Tag Archives: omero

08Nov/20

Leggere il nemico o leggere è un nemico?

Un paio di giorni fa Silvia Vianello su LinkedIn faceva la proposta a chi non legge di prova a leggere 10 pagine al giorno di libri di crescita personale. Sono pubblicazioni che aiutano a crescere al livello sia umano che professionale. Alla fine in un anno sono 3650 pagine per circa 18 titoli, considerando il numero medio di lunghezza di questo tipo di pubblicazioni. Non sono affatto pochi! Eppure questo potrebbe un modo per affrontare la questione lettura in generale. Dell’Italia si dice che è un paese che legge poco. Questa è un dato abbastanza costante negli ultimi decenni. Eppure esiste una minoranza di lettori “forti” e anche “fortissimi”. L’aggettiva non qualifica quanti libri sono in grado di sollevare, o le loro qualità umane, ma il numero dei libri letti, questo al di là di che titoli si tratti, dalle Lettere di Cioran ai testi di Sferaebbasta, dall’Ulisse di Joyce a Viaggio a Medjugorie di Paolo Brosio. Continue reading

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29Ott/20

Su Muccino: Come si racconta un’emozione? Con una storia

Il corto-spot-promozionale di Gabriele Muccino fatto per la Regione Calabria ha sollevato parecchie polemiche. Alcuni hanno parlato dei costi, ma in relazione al risultato principalmente, che, stando alle reazioni, ha soddisfatto una quota di persone vicina allo zero.
Ho letto molte cose: “non era uno spot”, “voleva emozionare” e molto altro. Non ho scritto niente su questo blog e non commenterò gli errori che il corto ha in sé, non sono nella sua costruzione, ma anche nella sua intenzione. Vogliono invece concentrarmi sull’aspetto di “raccontare una storia”, perché raccontando una storia ci si emoziona. Continue reading

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06Lug/20

L’Odissea: 1968, la Rai, i kolossal ed Omero

C’è stato un tempo prima delle serie tv, prima di quell’odiosa parola usata solo in questo paese che solo a sentirla fa sanguinare le orecchie, intendo “fiction”, (come se tutto quello che viene prodotto per le sale sia “cinema verità”!) un tempo prima ancora di quell’altro neologismo ingenuo coniato dai boomers, cioè la parola “telefilm”, un tempo in cui la televisione era solo quella di Stato, neanche RaiUno, ma il Primo Canale e via così. Era il tempo degli Sceneggiati. Un tempo dove a fare la televisione si cimentavano gli intellettuali. Non parlo degli Sgarbi e dei Fusaro e di altri filosofi d’accatto e di critici trasportati in condizioni critiche, ma di gente come De Filippo, Zavattini e poeti come Giuseppe Ungaretti. Lo so che non ci credete, ma era così. C’era il servizio pubblico e c’era proprio un modo diverso di fare tv per un mondo diverso!

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