Morricone e Cattani: gli eroi de La Piovra

La morte del maestro Ennio Morricone non ha colpito e addolorato solo il mondo del cinema italiano, ma quello di tutti gli spettatori del mondo di film e serie tv. Morricone è stato capace di tradurre le emozioni dell’immagine in suoni, note e musica, rendendo un tema musicale non più “colonna sonora”, termine tecnico che lui non amava, ma protagonista sulla scena. Quanti film nel manifesto principale portavano in maniera evidente sotto il titolo, a volte anche più grande degli attori principali, “musiche di Ennio Morricone”. La sua fama non ha conosciuto confini su questa pianeta. Percorsi Seriali ha iniziato un nuovo viaggio in questa estate. Non è andato in vacanza ma sta attraversando un cammino nel passato che durerà per questi mesi estivi. La scorsa settimana abbiamo raccontato L’Odissea, miniserie tv kolossal che co-produsse e realizzò la Rai. Lo facciamo perché questo paese ha un passato di produzione televisiva, un passato importante che non deve essere dimenticato e perso, però non può divenire ostacolo per un rinnovamento dell’industria culturale e televisiva di questo paese che passa anche dall’aggiornamento delle forme di produzione culturale.

La Mafia arriva in tv

La televisione vive un momento di profonda crisi, i reality hanno esaurito il loro spunto di innovazione e sono scialbe e volgari copie di sé stessi che non funzionano più “inzeppandoli” di presunti famosi o di figli di presunti che nella loro vita non hanno fatto altro che indossare un cognome – i dati d’ascolto lo testimoniano. Sta anche cadendo, finalmente, quella conventio ad excludendum per cui “il cinema è meglio dei telefilm”, orribile termine che sa tanto di anni ’80. Paolo Sorrentino, il regista de La Grande Bellezza, ha rinnovato il suo impegno dopo le due serie sui “papi”, con il film per Netflix sul calcio: “E’ stata la mano di Dio” e sarà su Diego Armano Maradona. Proprio per questo abbiamo deciso di tracciare un percorso nelle nostra memoria, per ricordare l’immaginario italiano. Volendo omaggiare Ennio Morricone non potevano non ricordare una serie tv che ha avuto molte stagioni e che per le prime quattro ha avuto il volto di Michele Placido. Il nome del Commissario Cattani scatena una ridda di ricordi per chi ha almeno quarant’anni, perché La Piovra, è stato un campione d’ascolti assoluto e la Rai lo ha anche esportato in molti paesi europei con successo. Quel volto aveva le fattezze di Michele Placido, poliziotto, uomo che si era dato la missione di combattere uno dei più terribili nemici del nostro paese: la mafia. Il termine Piovra è antico,  pare risalente alla prima metà del diciannovesimo secolo ad indicare non un’organizzazione criminale, bensì una società segreta. Le ipotesi sono diverse, nel nostro caso si intende un mostro che allunga i suoi tentacoli su tutti settori della società. Il commissario Cattani viene trasferito in Sicilia, al posto di un collega assassinato dagli uomini di Cirinnà, un trafficante di droga boss della zona. Per incastrare Cirinnà, Cattani imbastisce uno stretto rapporto con Titti Pecci che, figlia di una nobildonna, è legata al boss, ma il matrimonio di Cattani, già messo a dura prova dal lavoro del commissario, rischia la crisi definitiva.

Remo Girone

Cirinnà, per impedire a Cattani di proseguire le indagini, fa rapire la figlia del commissario, che si troverà costretto a scendere a compromessi per la salvezza della ragazzina. Oltre Michele Placido la serie vedeva una giovane Barbara De Rossi, Florida Bolkan, Flavio Bucci. Questo per quanto riguarda la prima stagione, ma questa è una vera e proprio epopea ed il ruolo del “cattivo” che torna e ritorna, forse più famoso di Cattani stesso, è quello di Remo Girone che interpreta Tano Cariddi.

Cariddi è già un criminale che usa la testa e manovra gli uomini come fosse un vero puparo, altra espressione siciliana usata dal grandissimo scrittore Leonardo Sciascia. Particolarmente importante è l’evoluzione narrativa con la quale viene raccontata l’espansione dei molteplici tentacoli della criminalità organizzata che danno il titolo all’opera: si passa dai traffici locali ed internazionali di droga in una Sicilia egemonizzata ed insanguinata dalla mafia della prima stagione alla loggia massonica deviata, che ha il nome Itala e che dovrebbe ricordare gli echi della P2 di Gelli, ed agli apparati statali deviati della seconda stagione, ambientata nella Roma dei palazzi del potere; nella terza stagione lo scenario si apre a ventaglio raccontando gli affari della mafia finanziaria delle banche internazionali e dei traffici illegali di armi

Michele Placido

e scorie nucleari, il cui centro operativo invece è per lo più a Milano e nel nord Italia. Il contesto si intensificherà nella quarta stagione, alla fine della quale il commissario Corrado Cattani  verrà ucciso, in quanto venuto a conoscenza di scomode e scottanti verità. L’eroe interpretato da Placido viene ucciso anche perché arrivato ai nomi della Cupola, un supervertice che governa e gestisce l’organizzazione criminale in una sorta di federazione sovrannazionale. Le intricate vicende di politica, finanza, massoneria, corruzione e criminalità organizzata che proseguiranno anche ne La piovra 5 – Il cuore del problema, La piovra 6 – L’ultimo segreto e La piovra 7 – Indagine sulla morte del commissario Cattani si ispiravano alle vicende politiche e di cronaca di quegli anni e misero per la prima volta in luce il fatto che la mafia non era solo quella degli uomini d’onore, dei picciotti e dei killer spietati, ma un fenomeno ben più complesso ed articolato (lo stesso Giovanni Falcone si complimentò per l’accuratezza della serie e per il suo dettagliato realismo nel descrivere Cosa Nostra nel suo insieme), ed infatti generarono parecchie polemiche politiche, nonché fortissime pressioni per far concludere la saga, nonostante questa continuasse ad avere un grandissimo successo di pubblico e critica, anche a livello internazionale. È proprio a causa di tali pressioni politiche che sono dovute le parentesi de La piovra 8 – Lo scandalo e La piovra 9 – Il patto ambientate non più in epoca contemporanea bensì ai tempi della mafia latifondista e contadina degli anni ’50 e ’60, prevalentemente incentrate sulle vicende private dei protagonisti, piuttosto che sugli affari di Cosa Nostra e quasi completamente distaccate rispetto agli altri capitoli della saga. Infine con La piovra 10 (trasmessa su Rai 2 anziché su Rai 1 come le precedenti) si cerca di tirare le fila di tutti gli argomenti lasciati precedentemente in sospeso alla fine della settima miniserie e di dare una lettura della mafia attuale.

 

Morricone e la tv

Il tema de La Piovra, con il suo forte inciso iniziale, soprattutto col contrappunto degli archi, sottolineava l’aggressività dell’organizzazione criminale. Morricone era straordinario non solo nel tradurre le immagini in note ma nel suggerire immagini dalle note. I Metallica, una delle band metal più famose al mondo, prima di iniziare i loro concerti trasmettevano una loro versione de L’Estasi dell’Oro, l’arcinoto tema principale de Il Buono, Il Brutto e il Cattivo. Evocativa e bellissima fu anche la musica per Il Segreto del Sahara di Alberto Negrin del 1988 cantata d Amy Stewart. L’anno dopo il maestro fu chiamato a dare un’identità musicale alla nuova versione, abbastanza zoppa, de I Promessi Sposi, diretto da Salvatore Nocita. Purtroppo pochi ricordano una bellissima musica che fu composta per l’Addio ai Monti di Lucia, una delle pagine più poetiche del libro di Manzoni. Ancora una volta questo musicista romano, trasteverino, era riuscito ad arrivare al cuore della narrazione e al cuore dello spettatore. Ancora e sempre grazie Maestro.

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