumours e delle critiche della rete, cosa prevedibili viste che il target di riferimento è composto di netizen per diritto di nascita. Dai forum leggo che visivamente sono più simili alle Witch, i cloni delle Winx: Bloom somiglia troppo a Dorcas di Le terrificanti avventure di Sabrina (l’interprete, Abigail Cowen, è la stessa). Inoltre c’è l’accusa di whitewashing. Il termine indica una pratica dell’industria cinematografica in cui un attore caucasico ottiene il ruolo di un personaggio storicamente di un’altra etnia col fine di renderlo più appetibile al grande pubblico. Nel dopo Black Lives Matter la trasformazione operata sulle più esotiche Flora e Musa (Aisha, invece, resta una ragazza di colore) e in generale su tutto il corpo studentesco di Alfea, per la stragrande maggioranza bianco, non è piaciuta e possiamo anche capire il perché visto che c’è una cancel culture che ha costretto la Disney a vietare la visione degli Aristogatti ai minori di 7 anni per giudizi ambigui sulle minoranze etniche – non scherzo. Gli autori pare abbiamo voluto puntare sulla comunità Lgbt+ e le persone sovrappeso. Eh si, c’è una persona con qualche chilo di troppo. Come si dice in questi casi la toppa è peggio del buco.

La costruzione narrativa è lineare e tarda a decollare sfrutta un pò situazioni davvero già troppo viste e che ricordano altri prodotti come Supernatural o simili. Siamo molti lontani dalla narrazione di Motherland che punta allo stesso target, però riesce a coinvolgere  molto di più e piace anche altri tipi di spettatori. Certamente prepariamoci ad una seconda stagione, un videogame, un app, una linea di moda e di accessori.

 

Magia per Young Adult

Per noi del millennio scorso sicuramente è Buffy l’Ammazzavampiri la vera regina del sovrannaturale per young adult e anche qualcosa di più. Una giovine biondina si ritrova in un liceo californiamo nella cittadina di Sunnydale che si scopre essere la “bocca dell’inferno”. Buffy scopre il suo destino di cacciatrice e cresce come è cresciuto il suo pubblico, anche tutto le volte che è stato rimandato in tv, generando un vero e proprio cult.
Sabrina è il changeling di un prodotto molto interessante. Nata all’epoca di Buffy come sitcom sul mondo della magia è stata riproposta in una veste totalmente nuova qualche anno col titolo Le Terrificanti Avventure di Sabrina con toni più dark. Anche qui il target era young adult ma ha conquistato un pubblico più vasto. Chiuso dopo 4 stagioni fra le proteste del vasto pubblico.