INVERSO: il Cyberpunk di William Gibson arriva su Amazon Prime

Non mi è mai capitato di scrivere di una serie tv quando era ormai disponibile anche l’ultima puntata ma PERCORSI SERIALI credo, e spero, abbia abituato alla non rincorsa della novità. Inoltre, parliamo di una serie che pone questioni che non sono affatto secondario. INVERSO – THE PERIPHERAL, visibile sulla piattaforma Amazon Prime è tratta da un libro dei guru per eccellenza della fantascienza contemporanea, l’uomo che ha costruito, ma non coniato, l’idea di cyberpunk grazie al leggendario NEUROMANTE. C’è uno strano rapporto fra i pubblici e fantascienza. Nonostante i grandi successi di adattamenti come Dune, Foundation, Blade Runner, il ciclo di Matrix e molti altri originali come Strange Days, c’è ancora una diffusa convinzione che Sci-Fi sia Action Movie, che se non c’è un’esplosione, un effetto speciale, un omicidio, una mossa di kung-fu acrobatico, non sia fantascienza. Neanche fossimo dentro un film dell’ultima parte della carriera di Steven Seagal! Torniamo ad Inverso, perché proprio da Matrix Resurrections a Cyperpunk: Edgerunners, il ritorno del cyberpunk è stato lento ma inesorabile; con questa operazione è nientemeno che il padre del genere, William Gibson a riportarlo definitivamente in voga. La serie in otto episodi è infatti la trasposizione di Inverso, sua opera del 2014 decisa a ricordarci che il “futuro immerso nella realtà virtuale è sempre più vicino”, così recita uno dei claim con cui è descritta la serie.

Certe basterebbe osservare il rapporto che abbiamo con i nostri smartphone e le mosse dei giganti dei social per capire che siamo in un racconto che parte ed è parte dal nostro presente. Lo show prodotto da Amazon, Warner e dalla casa di produzione del Jonathan Nolan di Person of Interest e Westworld, la Kilter Films, segue l’introduzione di Flynne (Chloë Grace Moretz, di nuovo in un Syfy dopo Mother/Android) a quello che sembra un videogioco molto realistico. La ragazza lavora in un negozio di stampanti 3D, mentre suo fratello Burton (Jack Reynor), ex militare, fa i turni immergendosi per lavoro proprio in quel mondo virtuale.

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Burton passa un turno a Flynne, immergendola in una realtà virtuale che la riempie di meraviglia, per poi prendere improvvisamente una piega violenta e allucinante. Testimoniando un delitto e realizzando che quel mondo virtuale è, in realtà, il futuro, la protagonista mette a rischio la sua vita e quella dei suoi cari. Da quel futuro proviene Wilf (Gary Carr), cittadino di una Londra del XXII secolo, semidesertica dopo che la popolazione umana si è quasi estinta. In quell’epoca, una società suddivisa in poche caste si diverte a viaggiare virtualmente nel tempo grazie a visori collegati a un database storico, mentre il corpo se ne resta comodamente a casa. Il suddetto omicidio, un plotone di assassini, una zaibatsu interessata a plasmare il passato e un bel po’ di personaggi coinvolti da Burton e da Wilf in una storia sempre più complicata compongono l’impianto narrativo di Inverso – The Peripheral. Insieme, sono (anche) il pretesto per rendere familiare alle nuove generazioni amanti di cinema e tv che non hanno vissuto il periodo d’oro cinematografico del cyberpunk. Perché in fondo si parla sempre di un Jackpot cioè dell’apocalisse della nostra linea temporale.

I romanzi mozzafiato e ricchi di dettagli scritti da William Gibson lo hanno reso un autentico titano della fantascienza. L’inquietante e incredibile preveggenza contenuta nelle sue storie lo ha consacrato a livello mondiale al ruolo di figura di spicco, anche al di là dei meriti letterari, tanto da essere considerato il codice sorgente segreto di ogni cosa, dall’iPhone alla tua giacca preferita. Sin dall’inizio degli anni ’80, ha immaginato il futuro iper-connesso in cui viviamo o, almeno, verso cui ci stiamo dirigendo e nel farlo ha ispirato innumerevoli libri e film.

La sceneggiatura si prende il suo tempo per decollare veramente, concentrandosi maggiormente sul descrivere due mondi opposti e complessi di cui questi sei episodi fanno da apripista. Le tematiche affrontate sono più attuali che mai: da una parte vengono elencati dei gravi problemi statunitensi quali la difficoltà di accedere al sistema sanitario, il trattamento che subiscono i veterani di guerra una volta tornati a casa e il complicato assetto polito; dall’altra la serie abbracci gli argomenti più cari della fantascienza. Oltre al concetto di tempo, viene messo in discussione la minaccia rappresentata dalla cleptocrazia e il continuo bisogno di svaghi. Inverso non è esente da difetti e la trasposizione non è forse un capolavoro, ma è profondamente in sintonia con la visione di Gibson di un futuro piuttosto difficile e “schifoso”.

Inoltre, il fatto che la sceneggiatura sia stata plasmata sulla base di molte dinamiche negative esplorate da Gibson nel suo lavoro di scrittore, rende la visione piuttosto affascinante. Per fortuna la Moretz nei panni di action girl ed eroina futuristica è più che rodata, e il cast ha buoni interpreti come Eli Goree (il veterano di guerra invalido e “tostissimo” Conner) e T’nia Miller (Cherise). I romanzi di Gibson, invece, si sviluppano quasi sempre verso qualcosa di molto concreto e spettacolare come giusta ricompensa alla pazienza di chi ha appreso le regole dello strano futuro in cui si è ritrovato. A differenza di molti professionisti che fanno televisione in questo momento, Gibson ha una comprovata esperienza nella creazione di premesse strabilianti che alla fine hanno un senso compiuto. Inverso è una scommessa vinta soprattutto perché si ha già voglia di vedere la seconda stagione. Che ci sarà. Almeno nella nostra linea temporale.

Sono consapevole che molti lo criticheranno come hanno criticato Mercoledì di Tim Burton. Naturalmente si tratta di obiezioni diverse ma sono due le grandi categorie che non piacciono:
1 – quello che non si conosce e non si comprende
2 – le operazioni che provano a riassumere elementi diversi riuscendo a metterli in un insieme narrativo.
Oggi Iggy Pop ha detto che stima ed ascolta i Manneskin eppure abbiamo intere legioni di novax pronte a sacrifarsi contro di loro. Mercoledì Addams è il nuovo obiettivo – d’altronde c’è chi ancora parla di La Grande Bellezza di Sorrentino.
La Fantascienza, specialmente il cyberpunk sono odiati, invisi, condannati, insultati, pisciati, derisi, sputati e molto altri ancora. E c’è il Grande Fratello Vip che va ancora in onda. Perché? Credo perché la fantascienza è l’insieme di tentativi di creare universi senza risparmiare complessità. La fantascienza non è Steven Seagal, non me ne vaglia il Cuoco, come si faceva chiamare in un film.

CYBER-MEDIA

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Se c’è un linguaggio che ha sposato la fantascienza, specialmente quella cyberpunk, è l’animazione giapponese. Qui dovrebbe andare con un bulldozer per distruggere tanti di quei pregiudizi, ma peggio per chi non si è goduto quel capolavoro che è Ghost in the Shell del 1995 e che ha visto una trasposizione umana, sulla quale preferisco non esprimermi, nel 2017. Da poco su Netflix è uscito Cyerpunk Edgerunners, dove un ragazzo di strada cerca di sopravvivere in una città del futuro ossessionata dalla tecnologia e dalla modifica del corpo. Con tutto da perdere, sceglie di rimanere in vita diventando un edgerunner: un mercenario, noto anche come cyberpunk. Tutto questo porta a scoprire un altro media che si è fortemente unito al cyberpunk, cioè i videogame. Cyberpunk 2077 è sviluppato da un team polacco per Playstation e ha venduto già 18 milioni di copie.