Questione di potere e di linguaggio

Quando dico potere a cosa pensate? Sicuramente al denaro oppure anche a scenari di corruzione? Eppure quella è la versione anglosassone che dà la parole POWER. Nella nostra lingua potere ha un senso di fare, di possibile, di azione.
Federico Fellini ha detto: Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita. Imparare linguaggi, ma anche solamente lingue diverse, arricchisce la nostra capacità di comprensione ed interazione. Arricchisce il nostro “potere”. La nostra possibilità di fare. Anche il nostro power in senso anglosassone, perché al significato detto all’inizio power è anche energia.

Le parole si usurano, si consumano, mutano e cambiano proprio come noi.
Wittgenstein scrisse: I limiti del mio linguaggio costituiscono i limiti del mio mondo. Tutto ciò che io conosco è ciò per cui ho delle parole.

Detto così sembra facile, ma in realtà è tutto il contrario!
Il linguaggio è un labirinto di strade, vieni da una parte e ti sai orientare, giungi allo stesso punto da un’altra parte e non ti raccapezzi più.
Anche questo l’ha detto Wittgenstein.

Inoltre non esiste solo il linguaggio verbale e non possiamo pensare che gli altri linguaggi non siano stati studiati.

In un momento storico in cui il linguaggio verbale è tutto convenzionale e sterilizzato (tecnicizzato) il linguaggio del comportamento (fisico e mimico) assume una decisiva importanza.

Questa citazione straordinaria e straordinariamente attuale e di Pier Paolo Pasolini, uno degli intellettuali più importanti del secolo scorso.

(Per puro gusto polemico mi chiedo perché i sovranisti italiani parlino tanto di difesa del nostro paese e del suo patrimonio e non citano mai la cultura. Mai!)

Umberto Eco disse La parola è potere. Se allarghiamo l’orizzonte è logico che  il linguaggio è potere, un enorme potere! Ancora non si capisce la sua importanza perché siamo abituati a credere che il linguaggio sia solo quello parlato, mentre tutto è linguaggio! Dal nostro corpo ad ogni cosa che è intorno a noi.

Quanto parla questa foto! Quanto urla questa foto! E’ un urlo di rabbia fortissimo che percorre molti di noi. Fate attenzione a tutti gli elementi presenti che sono terribili, dal viso di Floyd rivolto verso l’asfalto alla mano in tasca dell’agente di polizia che tiene il ginocchio sul suo collo, dal volto del poliziotto all’insieme dei colori e dei toni che dominano la foto. La sentiamo anche qui la voce di Floyd a terra che grida I can’t breathe.

Ho letto un intervento di Roberto Saviano che parlava degli incidenti e di alcuni saccheggi successi nelle manifestazioni che sono seguite dopo la morte di Floyd. Le ha criticate aspramente dicendo che sono “un regalo per Trump”. Io stimo Saviano ma trovo discorso molto banale. Parliamo di adolescenti intorno ai 15 anni. Come parlano questi ragazzi? Qual è il loro linguaggio? Non hanno la stessa formazione e gli stessi elementi con cui siamo cresciuti noi. Se vogliamo esprimere un giudizio prima dobbiamo sempre cercare di capire chi parla e come parla!

Anche questa foto parla! Al di là delle parole sui cartelli di protesta esprime molto di più.

Disse Lacan: La funzione del linguaggio non è quella d’informare, ma di evocare. 

Le stesse strutture di chi detiene il potere usano l’evocazione e non l’informazione.

I potenti vogliono mantenere le loro posizioni col sangue (polizia), l’astuzia (moda), l’incantesimo (sfarzo).
Lo ha detto Walter Benjamin in maniera perfetta.

Dobbiamo capire il nostro linguaggio per poter capire gli altri linguaggi. Non è una questione di vocabolario e qui cito un altro straordinario intellettuale italiano, Antonio Gramsci:

Il vocabolario è un museo di cadaveri imbalsamati, il linguaggio è l’intuizione vitale che a questi cadaveri dà nuova forma, nuova vita in quanto crea nuovi rapporti, nuovi periodi nei quali le singole parole riacquistano un significato proprio e attuale.

Se noi non cominciamo a capire i nostri linguaggi, ad allargare i nostri orizzonti, non facciamo altro che continuare questo muro contro muro che sta portando sempre di più verso un disastro annunciato.
Impadronirsi del linguaggio, significa reimpossarsi del potere, nel senso espresso dal reverendo Martin Luther King:

Il potere è la capacità di raggiungere degli scopi. Il potere è la capacità di effettuare dei cambiamenti.