Magpie Murders: su Sky I Delitti della Gazza, un giallo whodunnit very british style

magpie murders

C’è un’epidemia gialla nel mondo. Tranquilli non si tratta di una variante asiatica del covid, ma sicuramente ben più profonda è profonda. MAGPIE MURDERS (I delitti della gazza), miniserie assolutamente british style in onda su SKY fa parte di questa epidemia. Da quando Edgar Allan Poe ha creato il racconto poliziesco moderno – precisamente era il 20 aprile 1841 quando il Graham’s Magazine a Filadelfia pubblicava I DELITTI DELLA RUE MORGUE, considerato la prima storia poliziesca – gli scrittori di gialli hanno cercato il modo di mantenere il genere eccitante: sognando crimini impossibili in stanze chiuse a chiave, ambientando gli omicidi in luoghi inaspettati, tra cui monasteri medievali, basi militari sudcoreane e cyberspazio. Oggi si sono appassionati a quello che possiamo chiamare il meta-mistero, il mistero sul mistero. I generi si sono intrecciati, condivisi, resi metageneri, allungando sempre di più le frontiere. I classici ci sono sempre, come quello che gli inglesi chiamano “whodunnit”, contrazione di who have done it, cioè “chi lo ha fatto. Magpie Murders è un esempio da manuale di questo. È basata sul romanzo bestseller di Anthony Horowitz, che, tra le altre cose, ha creato l’eccellente serie poliziesca sulla Seconda Guerra Mondiale Foyle’s War. Se, però, la serie precedente era immersa nella storia, la nuova e vivace serie è incentrata sui pericoli e sui piaceri della furbizia e della sagacia.

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Lesley Manville interpreta Susan Ryeland, un’editor londinese che non va d’accordo con il suo scrittore più importante, Alan Conway. Quest’ultimo è interpretato da Conleth Hill, meglio conosciuto come il mitico Lord Varys di Game of Thrones, l’eunuco degli eunuchi, che ha totalmente eliminato questo termine come sinonimo di voci bianche rendendolo simbolo di scaltrezza e realpolitik. Conway, un tipo sgradevole, si è arricchito scrivendo romanzi su un detective degli anni Cinquanta di nome Atticus Pünd. All’inizio della serie, ha appena consegnato il suo ultimo libro, anch’esso intitolato Magpie Murders. Ma ci sono due problemi. La copia che Susan riceve manca del capitolo finale in cui Atticus Pünd risolve il mistero. Ancora peggio, Conway è stato trovato morto nella sua villa di campagna nel Suffolk. Non è una morte naturale. Suicidio od omicidio? E se fosse omicidio, whodunnit? Appunto.

Susan cerca disperatamente di trovare le pagine mancanti. Attenzione! L’interesse di Susan non è determinato dalla voglia di risolvere il mistero della morte dello scrittore, ma perché senza l’ultimo capitolo non si può pubblicare il libro. Provate ad immaginare quando possano essere le vendite di un giallista la cui stessa morte è un mistero. Esatto, incalcolabile.  Incontrando le persone che conoscono Conway, Susan capisce presto che l’ultimo romanzo di Pünd è popolato da personaggi che in realtà sono caricature di loro stessi: la sorella, l’ex moglie, il fidanzato appena scaricato, il giardiniere arrabbiato e così via. Tutti hanno motivo di odiarlo. Se Conway è stato assassinato, il suo romanzo – e il capitolo finale mancante – potrebbe contenere la risposta a chi è stato. Tutto ciò rende la serie televisiva Magpie Murders una sorta di sala degli specchi. Mentre Susan cerca risposte sul romanzo di Conway nel mondo reale, la serie offre un percorso parallelo in cui vediamo Atticus Pünd – interpretato con ironia da Tim McMullan – tentare di risolvere la storia dell’omicidio nel romanzo di Conway. Molti degli attori appaiono in entrambi i binari: ad esempio, Matthew Beard interpreta sia il cinico ex fidanzato di Conway che l’insignificante assistente di Pünd. Come se non bastasse, Susan inizia anche a conversare con Atticus Pünd, che le dà consigli per risolvere i misteri.
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Architettare una storia dove l’intreccio vede il protagonista che confonde il piano del reale con la fantasia non è raro, pensiamo al grandissimo Buster Keaton che lo ha fatto in modo più spiritoso in Sherlock Junior, dove interpreta un aspirante detective che si addormenta ed entra in un film poliziesco; Dennis Potter lo ha fatto in modo più commovente in quel gioiellino che è The Singing Detective, su un uomo ricoverato in ospedale che intreccia una storia da investigatore privato per sfuggire al dolore della sua vita. Certo non siamo a queste vette però francamente il prodotto seriale ha una buona riuscita, anche per le ambientazioni very british, fra passato e moderno. Il risultato è vivace e recitata in modo molto piacevole, soprattutto dalla Manville, che forse conoscerete per i numerosi film del grande Mike Leigh e per il ruolo della sorella del personaggio di Daniel Day-Lewis in Phantom Thread, che interpretamagpie murders Susan con il giusto livello di serietà. L’attrice è in grado di cogliere le battute taglienti della sceneggiatura e il modo in cui la donna si immerge nel suo lavoro, evitando così di affrontare questioni personali, come il fidanzato greco che vuole che lei si trasferisca a Creta e gestisca un hotel, o la sorella che vuole che lei faccia pace con il padre morente. La carriera letteraria di Conway è stata tormentata dal fatto che lui voleva scrivere libri seri su temi seri, ma il pubblico voleva solo la furbizia di Atticus Pünd. Alla fine, I Delitti della Gazza vuole affrontare il rapporto tra arte e vita, particolarmente astuto riguardo agli schemi e alle soluzioni e consolazioni dei romanzi polizieschi, specie In un mondo di incertezze emotive. Questa è la conclusione a cui arriva Susan circa i romanzi di Atticus Pünd, che offrono la piacevole chiusura di un mondo ordinato. Lo stesso vale per questa serie TV. La nostra vita quotidiana può non essere facile, ma alla fine con Magpie Murders abbiamo la soddisfazione di sapere whodunnit. Piacevole.

 

 

Whodunit oppure qui l’ont fait?

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Facciamo anche scuola di lingua qui a Percorsi Seriali, abbiamo un’identità che non si vuole mica far chiudere dentro un panino con qualche salsiccia ma sa guardare ben oltre. La storia di uno scrittore che voleva scrivere libri seri e seriosi ma si è trovato a scrivere best-seller a ripetizioni è uno degli episodi della terza stagione di una bella serie franco-belga che in Italia è andata in onda su GIALLO: ASTRID ET RAPHAËLLE. Ambientata a Parigi vede il connubio professionale e personale tra due donne, il comandante Raphaëlle e la bibliotecaria dell’archivio criminale Astrid. La caratteristica di quest’ultimo personaggio, interpretato da Sara Mortensen, è di essere autistica e in particolare di essere afflitta dalla sindrome di Asperger. Una serie di cui vi innamorerete. Meno male che è stata annunciata la quarta stagione.