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WestWorld: Umani, Post-Umani, Virus e Pandemie per la serie tv cult

CORONAVIRUS VS UMANITA’

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Rotocalchi tv dalle luci diffuse come apparizioni sacre di sagre da pascuni, vip in decadenza inguainati in plastiche corporali che fanno il conto alla rovescia per cedere, aspiranti, ormai da troppo, giornalisti ed opinionisti e molti altri sedicenti famosi, vip e similari, stanno approfittando dello scenario della pandemia del Covid-19 per schierarsi in una fantomatica guerra chiamata: CORONAVIRUS VS UMANITA’! Cercano la guerra e cercano un nemico. Lo vogliono assolutamente. Non funziona. Come non funziona l’idea che la fase due sia una sorta di nuovo Bacio all’Hotel de la Ville, la foto di Robert Doisneau che diventò l’icona della fine della seconda guerra mondiale.

Non è neanche lo stesso sport!
Westwordl Maeve

Alcuni vogliono un altro scontro anche nel panorama delle serie tv, visto che stanno andando in onda due titoli molto importanti: La Casa di Carta vs Westorld. Qui è diverso in teoria, perché ognuno può scegliere di vedere quello che vuole. In teoria. In pratica neanche qui c’è partita. Mettere nello stesso campo un prodotto discreto, ma anche , a mio avviso, sopravvalutato, contro una serie che indaga sul senso dell’identità e sulla natura contemporanea degli esseri umani, segnando un’altra tappa nel panorama delle narrazioni televisive di stampo intellettuale, è ingiusto. Non è neanche lo stesso sport! Naturalmente il telecomando poi è un oggetto terribilmente personale e al massimo la contesa fra i compagni di quarantena sarà il nuovo sport, il nuovo ring dell’intrattenimento! Meno male che la tecnologia ci ha messo a disposizione pc, tablet e smartphone per realizzare il nostro palinsesto transmediale, ormai anche zeppo di invettive contro istituzioni, scienziati, medici, organismi internazionali e chiunque tenti di occuparsi della collettività. “La più grande minaccia dell’umanità è se stessa” dice il personaggio di Serac, interpretato da Vincent Cassel in Westworld, un plutocrate il cui obiettivo non è la mera accumulazione del denaro, ma è la conoscenza, quella che riguarda un progetto segreto che va ben al di là del più grande e rivoluzionario parco a tema di realtà immersiva mai concepito – Westworld appunto – ma una mappatura completa e profonda dell’anatomia, della fisiologia e della psichiatria del cervello umano! (Vedete come siamo proprio in due discipline differenti rispetto all’allegra brigata spagnola).

“Sei libero e malvagio? O se uno schiavo impotente e privo di colpe?”

Nella stessa puntata William, l’uomo in nero delle stagioni precedenti, interpretato da Ed Harris, uno di quegli attori da serie A che ha una capacità di manovrare le caratteristiche di un personaggio e renderlo completamente proprio, affronta il fantasma della figlia morta, che lui ha stesso ha ucciso, che gli pone l’interrogativo fatidico sul suo essere: “Sei libero e malvagio? O se uno schiavo impotente e privo di colpe?”

Westworld è oggi una metafora della ricerca dell’essere umano verso un nuovo status della sua identità. Una serie che fin dagli esordi ha dovuto fare i conti con un catulliano rapporto di amore/odio con il pubblico, nonostante il plauso della critica. La visione distopica di un parco a tema popolato da androidi dotati di intelligenza artificiale (detti “hosts”), sui quali gli esseri umani potessero sfogare i propri istinti più primordiali senza alcuna conseguenza, faceva il paio con quella filosofica dello sviluppo cognitivo da parte degli hosts, che decidevano di non sottostare più alle barbarie dell’umano divertimento, per autodeterminarsi e conquistare così quel mondo reale da sempre negatogli. Fa quasi pensare che la pandemia sia una grande iniziativa promozionale dove noi esseri umani dobbiamo cominciare a capire che non solo non siamo soli in questo universo, ma non siamo soli in questo pianeta! Westworld e gli altri racconti di questo livello, volenti o nolenti, possono indicarci un nuovo modo di rapportarci ad organismi nuovi, come i virus o anche gli organismi sintetici come la Realtà Virtuale e l’Intelligenza Artificiale. Tentativi già intrapresi da molta fantascienza dalla serialità, ingenuamente in questa stagione Picard ed in quelle precedenti in maniera più pungente ed interessante, da alcuni episodi della serie antologica Black Mirror e da Sense8. Gli esseri umani non sono più i principi di questo pianeta è solo affrontando questo riusciremo a sopravvivere e convivere con virus e tutto il resto. Le scene dove si vedono le ristrette cerchie dell’aristocrazia mondiale che compra e rende schiavi qualsiasi forma di carne e vizio, volutamente perdono il gusto della trasgressione ed appaiono oziosi, noiosi, banali ed inutili. Soprattutto inutili.

La rivoluzione futura è questione di anticorpi e DNA

Dolores

La rivoluzione e la loro fine non sarà affidata ad un cambio di regime politico o idelogico, ma ad un cambio di anticorpi e di DNA. Le avventure di Dolores Abernathy, meravigliosamente interpretata dalla travolgente freddezza di Evan Rachel Wood, sono difficili da riportare ma facili da vivere. Per ricreare una città del futuro in cui catapultare i personaggi, gli autori della pluripremiata serie, Jonathan Nolan e Lisa Joy, i creatori, sono andati a scovare le location più adatte ai loro set in posti veri. Chi ha visitato Valencia riconoscerà immediatamente l’architettura avveniristica della Ciudad de las Artes y las Ciencias, il quartiere progettato da Santiago Calatrava alla fine degli Anni ’90 e che rappresenta una città nella città. Le location poi si moltiplicano e diventano sempre di più, perchè c’è sempre più mondo oltre il mondo. Westworld è una di quei racconti non-luoghi come avrebbe detto l’antropologo Marc Auge, non-racconti, dove la stessa narrazione viene sempre ridefinita e completata in maniera unica e personale da noi stessi. Da chi siamo e da chi diventeremo. In mutazione.

Westworld Calatrava

Altre Frontiere dell’identità

twin peaks

Già citate nell’articolo principale Picard, Black Mirror e Sense8 sono fortemente consigliate, però ci sono altre serie tv che indagano il rapporto dell’identità. Lost è un must in questo senso. La serie di J.J. Abrams che per sei stagioni ha tenuto incollato mezzo mondo per il primo decennio del ventunesimo secolo con l’enigma del destino dei passeggeri del volo 815 è un ottimo esempio di ridefinizione dell’identità. Non va dimenticato Twin Peaks di David Lynch, che in questi giorni ha festeggiato i trent’anni dalla messa in onda nel nostro paese. Tutti ci siamo chiesti in quel giorno del 1990 chi fossero la signora del ceppo e la fantomatica Diane. Altra serie che consiglio anche se ha perso un po’ il suo potenziale è Leftovers dove un giorno di ottobre, improvvisamente, il 2% della popolazione mondiale (140 milioni di persone) scompare in un solo istante. Il mondo si divide fra misticismo, scienza e fake news. Comunque interessante.

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