Gli enfant prodige dello sceneggiato italiano

 

“I bambini sono l’oro del mondo” scrisse in un verso il poeta tedesco Novalis. Certo sono anche l’oro della televisione a volte. Non parliamo di quello è che il genere delle “televisione per ragazzi”, che anche nel nostro paese è stato molto ricco, ma di qualcosa di diverso, dei bambini prodigio. I bambini fanno audience sembra essere la versione dei produttori tv del motivo di Povia che divenne famoso nel 2005. Una frase che ha del vero, visto l’importanza che hanno sempre avuto già nel cinema. Uno dei film più belle e famosi di Charlie Chaplin è Il Monello e non si dimentica il viso del piccolo Enzo Staiola che accompagna il padre alla ricerca della bici rubata nel capolavoro immortale di Vittorio De Sica, Ladri di Biciclette. Senza scomodare la lista di altri capolavori del cinema prima della guerra basterebbe parlare di Mamma ho perso l’aereo con il biondino Maculay Culkin, che ha fatto incassare centinaia di milioni di dollari in biglietti strappati e in merchandising di vario tipo. Bambini che venivano definiti “enfant prodige”, come il De Rossi del libro Cuore di De Amicis e che non sempre hanno mantenuto ciò che ci si aspettava. In alcuni casi si però. Veniamo ai nostri di lidi, a quelli in cui approda Vacanze Seriali, rubrica che sta per tornare nelle sue veste “normale” di percorso, anche se novità non mancheranno, e che ringrazia tutti i suoi lettori.

Pappa col Pomodoro per tutti!

Quando ho pensato a questa puntata avevo in mente un primo ed unico titolo. E mi è venuta fame! E’ proprio la pappa col pomodoro cantata da una giovanissima Rita Pavone, protagonista dell’adattamento de Il Giornalino di Gian Burrasca trasmesso dalla Rai nel 1964. «Ero veramente credibilissima come ragazzino» raccontò Rita Pavone in un’intervista quando la miniserie fu replicata alcuni anni fa su Rai5. «E’ stata una esperienza straordinaria perché ho potuto lavorare con persone come Lina Wertmuller, una regista incredibile, un carattere incredibile. » Una super produzione, per otto episodi andati in onda sul canale nazionale dal 19 dicembre 1964 al 6 febbraio 1965, a cui hanno partecipato grandi attori provenienti dalla scena teatrale dell’epoca: Ivo Garrani impersonava il padre del monello Gian Burrasca, Valeria Valeri era la madre, Arnoldo Foà l’avvocato Maralli, Bice Valori e Sergio Tofano i direttori del collegio e Milena Vukotic, Pierpaola Bucchi e Alida Cappellini le sorelle di Rita-Gian Burrasca. E’ proprio dal diario del ragazzino tradotto in immagini che prendono vita gli scherzi innocenti, le fughe, i rapporti difficili tra genitori e figli, la voglia di libertà e di ribellione di Giannino che cresce in una famiglia borghese toscana dei primi del Novecento. «Era un racconto perfetto per l’epoca» ha continuato a raccontare la Pavone «perché c’era dentro la denuncia dell’ipocrisia che albergava nella società: quando Giannino scappa dal collegio c’è stata addirittura una interpellanza parlamentare perché la scena era considerata diseducativa. E poi mi sono innamorata di questo personaggio e non solo io. Le bambine si innamoravano di Gian Burrasca e ci rimanevano male quando scoprivano che ero una ragazza. Per muovermi come un maschiaccio imitavo i miei fratelli, poi è stato difficile recuperare la mia femminilità e non sedermi più scomposta». Rita ha raccontato anche un retroscena della canzone simbolo della serie, “Viva la pappa col pomodoro”: «Voglio svelarvi un piccolo segreto: tutti parlano de La pappa col pomodoro, Nino Rota l’aveva scritta come divertissement, doveva essere una canzoncina, ma poi è diventata una rivoluzione, è una canzone di protesta, ma nella colonna sonora ci sono altre chicche altre perle imperdibili, quindi non fermatevi alla pappa, tutto è pura poesia». Le parole della protagonista esprimono molto bene quello che è stato lo spirito della miniserie e soprattutto di una enfant prodige che poi ha continuato una lunga carriera di cantate e donna di spettacolo.

Le sorelle Goggi e Pinocchio

Stesso destino l’ha avuto un’altra enfant prodige: Loretta Goggi. Lei insieme ad Aldo Reggiani furono i due giovanissimi interpreti de La Freccia Nera, tratto dall’omonimo romanzo di Robert Louis Stevenson, dello sceneggiato diretto da Anton Giulio Majano, uno dei registi più importanti della televisione di allora, che nel 1968 incollò al teleschermo più di 16 milioni di spettatori. Ci fu un remake alcuni anni fa dello stesso che vide protagonisti Riccardo Scamarcio e Martina Stella, meglio non esprimersi ed allungare il velo pietoso che di solito si stende in questi casi. Entrambi i titoli mostrano non solo un risultato eccellente nella realizzazione ma come la tv riuscisse a lavorare con generi e registri molto diversi fra loro, grazie alla preparazione di tutti i reparti creativi ed artistici. Non è facile realizzare serie di genere d’avventura né tanto meno titoli come Gian Burrasca che usava moltissime canzoni mostrando la tradizione italiana dell’operetta unita al musical. Sulla Goggi va ricordato che forse essere enfant prodige era una questione familiare, visto che anche la sorella Daniela, anche lei poi donna di spettacolo in seguito, fu attrice bambina nel David Copperfield per la regia sempre di Anton Giulio Majano. Concludiamo ricordando uno dei bambini che più sono stati amati nello sceneggiato italiano. Andrea Balestri, che non proseguì la carriera di attore, è stato il protagonista del Pinocchio di Comencini, quello con Nino Manfredi che interpretava Geppetto e con un cast straordinario che nel 1972 porto il romanzo di Collodi in tv nell’adattamento più famoso ed amato.

 

Fioravanti: da enfant prodige a terrorista

Spesso si dice che gli enfant prodige nascondono un lato oscuro e avranno problemi nella vita da adulti. La parabola di Giusva Fioravanti sembra riflettere questo luogo comune, da attore bambino a fondare dei Nar, formazione neofascista che sarà protagonista della stagione degli anni di piombo italiani, condannato anche per la strage alla stazione di Bologna. Bambino intelligente e studente sveglio ed educato, fu introdotto dal padre nell’ambiente televisivo e cinematografico con l’obiettivo di tentare la carriera di attore. Esordì sul grande schermo nel 1961, in Boccaccio ’70. Fu protagonista anche di spot. Nel 1967 apparve nello sceneggiato televisivo, prodotto dalla Rai, dal titolo La fiera della vanità, per la regia di Anton Giulio Majano. Il suo successo aumentò ancora quando nel 1968 fu attore ne La Famiglia Benvenuti, serie di successo. Fu condannato per terrorismo e altri reati, ha scontato 26 in carcere e terminato la pena in libertà vigilata.

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