MIDNIGHT MASS: FEDE, ERESIA E HORROR PER NETFLIX

midnight mass

Voltaire, il grande filosofo francese che ha superato la soglia del pensiero illuminista di cui è figlio, scrisse: “La superstizione sta alla religione come l’astrologia sta all’astronomia, la figlia pazza di una madre prudente.” C’è moltissimo in una religione al di là delle fede di una persona e una serie come Midnight Mass ci vedere qualcosa di davvero inquietante. Netflix continua a stupire con un prodotto che mostra come il credo religioso si confonda e si mescoli con la superstizione, combinandosi in sincretismi davvero fortemente originali.

Il setting della storia si svolge sull’isola di Crockett, un remoto villaggio di pescatori in un’isola al largo di uno degli stati degli Usa nord-occidentali. Fa impressione sentir parlare della terraferma con l’appellativo di “continente” come ci trovassimo nella Sicilia della diaspora di inizio ‘900. Sull’isola c’è un’esigua comunità di cristiani cattolici riuniti sotto la parrocchia di Saint Patrick e guidati da più di mezzo secolo dall’anziano prete locale che, malandato, malato e fragile, è andato in pellegrinaggio in Terra Santa, forse come ultimo viaggio della vita o forse sperando in un miracolo.

 

Chi sono gli Angeli di Midnight Mass?

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L’arrivo di un sostituto, Padre Paul, giovane e di bell’aspetto, è preceduto da allarmanti presagi di sentore biblico. L’ecclesiastico, pio, devoto e affezionato ai suoi parrocchiani, raccoglie un numero sempre maggiore di fedeli che trovano giovamento spirituale e fisico ad ogni celebrazione delle funzioni religiose. Tra questi, la famiglia Scarborough, i Flynn, genitori dell’adolescente Warren e dell’ex galeotto Riley (Zach Gilford), un’altra famiglia che ha una figlia teenager paraplegica Leeza, e la rigida perpetua Bev (Samantha Sloyan). Della comunità fanno parte anche la dottoressa Gunning (Annabeth Gish), l’insegnante Erin Greene (Kate Siegel), il citato Riley e lo sceriffo musulmano Hassan, l’unico non cristiano dell’isola. C’è innovazione nel modo di approcciare i parrocchiani da parte di Padre Paul, che va dall’occuparsi dei problemi personali di ogni membro della comunità ad eventi “miracolosi”. Miracoli che, però, fanno scorrere sangue sull’isola e l’eresia diventa quasi la nuova ortodossia. La storia narrata da Flanagan, creatore, sceneggiatore e regista di Midnight Mass (precedentemente aveva creato The Haunting of Hill House e Somnia, quest’ultimo forse troppo sottovalutato) è profonda, spirituale e toccante, e l’orrore che mette in scena è intimo e lacerante, non tanto per gli effetti speciali ma per le premesse e conseguenze narrative inerenti al rapporto dei personaggi con la religione. Midnight Mass è sì una storia dell’orrore, piena di mostri, morti violente e sangue che scorre a fiotti, ma è anche un melodramma in grado di raggiungere picchi patetici in grado di farvi riempire il fazzoletto di lacrime. Flanagan mette in scena un copione verboso, d’altronde ogni puntata ha il titolo di una parte della Bibbia del Vecchio e Nuovo Testamento, da Proverbi ad Atti degli Apostoli, però quello che fa dire ai suoi personaggi non è mai ridondante o inutile. Sicuramente l’inizio è macchinoso e un po’ lento nei primi due episodi, questo è un difetto che si nota. La pazienza però viene ripagata anche perché è interessante vedere come la religione ed il suo contrario si confondono, e tutto sale fino a montare verso un finale grandioso – apoteosi di ferocia, perdita del senno e violenza collettiva, – e concludersi con un epilogo tragico, commovente e redentore.

Tanto tanto Stephen King con un po’ di Esorcista

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Nonostante ad alcuni potrà sembrare blasfemo il tema portante di Midnight Mass, ambientata durante la Quaresima e opportunamente culminante nella notte del Lunedì dell’Angelo, è il concetto di resurrezione, pietra angolare del cristianesimo. Flanagan mostra la sua acrimonia verso la reiterazione dei simboli religiosi come strumento di controllo e consumo. Non c’è dubbio che per chi è cresciuto in un ambiente cattolico la parabola horror religiosa di Midnight Mass abbia un impatto più forte. Flanagan dimostra senza dubbio che l’horror di stampo cristiano – quello delle possessioni, delle presenze demoniache e dei presagi – sia ancora tra i più terrificanti del genere. Come lo è l’orrore, in modo meno plateale, ma più raggelante e insidioso, quello che vive Riley, divorato da quel senso di colpa che i cattolici conoscono bene e perseguitato dalla presenza angoscianti della sua vittima sfigurata.Sicuramente Flanagan è influenzato da un classico come L’esorcista di William Friedkin – anche se il make-up della serie non è di buona fattura – ma molto di più alla narrazione di un autore come Stephen King, da Pet Semetary ad A volte ritornano. Bravissimo e fortemente convincente il suo protagonista, Hamish Linklater (era l’agente sfigurato di Legion) nei panni di Padre Paul, che offre splendida prova tanto da dare valore aggiunto alla serie. La sua prova attoriale in Midnight Mass è strepitosa: la purezza e la fede incontaminata che riesce a conferire al personaggio fino alla fine, nonostante le menzogne, la corruzione e il ruolo definito da alcuni “mansoniano” – aggettivo che ci trova d’accordo – assunto a un certo punto fanno del suo fallibile e devoto Paul un personaggio indimenticabile. Midnight Mass sconta un’uscita televisiva non ben programmata. La vicinanza con Squid Game lo ha penalizzato negli ascolti. Qui, però, è da vedere se Netflix aveva idea del potenziale dei due prodotti narrativi. A noi non resta che consigliare questo titolo anche ai non appassionati di horror, soprattutto anche quelli che si fanno spaventare dagli effetti speciali più virulenti, perché troveranno sicuramente il modo di apprezzare una narrazione che cresce col passare dei minuti e non lascia insoddisfatti nel finale.

Ortodossia e Fanatismo

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Stavolta voglio consigliare tre serie che parlano dell’ortodossia che riguarda le tre grandi religioni monoteiste. La prima è sicuramente WACO, la storia dell’assedio al folle David Koresh e alla sua setta ultracristiana: un assedio con le autorità durato cinquanta giorni conclusosi con un incendio in cui morirono 76 persone (tra cui 20 bambini). Di UNORTHODOX avevo già parlato e lo faccio ancora perché la serie basata sull’omonimo romanzo di Deborah Feldman è davvero bella e affronta il problema fra libertà ed identità. KALIFAT mostra il lato fanatico dell’islam. Insolito che a farlo sia una serie tv svedese con un thriller spionistico, ambientato fra Stoccolma e la siriana città di Raqqa, allora capitale dell’ultraislamico Daesh, con gli agenti dell’intelligence svedese impegnati a sventare un triplo attacco terroristico.