Ginny&Georgia: non è Gilmore Girls 2.0

“L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci, soprattutto perché provi un senso di benessere quando gli sei vicino.” Questa citazione è una delle tante perle di un scrittore splendido e sporco come Charles Bukowski. Uno che ha cercato un equilibrio della vita nel fondo della bottiglia e nella compagnia delle puttane per evitare, come diceva lui, di finire in una cella dalle pareti imbottite. Moriva il 9 marzo del 1994. Scelgo di iniziare con lui perché la serie tv di cui parliamo stavolta, Ginny&Georgia, tratta di quanto sia difficile vivere insieme ad una persona e soprattutto trovare una persona con cui valga la pena vivere insieme. La serie, disponibile, su Netflix, è balzata in testa agli indici d’ascolto fra gli abbonati della piattaforma e anche agli onori della cronaca perché ha fatto arrabbiare la famosa popstar Taylor Swift per una battuta sessista.

Viene definita un dramedy per il target Young Adult. Ad occuparsi dello show è Debra J. Fisher, scrittrice e produttrice di successi quali Alias e Criminal Minds, che per la prima volte assume il ruolo di showrunner. Le premesse del drama sono piuttosto simili a quelle di un altro titolo amato dalle platee di tutto il mondo: Una Mamma Per Amica o citando il titolo originale Gilmore Girls. Solo per questo a mio avviso il target è molto più esteso. Spesso la definizione del target di una serie si fa solo a scopo tecnico mentre nella scrittura poi ci sono elementi che catturano molti più slot di pubblico. Se così non fosse un successe internazionale come Vikings sarebbe amato solo in Scandinavia e Sons of Anarchy solo da lettori di riviste di motociclismo!

I dieci episodi di questa prima stagione raccontano la vita disfunzionale della adolescente Ginny (Antonia Gentry), di suo fratello, di padre diverso, Austin (Diesel La Torraca) e della loro mamma, la bellissima Georgia (Brianne Howey). Georgia ama Ginny e Austin più di qualsiasi altra persona al mondo ed è pronta a tutto pur di proteggerli e di non permettere mai che soffrano come ha sofferto lei. Il passato di Georgia, che riaffiora nei flashback, è un altalenarsi di momenti spesso molto drammatici, che hanno portato il personaggio a scelte sbagliate ed eccessive. Anche per questo tutta la sua energia la spende per costruire una vita migliore con e per i suoi figli. La figlia spesso sente di essere più matura del genitore. Dopo anni trascorsi sempre in viaggio, Georgia desidera disperatamente mettere radici. Individuata la cittadina perfetta nel pittoresco New England, Georgia è determinata a portare avanti un piano per dare alla propria famiglia una vita “normale”. Per Ginny tutto ciò significa frequentare una prestigiosa scuola, acquisire una certa popolarità e destreggiarsi in una complicata vita amorosa. Le cose, però, non saranno tranquille come sembrano, poiché il passato di Georgia, come era normale prevedere, si presenterà alla porta di questa nuova vita. La domanda centrale dell’azione del racconto è fino a dove è disposta a spingersi Georgia per questo suo piano? Non solo. Andando avanti nella visione dei flashback ci si interroga su fino a che punto sia già arrivata. L’arrivo a Wellsbury, il piccolo paradiso da sogno alto-borghese, è sicuramente segno di un percorso molto più lungo. Qui Georgia brucia le tappe di quella che dovrebbe essere un’esistenza quieta e sicura per i suoi figli, che desiderano soltanto stabilità, ma come dice Francis Scott Fitzgerald “Remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato”.

Le analogie con Gilmore Girls di Amy Sherman Palladino sono evidente e forti, però ci sono anche evidenti segni di forte diversità. Il personaggio di Ginny è molto più figlio del nostro tempo rispetto alla bellezza ingenua ed acqua e sapone di Rory Gilmore. Presto si ritroverà a comprendere i comportamenti della madre, a valorizzarli e a volersi quasi imitare. C’è l’elemento del senso del potere che viene generato dal sesso, dal modo in cui si può avere il controllo sulle altre persone creando dei triangoli amorosi molto pericolosi. La dimensione sensuale e sessuale è centrale. Georgia stessa è totalmente molto più contemporanea di Lorelai Gilmore: se all’inizio è vamp e femme fatale svampita ed ironica, col tempo diventa fredda e calcolatrice, che nasconde il suo passato dietro un ampio sorriso, pronta a diventare burattinaio senza scrupoli, sempre con l’unico obiettivo di andare a difendere la propria famiglia, le “rare anime libere” della citazioni di Bukowski. Nella serie si parla anche di emancipazione, di crescita, di perdita della verginità senza che diventi un problema. Da un lato la madre racconta di pratiche e tecniche su come accontentare il partner; dall’altro la figlia insiste per la pillola del giorno dopo. Non manca però il racconto delle fragilità che mette in risalto le maschere delle protagoniste: Ginny accusa l’assenza del padre, incolpa la madre di infilarsi in un turbinio di rapporti con altri uomini, ma finisce per fare lo stesso. Le piace Hunter, col quale esce, ma la sua prima volta è con Marcus, un tenebroso ribelle che l’attrae visceralmente.
Ci troviamo così in un upgrade verso un family drama ben recitato ma certamente non perfetto, comunque con i suoi punti di forza  consolidati nella dimensione narrativa dagli indizi sul misterioso passato che lasciano lo spettatore preso nelle speculazioni su quali siano gli eventi alla radice dell’agire cinico di Georgia.

 

Taylor Swift, le “battutine” e le serie tv

Che te ne frega? Passi da un uomo all’altro più velocemente di Taylor Swift“. Questa è la battura contenuta dentro una delle puntate di Ginny&Georgia che ha fatto davvero infuriare la cantante americana Taylor Swift. E nato l’hashtag #RespectTaylorSwift, diventato immediatamente virale su Twitter, spingendo la stessa cantante a farsi avanti per criticare esplicitamente quanto accaduto, come si può leggere di seguito: “Ehi ‘Ginny e Georgia’, ha chiamato il 2010 e rivuole indietro sua battutaccia profondamente sessista. Che ne dici se smettiamo di degradare le donne che lavorano sodo definendo questa mer*a di cavallo come divertente. Inoltre, Netflix, dopo ‘Miss Americana’ questo vestito non ti sta affatto bene. Felice mese della storia delle donne, immagino“. Può sembrare un’esagerazione però si tratta della quarta serie tv che ne fa sulla cantante.
Normalmente trovo queste reazioni esagerate, però credo che Taylor Swift non abbia sbagliato ad essersi arrabbiata, anche perché all’ennesima “battutina” la cosa risulta parecchio fastidiosa.

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