The Undeclared War è la serie tv più intelligente dell’anno

Se cerchiamo il termine guerra, che purtroppo in questo periodo sentiamo continuamente, nella Treccani troviamo all’inizio della descrizione: Fenomeno collettivo che ha il suo tratto distintivo nella violenza armata posta in essere fra gruppi organizzati. Davvero? Io non sono ancora arrivato ai 50 anni e ho sentito molto spesso cose come guerra dei prezzi, del petrolio, delle prenotazioni e moltissime altre analogie che riguardano uno “scontro” senza violenza fisica. E poi chi l’ha detto che deve essere dichiarata? Oggi ci occupiamo di THE UNDECLARED WAR, una serie tv prodotta e rilasciata da Peacock, una piattaforma visibile su SKY. Un thriller, made in England, ambientato un paio d’anni d’avanti e che ha come oggetto narrativo qualcosa che prima ci sembrava fantascienza ma che ora è quotidiano: la cyber-war. No? E allora gli smartphone, i bancomat, le webcam, lo smart working ed i social che usiamo ogni minuto cosa riguardano? Forse, e sottolineo forse,  soltanto chi vive in alcune baite in montagna o fa il guardiano di un faro abbandonato, viene pagato in contanti, non ha collegamento internet, non ha accesso a qualsiasi tipo di informazione, neanche un giornale, è immune dalla cyber war. Esagero? L’idea di Società dell’Informazione nasce negli anni ’50, ma è negli anni ’70 che prende via il suo sviluppo costante. Poi sempre di più. Nella serie si vedranno dei metodi di attacco e contrattacco via social che oggi vengono usati per pubblicizzare e portare all’attenzione di un pubblico più ampio programma tv e prodotti. Lasciamo perdere questo discorso altrimenti mi mettono lo smartphone sotto controllo (se non lo è già).


Siamo nel 2024 ed il governo britannico si ritrova sotto assedio con l’intera nazione vittima di un attacco informatico che mina la regolare funzionalità del paese. Per contrastare l’attacco si smuove l’intera sicurezza nazionale, portando la serie a trasferire il fulcro della sua narrazione presso il Government Communications Headquarters (GCHQ), ossia l’agenzia governativa britannica che si occupa della sicurezza nell’ambito delle comunicazioni. La prima parte della prima puntata sembra focalizzarsi su una questione da nerd, in realtà già sul finale si vede che non è affatto così. La crisi politica ed economica che si pone come conseguenza di questo attacco informatico, diventa velocemente il fulcro della storia, mettendo ben presto in primo piano altre problematiche. Con lo scorrere dei minuti e l’aumentare della pericolosità dell’hackeraggio, entrano in scena altri fattori che accompagnano, seppur lentamente, la serie verso il suo vero plot. Quello che inizialmente era risultato come una falla di sistema viene così catalogato come un attacco informatico al paese, dove a svettare tra i colpevoli primeggia la Russia, che è riconosciuta nel mondo per aver fra i migliori, se non il miglior, “esercito” di hacker. Un passo che porta ad un’inevitabile controffensiva destinata a dare il via ad una vera e propria cyber-war. Naturalmente ci sono le crisi dei protagonisti, che vanni di pari passo con la storia, a rendere la serie più che interessante. Svetta così, la figura della protagonista Saara Parvin, interpretata dall’attrice Hannah Khalique-Brown, fresca stagista presso il GCHQ.  Saara si ritrova nel centro della crisi nazionale desiderosa di cogliere l’opportunità lavorativa e fare la sua parte nella cyber-war. Il personaggio della Pervin viene inizialmente introdotto dal punto di vista lavorativo, dove appare scontato che nei prossimi episodi avrà un ruolo sempre più consistente ma, allo stesso tempo, viene accompagnata da un primo sguardo anche alla sua vita privata. Due elementi che ben si intersecano durante lo scorrere dell’episodio mostrando entrambe le storyline in modo ben proporzionato al minutaggio. Non c’è solo Saara, ma anche un legame un hacker russo in uno scenario dove i populismi politici sono sempre più arrembanti e l’informazione sempre più legata alle logiche del potere, tanto da creare gli eventi oltre che di raccontarli.

The Undeclared War è stata scritta e diretta da Peter Kosminsky, noto per la sua cura nei dettagli, e che ha dichiarato di voler dare una visione interessante e realistica della guerra informatica in televisione. “La guerra non dichiarata ha richiesto molti anni” ha detto Kosmisky. “Provate a immaginare come potrebbero essere i prossimi anni nel dominio della guerra informatica, una battaglia invisibile alle persone ma che porta con sé conseguenze potenzialmente devastanti. Nel mio progetto, ho cercato di far luce su aspetti delle politiche pubbliche che coinvolgono in un certo senso tutti noi, ma i cui dettagli, che restano spesso dietro le quinte e non sono ben compresi. Spero che questa serie drammatica darà al pubblico uno spaccato di un mondo che avrà certamente un impatto significativo sulle nostre vite negli anni a venire”.

All’inizio può sembrare adatta solamente ai fan di Black Mirror, Utopia, Mr. Robot e Severance, praticamente alcune fra le serie più intelligenti degli ultimi anni. C’è di più, anche dal punto di vista tecnico infatti ci sono delle buone soluzioni, però c’è la fragilità di tutti i protagonisti. Nonostante vadano avanti nel loro “lavoro”, si trovano tutti in un meccanismo più grande di loro. Ecco la guerra. The Undeclared è una serie può porci, se vogliamo, degli interrogativi importanti su cosa voglia dire violenza ed arma oggi, basta pensare al revenge porn o al cyber bullismo. Siamo sicuro che un pugno faccia più male? Oggi se ne discute, però sono circa 20 anni che se ne discute e queste “pugni” feriscono sempre di più.

 

NON SOLO NERD

Abbiamo citato alcune serie strepitose che sono state anche (s)oggetto di analisi qui a Percorsi Seriali. Mr. Robot con il premio oscar Rami Malek e Christian Slater, una serie sui nerd che davvero ha raccolto tantissimi consensi e spettatori nel mondo. Poi Black Mirror, una serie antologica inglese realizzata da quel geniaccio di Charlie Brooker che è un insieme di satira, drama, thriller, fantascienza, comedy su come noi essere umani ci rapportiamo alle tecnologie. Sono felice di ribadire che dopo lo stop del 2019, a causa di un problema di diritti, la serie tornerà per una sesta stagione. Severance è una delle più belle serie dell’anno con un cast strepitoso che includeva John Turturro e Patricia Arquette. Poi c’è Utopia. Solo due stagioni. Vero. Però è una serie che ha influenzato molto di quello che è venuto dopo.