Gabbani non è più solo con Buddha in fila indiana

gabbani

“LEZIONI di Nirvana/ C’è il Buddha in fila indiana.” Ci sono delle canzoni o dei versi di alcuni cantanti che ti vengono subito in mente. Occiedentali’s Karma è una di queste quando penso a Francesco Gabbani mentre mi preparo ad una conversazione con lui che sta girando l’Italia con il tour dopo l’album di successo “Volevamo Essere Felici”. Gabbani è uno che di successi ne ha fatti e continua a farne parecchi dopo la vittoria a Sanremo, e, come sempre, gli uomini, e gli artisti in particolare, non vanno mai “categorizzati” in una sola battuta. O verso. Pare che ultimamente le mie interviste piacciono parecchio e mi capiti di farne ad artisti a cui non immaginavo. Sempre di più capisco che mettere steccati è sempre più sbagliato, specie quando scopro che Francesco Gabbani è cresciuto in un ambiente di musicisti amando il jazz e che ha una fortissima coscienza ambientalista. Gabbani non è più solo con Buddha in fila indiana, ma molto di più. Meglio usare gli occhiali che i paraocchi.

 

A parte il caldo, questo sarà un tour molto impegnativo visto che viene dopo un disco importante come Volevamo Solo Essere Felici . Come è nato questo disco?
«In un modo molto spontaneo. Lo considero un naturale avanzamento di quello che il mio percorso musicale, di crescita personale e quindi di vita. Dico questo perché fondamentalmente è molto più semplice di quello che uno possa immaginare. Faccio musica, scrivo canzoni o da solo o lavorando con altri autori a seconda della piacevolezza. Scrivo canzoni per esprimere un suono, è una cosa che faccio in un modo abbastanza naturale. L’unica sorta di filo conduttore è che lo considero un disco che guarda all’interno, quasi di introspezione psicologica, passami il  parolone, però racconta una fase della mia vita in cui mi sto guardando dietro. In Viceversa (disco precedente) analizzavo come noi stessi veniamo determinati in relazione agli altri. Qui è diverso, diverse le canzoni che hanno sicuramente un autoriferimento, poi possono diventare anche una piattaforma utile per chi l’ascolta, per poterle fare sue e intraprendere dei propri percorsi e analisi di sé stessi».

gabbaniMi viene in mente che c’è stata anche quella bellissima dichiarazione d’amore che hai fatto in TV e che ha commosso davvero tanta gente. Quanto contano i sentimenti per un artista nel comunicarli nelle canzoni?

«Sarò banale ma per sono davvero importanti. Soprattutto riconoscere il sentimento, le grandi emozioni che si provano nei confronti di qualcosa, che sia una passione, anche silente, che si può provare nei confronti di un’altra persona, per esempio, ma anche per un animale o la natura. Lo reputo fondamentalmente il significato della nostra vita, la colonna portante del mio vivere e dell’espressione musicale, perché sicuramente parlo di sentimento sempre, anche quando non ne parlo, cioè nel senso. Anche quando una canzone magari è più a sfondo sociale e provo a creare delle provocazioni sui luoghi comuni, sui nostri costumi, la chiave di lettura dentro ha del sentimento, della passione per un argomento, per un obiettivo».

Tu sei molto legato ai valori del rispetto, della sostenibilità ambientale. Quanto  fanno e possono fare gli artisti proprio per sensibilizzare sui temi sociali?

«Credo che gli artisti e semplicemente debbano sfruttare la posizione, diciamo di megafono, usiamo questa metafora, avere consapevolezza dell’essere un megafono quando sei su palco o in televisione o se hai ovviamente la possibilità di farti ascoltare da più persone. Diventi un esempio, poi c’è a chi non piaci ma almeno per chi piaci puoi diventare un riferimento e quindi un suggerimento. Quello che può fare un artista è sicuramente dirlo ovviamente non solo a parole. Dalle azioni e non dalle parole, bisogna  partire. L’approccio ecologista è un approccio pratico. Io mi sento un ecologista, una persona con  sensibilità green, ma per un motivo, perché a me piace la natura. Ho sempre avuto uno splendido rapporto con la natura, ho deciso di continuare a vivere nella natura nonostante le complicazioni logistiche. Mi viene sottinteso di trattare bene ciò che amo, trattarla bene,  non potrei mai pensare di lasciare una bottiglia di plastica usata in un bosco dove vado a fare una passeggiata, sarebbe come dare uno schiaffo a una persona che amo».

Hai cantato con Ornella Vanoni nell’ultima serata di Sanremo ed in questo disco c’è un omaggio ai Beatles. Chi sono i tuoi riferimenti musicali?

«Molto difficile rispondere a questa domanda. Non mi sento di dire dei nomi in particolare, perché in realtà stanno dentro la valle del proprio bagaglio ispirazionale. Sei veramente tutto quello che ti piace. Intanto sono nato e cresciuto in un ambiente di musicisti dove principalmente si ascoltava jazz e funky. Mi sono aperto ad apprezzare il cantautorato in fase quasi adolescenziale. Oggi poi ascolto di tutto; quindi, dirti qualcuno in particolare mi risulta difficile. Sicuramente i grandi cantautori italiani, come  Dalla, De Gregori e gli altri, essenziale per chi scrive canzoni in italiano. I Beatles, poi, in sette anni hanno rivoluzionato tutto. Praticamente ascolto chi innova la forma-canzone. Io ho un modo di comporre “alla vecchia”. Io cerco la melodia con le parole su un giro di accordi, quindi su un’armonia che è quella possibile».

Una cosa che piace a molti: ho una nipotina di dieci anni, Viola, che è una tua fan sfegatata e ai tuoi concerti si vedono tante persone di età diverse.

«La questione dell’eterogeneità generazionale è una cosa che a me piace molto. La tavolozza, diciamo così, di sentimenti che metto dentro quello che faccio, ha la possibilità di arrivare a più persone e questo ovviamente mi fa piacere. Più che altro dà un senso a quello che faccio».

Cosa vuol dire Sanremo oggi? È solo promozione o è ancora musica nel senso di proposta?

«Sicuramente entrambe. Dire che non si va per promozione è ipocrita, però io quando ci sono andato ero prima di tutto felice per la risposta del pubblico. La gara mi è sempre interessata di meno. La vittoria è stata inaspettata e bellissima, ma l’anno che sono arrivato secondo ero contento perché la canzone era piaciuta tantissimo».

Cosa ti aspetti e ci aspetta da questo tour?

«Come dicevamo prima: mi aspetto delle grandi emozioni, un godimento collettivo, intanto personale perché è ovvio che la dimensione live è sempre la passione per chi fa il mio lavoro, vedere la risposta del pubblico, sentire le vibrazioni della gente. La sto già vivendo con le prima date fatte. Mi aspetto il godere insieme al pubblico le emozioni. Aspetto questo, sull’onda di tanta sincerità, con cui affronto il mio mestiere».