LOSTalgia: a 16 anni dal volo Oceanic 815

Il 22 settembre del 2004 sull’ABC americana, dopo il titolo sfocato in caratteri bianchi, andava in onda il primo piano di un occhio chiuso che poi si apriva di scatto ritrovandosi in una foresta tropicale dagli alberi altissimi. Così iniziava la prima puntata di LOST, una di quelle serie tv che hanno segnato la rivoluzione della serialità televisiva e la crescita sempre più continua nel panorama dell’intrattenimento a livello planetario. Una rivoluzione che era già iniziata, ma che si andava sempre più consolidando, che portava la serialità televisiva, prima troppo spesso giudicata “di contorno” rispetto alle altre attività dell’audiovisivo. Un discorso importante e lungo che merita attenzione in altra sede ma che trova un segnale esplicativo nel passaggio dalla dicitura “telefilm” a “serie tv” o all’italica “fiction”.

Da Percorsi Seriali ad Archivi Seriali

Oggi Percorsi Seriali diventa Archivi Seriali, ogni tanto ci divertiremo a parlare di quelle serie che hanno segnato la storia della narrazione degli ultimi quarant’anni.
Torniamo, però, a Lost, torniamo sull’isola, dove le vicende dei dispersi hanno catturato alcune centinaia di milioni di fan in tutto il mondo. Lo schianto del volo Oceanic-Air 815 su un’isola tropicale in un luogo non precisato è solo l’inizio dell’avventura dei protagonisti della serie ideata da J.J. Abrams e Damon Lindelof, trasmesso per la prima volta in Italia da Fox il 22 Marzo 2005. Quando parliamo di Abrams e Lindelof ci riferiamo a due professionisti che hanno inciso profondamente nell’immaginario dell’audiovisivo del nuovo millennio e non solo per quanto riguarda la serialità tv. Sia in coppia che singolarmente loro sono stati responsabili dello sviluppo di saghe importanti come Star Wars, Star Trek , Mission Impossible, titoli del MCU – Marvel Cinematic Universe e altro ancora. Questo per dire come la serialità finalmente usciva da quel ruolo di “è simpatico ma non ci uscirei”, come dicono le ragazze di alcuni loro coetanei alle feste, per diventare invece protagonista, il che si traduceva in un forte aumento degli investimenti in termini sia economici, sia creativi.

Che genere è Lost?

Quando andò in onda Lost ci trovammo di fronte a qualcosa di particolare e sorprendente. Ricordo discussioni sulla definizione del genere di Lost. Molti lo definiscono avventura, altri thriller, altri ancora fantascienza, altri fantastico. Bene! Hanno tutti ragione ma manca sempre qualcosa. Lost è Lost! Lost è una storia che incarna moltissimi generi e ancora non sappiamo quale muove realmente le fila della storia. Infatti vi sono terribili creature invisibili, misteriosi campi elettromagnetici, scienziati non proprio ortodossi, morti e sparizioni insolite e situazioni di grave pericolo. Questa sua capacità di non essere facilmente definibile, perché riesce ad abbracciare un ampio spettro di tipologie di storie, lo rende vincente. Per non parlare dei tantissimi personaggi che lo compongono e dei cambiamenti che subiscono durante tutte le sei stagioni che hanno appassionati le platee di tutto il mondo. Si può raccontare la “storia” di Lost? Impossibile! C’è una vicenda principale? Vero. Una vicenda enorme, articolata, che è la somma del destino dei sopravvissuti e degli abitanti dell’Isola. Di conseguenza è inscindibile dalle tante storie che ogni personaggio portava con sé. Lost non è solo un mondo, quanto un vero e proprio universo dove vengono messe alle prove tutti le emozioni umane alle prese sempre con nuove prove.

LOSTalgia

Uno dei cardini vincenti su cui si basa il successo di Lost è il concetto di “fuoricampo”, meccanismo che sempre facile a raccontarsi ma ben più difficile a costruirsi! In Lost non si chiude mai completamente un vicenda. Ogni volta che si chiude un evento c’è un elemento che porta indiscutibilmente a chiedersi cosa succederà successivamente. Questa è la base della narrazione audiovisiva, non solo, però realizzare in maniera seriale e sistematica diventa un lavoro incredibile. Il modo in cui Lost coinvolse gli spettatori di tutto il mondo era unico. Dopo la messa in onda di ogni nuovo episodio, in rete i fan si incontravano per discutere dei nuovi sviluppi, aggiornando le teorie sulla natura dell’isola e dei personaggi stessi e sugli eventi che li attendevano. La nostalgia di Lost, la “Lostalgia”, come alcuni l’hanno definita, comprendeva anche questo: non solo la serie con i suoi momenti più emozionanti, ma anche l’attesa spasmodica per ogni nuovo episodio, le discussioni e i confronti con gli altri fan, le ipotesi e le teorie che si aggiornavano di settimana in settimana. E oggi, a tanti dalla fine di Lost – che andò in onda in su FOX in lingua originale in contemporanea con gli USA per la prima volta – la Lostalgia si arricchisce anche di tutte le discussioni, le polemiche e le curiosità che negli anni hanno continuato a tenere vivo il mito di Lost. E parliamo poi del finale. Il finale. Quello fu qualcosa che divise non solo i fan, ma anche chi non lo era. Perché ad un certo punto tutto sembrava contagiato da questa mania di sapere che cosa davvero era successo ai sopravvissuti del volo Oceanic 815, chi erano davvero gli Estranei e le tante altre storie che partivano dai personaggi. Il finale di Lost è stato criticato. Alcuni l’hanno trovato un espediente perché non sapevano più come concludere. Piaciuto o non piaciuto questo è falso. La narrazione seriale si basa su una “bibbia” – termine tecnico – dove sono decisi personaggi e storie. Il finale era già stato definito. Inoltre io credo che quando ci si trova di fronte ad una narrazione che ci ha tenuto compagnia con quella intensità per sei lunghe stagioni bisogna pensare all’esperienza complessiva. Quella di Lost è stata una bellissima esperienza.

Lost: ci sono eredi?

Da Lost non sono stati tratti degli spin-off, diamo due consigli su qualcosa che ricordi il tipo di meccanismo. Il primo è Rubicon (nella foto). Qui  non ci sono misteri sovrannaturali in questa serie tv ispirata ai thriller politici degli anni ’70, ma solo vecchie e care cospirazioni governative. Il protagonista Will è infatti membro di un’agenzia di sicurezza americana che un giorno scopre un codice segreto, che svela i destini del mondo, nei cruciverba dei maggiori quotidiani. Poi Flashforward: cosa succederebbe se per un istante potessimo dare una sbirciata nel futuro? È quello che capita a ogni persona del mondo: il 6 ottobre del 2009 tutti per 2 minuti e 17 secondi hanno una visione di ciò che capiterà loro tra un anno esatto in quello stesso orario. Le investigazioni di un agente dell’FBI porteranno alla luce una cospirazione di proporzioni globali.

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