L’Uomo delle Castagne, su Netflix un thriller “stagionale” che viene dal nord

l'uomo delle castagne

Tutto era gelato, anche il rumore.” Una frase bellissima. secca, presa da Ventimila Leghe sotto i Mari di Jules Verne, segna perfettamente il ritmo del thriller nordico che negli ultimi anni ha davvero conquistato il mondo non solo dell’editoria, ma, inevitabilmente, dell’industria audiovisiva. Soprattutto grazie alla forza delle sue donne protagoniste. Come è anche ne L’Uomo delle Castagne. Siamo in tema, in autunno e le castagne sono famose ed amate nelle nostre latitudini.  Credo che davvero siano delle mosche bianche quelli rimasti insensibili dinanzi a personaggi come l’estrema Lisbeth Salander, eroina della Millennium Trilogy creata da Stieg Larsson, o da Saga Noren di The Bridge e per ultima la danese Sarah Lund di The Killing. Questa prodotto della mente di Søren Sveistrup, danese e deus ex-machina del libro e co-autore de L’UOMO DELLE CASTAGNE, nuovo serie tv arrivata su Netflix che già ha fatto boom di ascolti e ha fatto sorgere la solita domanda di tutti gli appassionati di serialità: e la seconda stagione? L’Italia sta in un certo senso seguendo il modello scandinavo del “fare sistema”: produzione editoriale che diventa produzione audiovisiva. Ne parleremo fra qualche tempo su un post dedicato.

Il canto de L’Uomo delle Castagne

L'uomo delle castagne


Stavolta però il “silenzio gelato del nord” è interrotto da una cantilena, monotona e, obbligatoriamente, inquietante su un personaggio popolare da fiaba chiamato appunto l’uomo delle castagne. La serie è tratta dal romanzo d’esordio del pluripremiato scrittore sopracitato, tradotto in 28 lingue e pubblicato in 50 paesi, ed è quindi precedente alla scrittura del bel e molto riuscito The Killing. Disponibile dal finire di questo settembre si contende lo scettro di campione di rating con la coreana Squid Game, vero caso mondiale, trattando lo stesso argomento: la caccia ad un serial killer attraverso la costruzione del suo ritratto psicologico.
Una coreana ed una danese. Se quindici, ma anche soltanto dieci anni fa avessi detto una cosa del genere mi avrebbero riso dietro e neanche poco. Eppure, c’ero tutti i segnali dell’allargamento della produzione ed internazionalizzazione della serialità televisiva e del suo immaginario. D’altronde c’è anche chi fino a cinque anni fa continuava a sostenere che internet era una bolla, che i social rovinano i bambini e che i neri hanno il ritmo nel sangue (forse qualcuno è ancora convinto dell’ultima). Tacendo dei no-covid.

Castagne sul Fuoco.

l'uomo delle castagne

Torniamo alle nostre “castagne” sul fuoco.
La serie è quanto di più classico ci possa essere ed essendo un thriller questa è la migliore notizia possibile. Si parte con un flashback che ci porta nel 1987 in una fattoria sperduta della Danimarca dove avviene una strage: un’intera famiglia massacrata e una quantità ingente di omini delle castagne trovati in cantina. L’uomo delle castagne è un giochino per bambini, una castagna fa da corpo e quattro stecchini fanno da braccia. Si torna al presente dove la detective Naia Thulin (Nadica Curcic) e il suo sfuggente collega Mark Hess (Mikkel Boe Følsgaard) indagano su un omicidio brutale dove una donna è stata uccisa e amputata in un parco giochi di Copenhagen. L’amputazione degli arti è diventato un topos del thriller contemporaneo, sia letterario – vedi La Via del Male con protagonista Cormoran Strike – che televisivo – Dexter, il serial killer dei serial killer su tutti. Accanto a lei viene ritrovato con un omino delle castagne accanto. Non finisce qui. Sul giochino, piuttosto inquietante nella sua estetica elementare, vengono rinvenute tracce di impronte digitali di una ragazzina scomparsa da oltre un anno. La scomparsa è figlia di una ministra del governo danese e nel frattempo è stata dichiarata morta.
Tutto questo viene introdotto sin dal primo episodio e potrebbe sembrare fin troppo materiale, ma L’Uomo delle Castagne ha la capacità di condensare le informazioni e di veicolarle senza che nulla sembri forzato. La verticalizzazione della trama funziona e si dipana per tutti gli episodi- Come si diceva in apertura, siamo dalle parti di un genere che sembra semplice e lineare, ma che ha bisogno di grande esperienza perché tutto funzioni nel modo giusto. Il fatto che il libro sia stato scritto da uno sceneggiatore ha certamente aiutato. Siamo solo all’inizio, arriveranno tutti i colpi di scena di questo mondo e la semina degli indizi dovrà essere accurata, ma il primo episodio sembra andare nella migliore direzione possibile, ovvero quella di un thriller in cui tutto funziona così come dovrebbe funzionare. Il Thriller non è un genere facile, anzi tutt’altro. Si tratta di un racconto dove bisogna essere dei buoni agricoltori o tessitori, a seconda della metafora che preferite. Bisogna seminare e bisogna tessere la trama. L’errore è dietro ogni passo, visto che nella costruzione ci sono anche i personaggi con tutto il loro arco di trasformazione. Perché un racconto è cambiamento, anche se non sembra ad alcuni. Una volta che entri in una storia ne esci cambiato.

Ottimo risultato

La regia ed il buon cast principale riescono ad emozionare e coinvolgere. Si adeguano totalmente i parametri fondamentali della fotografia per esprimere l’alone di mistero che aleggia sulla storia con i colori tendenti proprio ad una palette che ricorda, guarda un po’, il castagna. Si prediligono le immagini provenienti da più inquadrature, gli sfondi scuri, e, in generale, l’effetto sfocato delle parti non in primo piano. L’uomo delle castagne prende ritmo di vita più intenso negli ultimi episodi, quando al suono di sinistri ricordi di infanzia e di terribili omicidi suspense e curiosità aumentano fino a giungere a un finale che intrattiene, e commuove chi guarda anche se non regala un vero twist. Nel complesso non si è davanti a un’opera capace di introdurre delle idee originali nel panorama delle sue produzioni, perché ricalca i soliti cliché, ricordiamoci anche che siamo di fronte ad una delle prime opere di Sveistrup, ma se ne consiglia almeno una visione agli appassionati del genere e non solo. Inoltre, se l’avete persa guardate The Killing, vi piacerà moltissimo.

Donne di Crime, Donne del Nord

Saga Noren

Le abbiamo elencate prima e non possiamo che ricordarle qui. Noomi Rapace è stata una splendida interprete di Lisbeth Salander negli adattamenti televisivi della Millennium Trilogy di Stieg Larsson, autore che più di tutti ha dato il via al fenomeno del thriller scandinavo. Mireille Enos per me è stata meravigliosa in The Killing, ammetto che è la mia preferita fra tutte le protagoniste, forse per essere fortemente sfaccettata. The Bridge ha avuto due versioni. La prima prodotta in Scandinavia con Sofia Helin come Saga Noren. Poi, visto il grande successo, ne è stata fatta una versione made in USA con una splendida Diane Kruger. Ve le consiglio entrambe. Ci troviamo sempre di fronte a thriller dove la separazione di bene e male, buoni e cattivi, è quasi annullata. Siamo nell’ibridazione, un territorio che meglio di tutto racconto il nostro contemporaneo.