This England: Boris Johnson contro il Covid dopo le idi di marzo della Brexit

this england

“Una storia di finzione basata su fatti reali”. Molto reali aggiungo. This England, la miniserie che sta andando in onda su SKY ha al centro non solo l’Inghilterra ed il suo ex premier Boris Johnson, ma anche la pandemia da Covid 19 quella che ha colpito tutto il mondo, non so se c’è rimasto qualche angolo di terra che non ha avuto casi. “Accidenti se continua così saremo come l’Italia. Ma noi non siamo l’Italia.” Questa è una citazione, non precisa alla lettera, ma nel senso assolutamente sì, pronunciata da Dominic Cummings, l’ideologo della Brexit, il consigliere speciale di BoJo, come viene chiamato l’ex leader del tories, il partito conservatore – si, ha perso anche quella leadership. Una frase detta quando in Italia cominciavano a salire i contagi, le vittime e cominciavano le restrizioni più forti tanto da arrivare al lockdown fra i primi al mondo dopo la Cina. Gli inglesi sono stati fra gli ultimi ad arrivare al lockdown con una strategia sanitaria che li ha resi il paese europeo con più contagiati e morti per Covid 19. Uno shock visto che il servizio sanitario nazionale è sempre stato un vanto per il paese governato dalla corona degli Windsor, ma in realtà e da molto tempo che questo primato è sfumato, molto prima della morte di Elizabeth II – in Italia i posti in terapia intensiva e rianimazione sono maggiori di quelli del Regno Unito.

this englandPREMESSA: Timing e Coincidenze

Questa recensione doveva uscire una settimana fa, poi il prolungamento dei miei problemi di salute mi ha costretto al riposo. Niente di grave, però non avrei mai creduto che avrei visto le dimissioni di Liz Truss, ex premier inglese e leader tory!  Nemmeno la copertina dell’Economist che parla della BRITALY!!!!
Alcune nel nostro stivale l’hanno visto come un insulto alla terra di Dante e dei nostri padri. Questo perché non hanno visto This England e magari si sono soffermati su Gegia – Ciacci ed altri figuri del GFvip (personalmente non sono come si riesca a vederlo. Non per un fattore morale ma perché è di una noia mortale, una noia che agisce molto più velocemente degli zombie di Walking Dead). Proprio la battuta di Dominic Cummings – Noi non siamo l’Italia – è stata veramente una sorta di “rivelazione asintomatica”.

 

 

 

Winterbottom e Branagh

this england

Ci troviamo di fronte ad una docufiction di Micheal Winterbottom, regista che amo molto per i suoi film degli anni ’90 come Go Now, Il bacio della farfalla e soprattutto il suo modo di raccontare la realtà: Benvenuti a Sarajevo racconta l’assedio della capitale bosniaca e The Road to Guantanamo del 2006 che narra la storia vera della detenzione nel campo di Guantanamo Bay. Scritta insieme a Kieron Quirke e diretta dallo stesso Michael Winterbottom, la serie racchiude in 6 episodi e poco meno di 6 ore un arco temporale di 10 mesi circa. Winterbottom comincia il suo racconto alternando le immagini di repertorio alle scene recitate, poi le prime sfumano, lasciando spazio alle seconde, ma This England rimane una fiction a metà, con un legame fortissimo con fatti troppo vicini, nel tempo e nell’esperienza personale di qualunque spettatore. Non era facile trovare un interprete per l’ex premier britannico, per la sua personalità, per la sua caratteristica e fisicità. A 60 anni Kenneth Branagh non era soddisfatto. Dopo aver realizzato un bel film come Belfast, che aveva raccolto cinque candidature agli Academy Award (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale, miglior attrice non protagonista, miglior attore non protagonista) ed aver vinto il suo primo Oscar per la sceneggiatura, ha voluto affrontare una nuova sfida. Ore ed ore di trucco per impersonare Boris Johnson. Ore ed ore di studio per imparare la sua fisicità del tutto particolare e che piace moltissimo alle donne, viste le tre mogli, i tanti flirt attribuitigli, i sette figli, uno nasce proprio durante gli eventi, e quella capacità di citare i classici greci e latini, insieme a Shakespeare, con una naturalezza che ha convinto molti inglesi che non solo hanno votato lui, ma anche la Brexit! Branagh è davvero straordinario nella sua rappresentazione di Boris Johnson. Non lo recita, lo diventa. Nelle espressioni del viso, nel tono di voce, nei tic, in quel balbettare carico d’ansia dei momenti di difficoltà. Entra nella totale profondità di Johnson da compiere il capolavoro nella rappresentazione dei momenti più intimi, del difficile rapporto con i figli più grandi, del sentimento d’amore che lo unisce alla compagna Carrie Symonds (Ophelia Lovibond). Un Johnson diverso, gentile, amabile e premuroso, in una parola: umano. Johnson in tutte le puntate non è mai monodimensionale e soprattutto non è mai una caricatura.

Non c’è un cattivo ed è giusto così

Nel frattempo, vediamo il covid 19 che prende piede, da Wuhan al mondo – anche Bojo è contagiato – con i ritardi di tutto il governo e l’amministrazione inglese con delle vere faide al suo interno e la preoccupazione per scegliere lo slogan migliore. Un montaggio sapiente alterna le vicende del governo e dei comitati scientifici che gestiscono la crisi all’impatto più concreto della pandemia sulla vita delle persone, in un ping pong costante tra il cinismo sordo di un gabinetto più concentrato sui focus group e gli indici di gradimento che sull’emergenza sanitaria e il dolore delle famiglie costrette a dire addio ai loro cari attraverso una videochiamata su Facetime, due rette parallele destinate a incrociarsi quando ad ammalarsi e finire in terapia intensiva è il premier stesso. Il risultato è un impatto emotivo forte, con sentimenti di rabbia e compassione che si alternano e si mescolano.  Così scopriamo che BoJo sbaglia tantissimo ma non è il “cattivo” e This England non gli fa sconti. E come potrebbe: è il capo di un governo che tentenna a lungo e agisce tardi, finendo per rincorrere in costante ritardo una pallina che scende sempre più veloce su un piano inclinato. Lui stesso chiude gli occhi davanti al disastro che si sta compiendo inseguendo la chimera dell’immunità di gregge, una decisione che costerà decine di migliaia di vite, ma non è certo il personaggio più negativo. Attorno a lui, infatti, nuota un branco di squali, di ministri arrivisti e inadatti, capitanati dal Consigliere Senior Dominic Cummings (Simon Paisley Day), eminenza grigia delle sue campagne, il suo Agrippa, il genio della lampada della Brexit. L’uomo che dopo aver accettato perché costretto il lockdown lo violerà pensando di poter restare impunito. E le cui Idi di Marzo anticiperanno di poco meno di due anni quelle del premier.

 

this englandCos’è una docuserie?

Tra i nuovi prodotti seriali, specialmente nelle piattaforme streaming, che hanno ottenuto enorme seguito e successo, scalando le classifiche e trascinando migliaia di spettatori, ci sono le docuserie, ossia un ibrido che riesce con una struttura episodica a trattare un determinato argomento in maniera, spesso, accattivante, interessante e meno pedante di quanto un documentario, in determinate circostanze, possa riuscire a fare. Si tratta di un espediente di maggior appeal che sa essere coinvolgente, funzionale alla divulgazione delle informazioni riguardo un tema nello specifico e che, per questo, oggi viene particolarmente apprezzato perché in grado di “insegnare” senza sfociare in un tono didascalico. Wanna, sulla vita dell’imbonitrice più famosa degli anni ’80 ne è un esempio lampante. Si tratta di un’evoluzione del documentario che incontra la serialità televisiva.