L’Inizio e la Fine. Di Guerre, Liberazioni, Storia e paragoni. 25 Aprile

Voglio aprire questo post che riguarda alcune considerazioni su dei paragoni fra la guerra tra Russia ed Ucraina  e la storia italiana, con delle parole non mie ma di una grande poetessa del ventesimo secolo, Wislawa Szymborska , premio Nobel 1996. Delle parole che parlano di guerra e soprattutto, come dice il titolo de L’Inizio e la Fine.

Leggere la sua poesia mi ha dato la voglia di scrivere in occasione del 25 Aprile, anniversario della Liberazione in cui si ricorda la liberazione dal nazifascismo in Italia e si rende omaggio alla resistenza. Lo faccio proprio in vista delle tantissime dichiarazioni che vedono nel presidente dell’Ucraina Zelensky, in quella della Russia Putin, in quello degli USA Biden, dei protagonisti di paragoni con quella vicenda storica. La nostra vicenda storica. Paragoni che sono stati fatti anche dal Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella.
Scrivo perché sembra scontato dire che “siamo tutti contro la guerra”. Poi, però, bisogna vedere come e cosa vuol davvero dire.

LA FINE E L’INIZIO
 
Dopo ogni guerra
c’è chi deve ripulire.
In fondo un po’ d’ordine
da solo non si fa.
 
C’è chi deve spingere le macerie
ai bordi delle strade
per far passare
i carri pieni di cadaveri.
 
C’è chi deve sprofondare
nella melma e nella cenere,
tra le molle dei divani letto,
le schegge di vetro
e gli stracci insanguinati.
 
C’è chi deve trascinare una trave
per puntellare il muro,
c’è chi deve mettere i vetri alla finestra
e montare la porta sui cardini.
 
Non e’ fotogenico
e ci vogliono anni.
Tutte le telecamere sono gia’ partite
per un’altra guerra.
 
Bisogna ricostruire i ponti
e anche le stazioni.
Le maniche saranno a brandelli
a forza di rimboccarle.
 
C’è chi con la scopa in mano
ricorda ancora com’era.
C’è chi ascolta
annuendo con la testa non mozzata.
Ma presto
gli gireranno intorno altri
che ne saranno annoiati.
 
C’è chi talvolta
dissotterrerà da sotto un cespuglio
argomenti corrosi dalla ruggine
e li trasporterà sul mucchio dei rifiuti.
 
Chi sapeva
di che si trattava,
deve far posto a quelli
che ne sanno poco.
E meno di poco.
E infine assolutamente nulla.
 
Sull’erba che ha ricoperto
le cause e gli effetti,
c’è chi deve starsene disteso
con la spiga tra i denti,
perso a fissare le nuvole.
 
Ieri ho sentito le parole del presidente Mattarella e dico, col massimo rispetto, anche perché di solito condivido le sue parole, che stavolta mi trovo assolutamente in disaccordo con quanto ha detto.
Come trovo terribile questo attacco contro l’ANPI, che ha visto in Gramellini, uno degli alfieri più vivaci e feroci. Consiglio a molti di rileggere bene le parole del presidente dell’ANPI, che ha più volte ribadito la condanna dell’invasione russa da parte dell’esercito di Putin in Ucraina.
Stavo scrivendo delle varie contraddizioni che ci sono in tutta questa storia, ma mi sono fermato.
Non è questa la sede. E soprattutto verrei scambiato per un complottista.
Perché oggi se ti poni un dubbio, uno qualunque, vieni insultato, accomunato ad un no-vax ed anche peggio. Lo dico per esperienza personale e perché ho anche la dose booster. Il fatto che mi abbiano augurato la morte o che si riformi il tumore indica il tasso di democraticità di alcuni che vogliono la pace.
Ma che pace?
Io ho sempre criticato la narrazione che si sta facendo di questa guerra terribile e soprattutto certe uscite vergognose come quella di Saviano, dove la toppa è peggio del buco, è quella del programma de La7 di Formigli, per non parlare di Massimo Giletti che una volta disse di essere in collegamento dall’Ucraina mentre dietro c’erano delle scritte in dialetto partenopeo. Si critica tanto Orsini e poi lo si chiama in tante trasmissioni e si litiga per averlo e poi persone competenti come Caracciolo di Limes non vengono difese e le si lascia insultare. Perché? Che cosa si vuole raccontare di questa guerra e, soprattutto, come? C’è un continuo mostrare di immagini satellitari di fosse comuni. Non lo nego, ma ascoltando discorsi di persone comuni ti accorgi che per loro sono “fosse comuni” perché qualcuno ha detto così! Eppure vengono data per evidenza chiara.
Quello che io avverto è che qui c’è un tifo da stadio. Si tifa per una pace fatta attraverso le armi. Si tifa la guerra per fare la pace.
Non sono d’accordo. Come non lo sono a mandare armi in Ucraina da parte dell’Italia, che va ricordato finanzia anche i lager in Libia per fermare i migranti, che è comunque un paese che fabbrica e vende molte armi. Siamo stati anche il paese che vendeva il maggior numero di mine anti-uomo nel mondo. Non ci dobbiamo dimenticare chi siamo. Non dobbiamo dimenticare che fino a poco con Putin, che per me è sempre stato simbolo di un pensiero e di un governo para-fascista , avevamo ottimi rapporti.
Questa guerra è una guerra che in campo enormi interessi e viene fatta passare per una guerra di liberazione del popolo ucraino. Viene da lontano.
Le condizioni  per un paragone con quello che è stata la resistenza italiana e la liberazione dal nazifascismo sono antistoriche. Anche la storia della guerra di liberazione ha le sue pagine buie, negarlo è sbagliato, ma continuare su questo paragone mi sembra che ha sempre più lo scopo di legittimare il finanziamento e l’invio di materiale bellico. Quei soldi dovrebbero servire all’accoglienza dei tantissimi profughi, che, invece, già sono finiti nelle mani del caporalato di molti paesi occidentali, Italia compresa.
E’ stata criticata anche una Marcia Straordinaria per la Pace da Perugia – Assisi perché non apertamente schierata contro Putin.
Io ho sempre più la sensazione che qui si cerca una legittimazione per proseguire uno stato di guerra invece che lavorare per costruire la pace. Perché una pace va costruita e non si farà usando in maniera impropria parole come genocidio, invito a leggere la Treccani in proposito.
Non si costruisce la pace tifando per l’annientamento di altri, perché così si sta favorendo solamente l’odio.
Io il 25 Aprile se riesco sarò a Roma alla manifestazione dell’ANPI per l’anniversario della Liberazione.
L’antifascismo per me è un valore e non solo una parola. Un valore che mi fa credere nella costruzione della pace. Combattere per la pace non si fa con le armi e soprattutto finanziando uno stato in guerra. Usiamo tutte le risorse per le persone per l’inclusività.
E poi andiamo a vedere perché succedono le cose, perché niente accade dall’oggi al domani, così nella seconda guerra mondiale, così in Ucraina e Russia.
Non possiamo sempre chiudere gli occhi per aprirli, a comando, ed annuire quando ci dicono”quanto sono cattivi quelli!”.
Estremamente troppo facile! (In questo momento ci sono 60 conflitti più o meno ufficiali – anche la guerra ha le sue formalizzazioni – nel mondo).  Come  lo è continuare ad avere un sistema di informazione ormai in crisi da oltre 30 anni che si è  votato sempre di più alla spettacolarizzazione e all’intrattenimento. Ora c’è l’Ucraina, prima il Covid e domani?
Soprattutto non è accettabile chi sta giocando la partita cross-mediale per cui parla male della tv sui social e poi va nei programmi tv di cui parla male!

Io credo nelle persone e nelle idee. Credo nella memoria e nelle storie. Anche quelle brutte che riguardano le pagine nere delle nostra Resistenza, perché ce ne sono state e negarle è sbagliato. La memoria non può essere usata solo nelle cerimonie, ma va conservata e tramandata. La memoria è fatta di persone.
Non mi interessano le parole dei leader e non mi interessa seguirle ciecamente se non mi convincono. Antifascismo vuol dire pensare con la propria testa, anche mettendosi in discussione e dicendo di avere torto.
Cercare il “via libera” a tutto questo cercando il tifo delle persone non mi appartiene e non fa parta della cultura della Liberazione. Sterminare un avversario non vuol dire pace.