La Guarimba suona sempre al cinema. Qualche domanda a Natalino Zangaro

Nonostante le difficoltà di quest’anno il cinema prova sempre a raccontare, cercando un “posto sicuro” per poter affrontare le cose e le storie. Gli indios venezuelani usano Guarimba come parola per indicare un posto sicuro, che è anche il nome di un importante film festival che si tiene in questi giorni ad Amantea e che quest’anno raggiunge la sua ottava edizione. Ad accendere i riflettori sull’edizione 2020, l’Orchestra di Fiati Mediterranea – primo concerto in assoluto dopo il lockdown – con un omaggio a Ennio Morricone e alla sua grande musica.

Ospite della serata Laura Gabrielaitytė-Kazulėnienė, addetta alla Cultura dell’Ambasciata della Lituania, che ha presentato il corto “Community Gardens” della regista lituana Vytautas Katkus, in concorso per la sezione Fiction. La maratona di film è proseguita con la proiezione dei corti in concorso provenienti da ogni angolo del mondo fino a tarda notte: i più coraggiosi alle 2.00 del mattino hanno assistito ad Insomnia, la sezione de La Guarimba dedicata al cinema sperimentale.

All’interno della sezione Migrarti del Festival, programmazione nata nel 2019 per puntare i riflettori sul dramma dell’immigrazione in Italia attraverso le storie di tanti italiani di seconda generazione, storie di denuncia ma anche dimostrazioni di necessaria umanità, questa sera sarà presentato, proprio dell’ideatore del Festival Paolo Masini, “SCHIAVONEA”, unico corto della Calabria per la regia di Natalino Zangaro.

Il film racconta di Vincenzo è un giovane che vive in una piccola comunità marittima calabrese, Schiavonea, nel comune di Corigliano Rossano, destinazione di alcuni sbarchi migratori. Ayana, invece, è una ragazza di questi migranti, temporaneamente bloccata in un mercato del pesce improvvisato a centro d’accoglienza. Un giorno Vincenzo si reca al mercato per procurarsi del pesce fresco, ma l’incontro inaspettato con la ragazza segnerà la vita di entrambi.

Natalino Zangaro è nato un ragazzo del 1990 nato a Cariati, un paesino calabrese situato in provincia di Cosenza, e cresce a Corigliano Calabro, cittadina non distante dal suo paese natio. Matura la passione per il cinema nel 1997, anno di uscita del film colossal di James Cameron, Titanic, di cui ne rimase sbalordito. Grazie a questo, insieme alla collaborazione del fratellino, si spinse a rubare di nascosto la videocamera del padre per realizzare piccole e tenere scene, cercando di imitare alcuni miti del grande schermo come Al Pacino e De Niro. Si iscrisse nel 2015 alla Rome University of Fine Arts, conseguendo la laurea in Cinematografia nel 2019 con lode. Nel corso dei tre anni realizzò due cortometraggi: L’anniversario e Piano terra. Grazie a quest’ultimo ha avuto la possibilità di collaborare con Sandra Ceccarelli, vincitrice della Coppa Volpi a Venezia, e Daphne Scoccia, da giovane promessa divenuta ormai realtà del cinema nostrano. Lo abbiamo raggiunto al telefono per farci quattro chiacchiere e chiedergli alcune cose sul suo rapporto col cinema.

“Ho iniziato a fare cinema per via di un bisogno di condividere il modo in cui osservo e contemplo la vita. Per la voglia di esprimere nelle mie opere ciò che credo di aver imparato durante l’arco della mia esistenza e offrirlo al prossimo.”

Qual è il tuo rapporto con la Calabria?

“Ho studiato cinema alla Rome University of Fine Arts. Vivo a Roma da 6 anni, ma torno sempre con grande piacere. Mi affascinano molto le contraddizioni che caratterizzano la Calabria, una terra difficile quanto suggestiva. Un luogo che offre scenari e tradizioni meravigliosi. Tra l’altro ho vissuto il lockdown a casa dei miei qui in Calabria ed è stata un’ottima occasione per riscoprirli e per conoscere ancora meglio questi luoghi.”

Schiavonea mi è piaciuto molto. Ho trovato un racconto stile Gomorra molto ben contaminato da Truffaut nei riti di passaggio all’età adulta. Mi colpisce i contrasti che si intuiscono e che diventano evidenti senza mai essere appariscenti. Mi sbaglio?

“L’analisi di Garrone e Truffaut è corretta, infatti mi complimento con te per averla colta (I quattrocento colpi e Gomorra sono due dei miei film preferiti, i quali inevitabilmente mi influenzano artisticamente. Credo che il tema dei migranti sia qualcosa che vada affrontato con più umanità da parte di tutti, bisogna empatizzare con le vite di queste persone che arrivano nel nostro paese. L’obiettivo del corto é anche questo. Schiavonea è stato concepito per via di una forte esigenza, quella di tramutare la cronaca in un racconto più emotivo. Poiché notiziari e politici a volte danno messaggi freddi: numeri, statistiche, dati. In quanto si dovrebbe comprendere che dietro quelle cifre si celano vite di essere umani. Schiavonea vuole dare un volto a questo spaccato e a quegli episodi che spesso sentiamo in tv ma che, alle volte, ingenuamente, tendiamo a sottovalutare, giudicare con superficialità, e nel peggiore dei casi ignorare.”

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.