Il Racconto dell’Ancella: la quinta è la migliore stagione insieme alla prima

È in gran parte l’ansietà di essere una donna che devasta il corpo femminile.” Queste parole della grande Simone De Beauvoir danno un tratto forte de Il Racconto dell’Ancella, serie tv giunta alla quinta stagione e tratta dal capolavoro di Margareth Atwood. Curioso che proprio pochi giorni fa ho avuto l’opportunità di parlare con Gaja Lombardi Cenciarelli, traduttrice ufficiale della Atwood, per l’uscita del suo nuovo libro.
Non è facile raccontare di una serie di questo tipo e per vari motivi. Prima di tutto partire da una distopia così bella e forte, come è innegabilmente quella creata dalla Atwood, è un’ancora che ti fa stare fermo nel mare della narrazione seriale, ma a lungo andare può diventare un peso che ti porta a fondo. L’esempio de L’Uomo nell’Alto Castello, tratto dal capolavoro di Dick, ci mostra proprio come se non si riesce a trovare il giusto olio per i meccanismi narrativi tutto si può bloccare fino a rimanere fermo e per sempre immobile. “Che vuol dire?” chiederà qualcuno. Vuol dire che June, la protagonista principale, l’eroina che affronta Gilead deve trasformarsi, come anche gli altri personaggi. Vuol dire che tutta Gilead deve trasformarsi per poter essere “creduta” da parte degli spettatori. Come la vita La narrazione presenta spesso degli schemi ricorrenti, ma non sono mai fissi, altrimenti lo spettatore perde interesse. Il racconto dell’ancella è una serie che sta raccontando una distopia esplicativa di problematiche del mondo contemporaneo. Le cronache delle rivolte in Iran sono l’esempio più lampante di questo, però anche il dibattito polemico sul diritto all’aborto negli Stati Uniti e da noi in Italia – per non dire della maternità surrogata – fanno sembrare le vicende di Gilead molto più vicine anche se distopiche.

In The Handmaid’s Tale 5 si ricomincia da dove la quarta stagione aveva terminato: June (Elisabeth Moss), dopo aver ucciso Fred Waterford (Joseph Fiennes) in una spedizione punitiva comune – come era già accaduto in precedenza – per lavare il dolore vissuto, lascia gocciolare le dita insanguinate nell’acqua limpida del bagno. June è abituata alla lotta, alla resistenza, lo faceva a Gilead, lo fa anche in Canada con i ricordi lancinanti e insopportabili di ciò che le è capitato e ora anche di ciò che ha fatto al suo ex comandante, Fred un personaggio barbaro, meschino, una nullità che ha costruito un mondo fatto di violenze, schiavitù in cui le donne sono delle fessure da penetrare e inseminare. La donna ha messo in atto un arcaico, quanto doveroso come le dice Mark Tuello, “occhio per occhio dente per dente” che imita lo strazio subito, ribaltando lo schema vittima-carnefice. Eppure tutta quella violenza la distrugge: è sconvolta, turbata e profondamente trasformata. Se ne accorgono, quando torna a casa, sia  Luke (OT Fagbenle) che Moira (Samira Wiley). June vive un dilemma se la violenza su Fred, la sua Vendetta sia stata giustificata. Un dilemma che aleggia in tutta la stagione anche per l’altro grande personaggio che ritorna alla ribalta: Serene. Proprio Serena Waterford (Yvonne Strahovski) che è sempre stata l’altra nemica pubblica di June, aguzzina tanto quanto il marito, nonostante spesso, inevitabilmente perché così è costruita quella società, fosse vittima di quel marito maschilista, retrogrado – come non pensare a quando l’uomo non ha fatto nulla per impedire che il consiglio tagliasse il dito alla moglie per il suo oltraggio – non l’ha mai aiutata, è sempre stata spietata antagonista. Appena scopre che suo marito è morto sa che è stata June ad ucciderlo; inizia da quel momento la vendetta di Serena che chiede di poter tornare a Gilead per organizzare un degno funerale per suo marito e diffonderlo, in diretta, su tutte le tv. Serena, l’antifemminista madre dello schema crudele che è Gilead, con un bambino in grembo, sta scontando la pena ma sta anche tessendo un ordito nefasto ai danni di June e della civiltà. Il suo dolore per aver perso Fred, suo marito e padre del bambino, deve essere dolore di tutti o almeno compatito da tutti: Fred nel luogo da lui costruito è apprezzato, ammirato e verrà ricordato come il comandante che è stato. Il mondo di Gilead, per quanto assurdo e crudele, diventa sempre più popolare al punto che la gente, anche se non parte di questa Repubblica, può iniziare a parlare, a pensare come loro. Si fa dramma ancora più grottesco e beffardo nel momento in cui, non solo gli uomini, ma anche le donne canadesi supportano e sostengono Serena, usando il frasario di quel mondo sporco e violento. Il terrore più grande di June potrebbe attuarsi: la Repubblica messa in piedi e organizzata da Fred potrebbe espandersi al di là dei confini, in tutto il mondo, e togliere, una volta per tutte, la libertà alle donne.

“Mi fai paura” dirà Moira. “Anche a me” ammetterà June. Forse più a se stessa che all’amica.  La quinta stagione è una stagione che mette in mostra la vendetta che sorge nelle due donne che sembrano essere sulle parti opposte della barricata. La violenza genera violenza, il dolore altrettanto dolore, il sangue altro sangue; June che come un cane rabbioso si “ciba” delle carni del carnefice, avrà delle conseguenze e i primi episodi saranno il trionfo del senso di colpa, della brutalità del diventare assassine dopo essere state vittime. Serena invece si trova in un ruolo che aveva visto solo da spettatrice: Serena si trova ad essere June, ad essere imprigionata da un sistema in cui crede di far parte, ma non è affatto così per un punto ineludibile: è una donna.
Questo scontro è l’anima di una bella stagione piena anche di manovre sulla diffusioni di Gilead nel mondo. Chissà come sarà la prossima ed ultima.

 

IL RACCONTO DELL’ANCELLA

Dopo una guerra civile, il regime teocratico di Gilead prende il comando nella zona un tempo conosciuta come USA. La società è organizzata da leader assetati di potere dove le donne sono brutalmente soggiogate e non possono lavorare, leggere o maneggiare denaro. A causa dell’infertilità le donne fertili, ribattezzate “Ancelle”, sono assegnate alle famiglie elitarie dove subiscono stupri rituali da parte del proprio padrone con lo scopo di dar loro dei figli.

Oltre alle Ancelle, abbiamo le “Marta” di grigio chiaro, le “Mogli” in varie tonalità di blu e il resto della popolazione di grigio. Le Mogli gestiscono la casa, aiutate dalle Marta che fungono da domestiche. Le Ancelle sono istruite da donne chiamate “Zie”, vestite in abiti color marrone scuro. La vita della popolazione è controllata dagli “Occhi”, una sorta di polizia segreta che opera per scovare i ribelli.