Omicidio a Easttown: Kate Winslet, altra donna che supera il crime

Faccio ammenda perché mi ero colpevolmente dimenticato di caricare l’articolo su uno dei titoli che mi è piaciuto nella prima parte dell’anno: Omicidio a Easttown. Fra l’altro la sua interprete è un’attrice bravissima e bellissima come Kate Winslet. Fa strano pensare che lei è Leonardo Di Caprio, entrambi interpreti di Titanic di James Cameron, non siano mai “affondati”, anzi! Una serie di genere che come sempre va oltre il genere, perché a questo serve ormai il sistema: una traccia da violare e superare. La serialità televisiva mostra sempre più le grandi potenzialità di innovazione dell’audiovisivo, grazie ad un platea fatta di pubblici, proprio secondo la Long Tail di Chris Anderson, che vede nei social un mezzo di diffusione e confronto. Evito di parlare di economia ed antropologia, altrimenti dovrei dirvi che ci sono “professionisti” della comunicazione che ancora non hanno capito il potere dei social e delle community. E parecchie altre cose. Buona Lettura.

Da Bette Davis a Kate Winslet

Bette Davis, una leggenda del cinema, disse “Spesso quelle che diventano attrici lo fanno perché odiano qualcosa del loro aspetto e recitando fanno così finta di essere qualcun’altra.” Non so se questo può dirsi per un’attrice come Kate Winslet. Proprio lei che nella sua ultima serie tv “Omicidio ad Easttown” ha assolutamente imposto il divieto di ritocco digitale del suo corpo. “Non Osate” ha detto e dopo aver visto cosa avevano già fatto in post-produzione ha detto amichevolmente: “Ragazzi, so quante rughe ho accanto all’occhio, per favore rimettetele tutte a posto.” In un mondo dove oramai le app di fotoritocco sono quelle più scaricate per gli smartphone lei ed un gruppo di attrici stanno portando avanti una nuova consapevolezza: siamo come siamo e ci piace come siamo. E come si può dire di no ad un’attrice britannica che non è solo bella ma anche straordinariamente brava. Moltissime sue colleghe che avessero interpretato un film come Titanic – il kolossal di Cameron del 1997 – sarebbero rimaste imprigionate nel ruolo di Rose. Lei noi. Lei, che era già sta nomination all’oscar a solo vent’anni per Ragione e Sentimento, dopo è stata Clementine in Se mi lasci ti cancello, Hanna in The Reader – Oscar vinto stavolta sulle sette nomination avute – April in Revolutionary Road e molte altre donne. Tanti premi e sempre molto lontana dal gossip. Come si può non avere un debole per una donna così? Io ce l’ho e proprio per questo sono stato bene felice quando Sky ha comunicato che avrebbe mandato in onda Omicidio a Easttown, prodotto dalla HBO, che generalmente è sinonimo di qualità.  Mare Sheehan è la nostra protagonista in questa nuova miniserie ideata da Brad Ingelsby che ha conquistato tutta la critica statunitense . Kate Winslet torna a dieci anni dal suo debutto in tv, sempre per HBO, con Mildred Pierce, ruolo che le valse l’Emmy, il Golden Globe e il SAG Awards – che filotto Kate!  Stavolta interpreta  una poliziotta quarantenne che non si pettina e non si trucca, beve birra pulendosi la bocca con la manica della camicia, rigorosamente a quadrettoni tartan da uomo, e cerca di fare i conti con una vita privata che la vede appesa a un filo sottilissimo. Sempre con lo spettro e l’alito di una mitologica Parca con le forbici in mano.

Cosa succede a Easttown

Mare vive a Easttown, un piccolo paese della Pennsylvania, che non un paradiso da provincia americana come spesso viene messa in scena. Un paese che la chiama ancora «Lady Hawk» per via di un canestro leggendario che segnò a una partita di basket di vent’anni prima e che, ora, la guarda con un briciolo di sospetto, cercando di decifrare le sue reali intenzioni. Una donna intrappolata in un canestro, in un ricordo, in un frammento della sua vita. Però Mare non è una di quelli che si vantano con gli altri del momento di successo nella vita mendicando un po’ di attenzione. A lei quel canestro dà anche fastidio. Nonostante viva insieme a sua madre, ai suoi figli e a suo nipote, Mare Sheehan è completamente immersa nel suo lavoro, l’unica cosa in grado di non farle fare i conti da una vita dalla quale, spesso e volentieri, vorrebbe scappare. Le cose cambiano, però, quando viene ritrovato il corpo senza vita di Erin, una ragazza madre brutalmente assassinata che getta scompiglio in una comunità in cui tutti si conoscono e tutti hanno un motivo per dubitare dell’altro. Il caso, che sembra collegato alla sparizione di altre due adolescenti della zona, getta Mare in un vortice nel quale scoprire la verità sembra l’unica cosa che conta. Scavare nel torbido, però, comporta dei rischi non indifferenti, e tutti e sette gli episodi di Omicidio a Easttown non faranno che confermarcelo attraverso una serie di colpi di scena che lasceranno lo spettatore con il fiato sospeso. Si tratta di un crime che scava nelle zone di ombre dei rapporti fra le persone, nelle famiglie, nei segreti che si nascondono fra i silenzi ed i non-detti, cosicché il genere è un velo di carta attraverso cui arriva il dramma delle vite di una comunità in cui vediamo azioni e sentimenti che magari sono dei nostri vicini di casa. O nostri.

Un bellissimo viaggio

La serie, che è stata prodotta dalla stessa Winslet, profondamente affascinata dalla complessità del personaggio di Mare e dall’ambientazione di provincia, un luogo che nasconde le ombre dietro alle lenzuola appese in cortile ad asciugare al vento che spazza la Pennsylvania. Cast ricco che va da Guy Pearce nel ruolo del professore Richard Ryan a Julianne Nicholson in quello della migliore amica della protagonista, Lori; da Jean Smart in quello della madre di Mare a Evan Peters, l’attore feticcio di Ryan Murphy, ideatore e regista di American Horror Story, in quello di Colin Zabel, un giovane detective che aiuterà Mare. La trama sembra una sorta cubo di Rubik, che sembra sempre cambiare per creare nuovi incastri fino a trovare quello perfetto generando una tensione palpabile che rimbalzerà tra il passato e il presente facendoci capire perché la comunità sia così chiusa e ostile. Omicidio a Easstown,  è diretta da Craig Zobel, regista di The Leftovers. Un viaggio straordinario alla scoperta delle luci e delle ombre di una donna che cerca di fare la cosa giusta ma che, allo stesso tempo, lotta per rimanere a galla, cercando di non perdere sé stessa. I segreti, per quanto ben nascosti, d’altronde rischiano sempre di tornare in superficie, e scoprirli insieme a Mare è una delle esperienze più adrenaliniche che la serie ci possa offrire. Qui c’è l’essenza della serie: affrontare la vita di questo microcosmo che suscita emozioni contrastanti in un America schiacciata dalla disperazione dilagante: il lavoro che manca, i sogni infranti, la rabbia, la noia appiccicosa e contagiosa. Tutto l’arco narrativo principale si intreccia attraverso questa rappresentazione perfettamente evocativa di una comunità e del suo tentativo di resistenza.

 

Donne fra Crime e Vita

Il personaggio di Mare fa venire in mente altre donne che vivono una vita di resistenza. In Sharp Objects, scritto da Gillian Flynn, autrice di Gone Girl, da cui è stato tratto il successo di David Fincher, c’è una Amy Adams strepitosa che interpreta la giornalista Camille Preaker una donna tormentata e autolesionista costretta a tornare nella propria soffocante città natale per investigare sul caso di alcune ragazzine scomparse. Contaminato da atmosfere paranormali è The Outsider, tratto da un romanzo di Stephen King sempre prodotto da HBO. Terry Maitland, all’apparenza il classico padre di famiglia, viene arrestato per l’omicidio di un bambino, anche se alcune telecamere l’hanno ripreso a migliaia di chilometri dall’accaduto.  Ad indagare sull’omicidio un investigatore alcolista e devastato dal dolore per la morte del figlio e una detective/medium.