Stallone è il nuovo Tulsa King su Paramount+ e non va k.o.

 

tulsa king

Siamo alla prima recensione del 2023 per PERCORSI SERIALI su questo blog. I post che prima sono articoli, naturalmente non uguali, sul Quotidiano del Sud. Cominciano con Tulsa King che vede Sylvester Sly Stallone approdare nel mondo della serialità con Tulsa King sulla nuova piattaforma di Paramount+. Il Blog cambierà, ho delle idee in merito, continuando ad esplorare nuova linee di ricerca e aprendone di nuove. Eh si, ho proprio voglia di ampliare la rete. Prima di andare in medias res vogliono ringraziare le decine di migliaia di persone che ogni mese leggono questo blog da varie parti del mondo e questa è davvero una cosa che mi fa piacere. BUON  2023 a tutti.
Ogni generazione ha il suo film di Natale. Io, che faccio parte della Generazione X – fortunato per avere una definizione creata da uno scrittore del calibro di Douglas Coupland col suo libro omonimo – ho Una Poltrona per due. Poi ci sono anche i “film dell’avvento”, fra cui quelli di Spielberg sui dinosauri, la serie di Jurassic Park insomma (giusto il primo merita), però va detto che i dinosauri hanno invaso la serialità. Dopo “l’uomo dei sogni che balla coi lupi” – e se non avete capito che si tratta di Kevin Costner allora non sapete molto del cinema di massa dell’ultimo trentennio – è arrivato anche Sylvester Stallone. Paramount, nuova piattaforma di streaming, ma soprattutto casa di produzione storico, si è affidata al simbolo fermo – c’è del sarcasmo – di varie generazioni per aumentare l’eco del suo debutto con Tulsa King.

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La trama racconta la storia di Dwight “The General” Manfredi, capo mafia di New York che ha passato 25 anni in prigione per proteggere il capo della famiglia di cui fa parte. Ha perso tutto, potere, affari ma soprattutto la moglie e la figlia che non vede da anni. Uscito di prigione pensava di ricevere una calda accoglienza dai suoi compagni criminali ed invece viene esiliato a Tulsa in Oklahoma. Ma Dwight non si arrende mai e capisce subito come muoversi in questa città così lontana dalla vita della East Coast newyorkese. Inizia a creare una sua banda di improbabili personaggi e a mettere in piedi un considerevole giro di affari.

Ero un bambino emozionato quando vidi Rocky ma il resto della serie non mi ha mai fatto strappare i capelli dalla testa, sia fisicamente che emotivamente. Rambo, si poteva tollerare la prima parte del primo, per il resto era il campione degli USA a marchio Reagan con la loro volontà di potenza che nasconde una fortissima insicurezza sessuale sotto – leggere di più Jung e Nietzsche non farebbe male ai valori amanti dei valori militari. Ero, però, davvero curioso di vedere un attore di 76 anni interpretare un mafioso di 75 anni che esce e si ritrova in un mondo di Apple Store, monopattini elettrici, gente che gira in strada col visore sugli occhi e tanti altri simboli che vengono mostrati mentre Manfredi è sull’autobus che lo porta in città dalla prigione. Dall’inizio, dalla voce off mentre lui si sta preparando ad uscire per il suo Fine Pena sai già che sei fregato. Almeno per quello che riguarda le prime due puntate, quelle per ora viste su Paramount+. Sei fregato perché Taylor Sheridan non sbaglia un colpo. Dopo il successo di Yellowstone, la serie western taylor made, come dicono gli stilisti, per Costner, ha fatto un vestito su misura che non ha fa una grinza anche per Sylvester Stallone con Tulsa King. E non era facile. Stallone e Stallone ed in questa serie non riesci a non volergli bene, per la sua incapacità di adattarsi alla contemporaneità e di essere così il protagonista di questo crime dai toni leggeri in cui Rocky è diventato un mafioso italo-americano e non più il campione ma un residuo bellico di cui anche la sua famiglia mafiosa si vuole liberare! Dopo Stranger Things, Mercoledì, siamo sempre di più entrati nell’epoca dei reietti, dei Loser per citare una splendida hit di Beck targata 1993, quasi un inno della Generazione X. tulsa king

 La serie tv, una produzione originale Paramount+, debutta in streaming il giorno di Natale con i primi due episodi per poi proseguire settimanalmente fino a febbraio. Terence Winter (I Soprano) è sceneggiatore e showrunner della serie prodotta da Sheridan con MTV Entertainment e 101 Studios. Accanto a lui troviamo Andrea Savage che è Stacy, Max Casella è Armand Truisi un ex membro della famiglia Invernizzi che si è fatto una nuova vita a Tulsa. Martin Starr è Bodhi proprietario di un rivenditore di droga leggera che finisce sotto l’ala protettiva di Manfredi, Vincent Piazza è Vince Antonacci, Annabella Sciorra è Joanne la figlia e Dana Delany è Margaret proprietaria del ranch Fennario.
Il problema, se mai c’è, è che questo è anche l’unico materiale ad essere realmente forte ed interessante nei primi due episodi di Tulsa King, dove, per il resto, la scrittura di Winter e Sheridan si adagia su una serie di cliché sul pesce fuor d’acqua, usando la fisicità di Stallone solo per presentarlo come un elefante in una cristalleria, mettendogli in bocca battutine su come si stava meglio quando si stava peggio e una volta qui erano tutti campi. La sua inadeguatezza funziona perché si avvinghia sull’emotività generazionale anziché essere usata per fare dei discorsi più originali su cosa significhi rifarsi una vita dopo venticinque anni e su come il mondo sia davvero cambiato, specialmente per quanto riguarda i modelli di mascolinità. Oltretutto, Dwight è rappresentato come un buono, in fondo, ed è questatulsa king immagine del mafioso di una volta, con la testa sulle spalle e un rigoroso codice morale, a risultare davvero tanto invecchiata oggi. Da una New York dove la mafia italo-americana è oramai elemento forte della narrazione, del paesaggio e del turismo, ci troviamo in Oklahoma, da dove, qualcuno ricorderà il famoso discorso di Louis Gossett Jr in Ufficiale e Gentiluomo, “vengono solo tori e checche”, ma anche praterie sconfinate ed un paesaggio, antropologico e non solo, totalmente diverso. Forse Winter e Sheridan stanno solo gettando le fondamenta per fare in modo che da esse cresca un edificio solido. E di potenzialità ce ne sono, perché Stallone è carismatico come sempre e recita per sottrazione, inoltre anche i personaggi di contorno hanno potenzialità evidenti. Manfredi è un padre buono che si trova in un mondo cambiato e cuore e core (detto come anglismo e come romanismo) della serie alla fine è la capacità di adattamento e cambiamento. Chi cambia chi? La scommessa si gioca tutta qui ed è interessante.

 

tulsa kingYELLOWSTONE: KEVIN COSTNER A CAVALLO NEL RANCH

Nel 2013, Taylor Sheridan ha iniziato a lavorare sulla serie, essendosi recentemente stancato di recitare e ha iniziato a scrivere sceneggiature. Nel 2017 Paramount Network diede il via all’ordine di una prima stagione composta da dieci episodi. La serie è scritta, diretta e prodotta da Sheridan, insieme a John Linson, Art Linson, Harvey Weinstein e David Glasse. Le vicende giudiziarie di Weinstein, quelle che hanno scatenato il #metoo, bloccano prima e poi fanno ripartire con lentezza la produzione della serie con protagonista Kevin Costner, che interpreta John Dutton, cowboy che dirige il più grande ranch del Montana è minacciato da costruttori a caccia di terreni, in continuo conflitto con l’adiacente parco nazionale di Yellowstone e con la locale riserva indigena. La serie è un successo ed è stata annunciata la quinta stagione