ECHO 3: la guerra ovunque su di noi e su Apple tv

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Lo dico subito: Echo3 è una serie complessa che ad alcuni non è piaciuta. Fortemente spettacolare e fortemente di parte, in maniera politica. Sicuramente c’è un discorso politico sugli USA e la guerra come strumento economico e di gestione delle relazione internazionali, anche per i suoi legami con la droga, ma maggiormente la serie in onda su Apple Tv parla della guerra che si innesta nelle persone che combattono e che sono legate alla guerra. La guerra su di noi ed in noi. Io la consiglio ed ecco perché:

Echo nell’alfabetico fonetico militare della Nato sta per la lettera E. Il titolo di questo thriller, ECHO 3 appunto, in onda sulla piattaforma Apple Tv, dà subito l’idea della guerra e del conflitto di tipo militare. Scontri però che non riguardano soltanto i membri della Delta Force, uno delle unità di élite dell’esercito statunitense più prestigiose. Action e thriller psicologico insieme, Echo 3 è un lungo viaggio nella tensione ambientato tra Colombia e Venezuela, è la cronaca del rapimento di Amber, scienziata sospettata di essere una spia della Cia che un fratello e un marito militari cercano di portare a casa affrontando una missione disperata. Jessica Ann Collins (la Maggie Young di Rubicon), Luke Evans (Gaston di La bella e la bestia) e Michiel Huisman (il Daario Naharis di Game of Thrones) interpretano rispettivamente Amber, suo fratello Bambi e suo marito Prince, gli ultimi due soldati delle Forze speciali, protagonisti della storia dello showrunner Mark Boal già sceneggiatore di tre splendidi film sulla guerra come Nella valle di Elah, The Hurt Locker (per cui ha vinto l’Oscar) e Zero Dark Thirty della grande Kathryn Bigelow. Rifacimento americano della serie israeliana When Heroes Fly – a sua volta liberamente ispirata al romanzo omonimo scritto da Amir Gutfreund .

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Molto interessante la dichiarazione di Boal che voleva comporre una storia ambientata in America Latina per evidenziare ed esporre il rapporto geopolitico autentico tra Usa e America Latina, ma anche per raccontare una storia di relazioni interpersonali, di psicologia e di emozioni, un dramma molto intimo. E in effetti, i dieci episodi viaggiano su un doppio binario: quello ambientato nel cuore della giunga, dove Amber viene trascinata da un rifugio all’altro dai suoi rapitori, e quello ambientato nei quartieri generali americani dove Bambi e Prince organizzano il suo salvataggio, per poi avventurarsi nel cuore del nascondiglio dei ribelli. Echo 3 è una serie che esige un alto di livello di attenzione: non lascia tregua allo spettatore, che subisce lo stress psicologico a cui è sottoposta Amber – affamata, strattonata, costretta a dormire all’addiaccio e sotto la pioggia, interrogata e manipolata – e segue i tentativi disperati dei suoi familiari di ottenere aiuti politici e militari per riportarla a casa. Un’attenzione necessaria che sostanzialmente viene premiata con il passar del tempo narrativo.
Davvero intrigante vedere una combinazione di scene sono tutte al cardiopalma, tese e realistiche che lasciano lo spettatore sulle spine per interminabili minuti insieme alla crescita delle dinamiche psicologiche. La realizzazione è stata una dura prova, come ha raccontato Luke Evans: “Per tre settimane prima di iniziare a girare, ci siamo addestrati con i Navy Seal. Ci portava al poligono e ci allenavamo con i fucili, e poi affrontavamo svariate prove fisiche. Un giorno ci hanno gettati sul Sentiero degli Appalachi alle 11 di sera con uno zaino, non avevo idea di dove stessimo andando e di quanto tempo saremmo stati via. Non ci è stato permesso di fare domande, abbiamo dormito per terra in una foresta e abbiamo camminato per quasi quaranta chilometri in diciotto ore!” Echo 3 allo stesso tempo non può essere definito un action thriller vista la presenza dei momenti di confronto tra i personaggi, le scene del passato e del presente che scavano in quelli che, come accennato, sono sentimenti e relazioni complicati, a stimolare le emozioni più forti. E anche a turbare di più, in un modo che fa capire come certe serie non sono fatte per il binge watching (e infatti Echo 3 segue una programmazione settimanale che si conclude a metà gennaio), ma debbano lasciare allo spettatore il tempo per riprendere il respiro e “processare”. Una certa lentezza è evidente soprattutto nelle prime puntate, questo non si può nascondere, ma a lungo andare il prodotto premia, anche perché esce fuori da molto retorica sia militarista sia familista: nessun ambiente è puro.

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È una serie dalle molte anime Echo 3 che non è facile da guardare come abbiamo detto ma che davvero fa ben sperare per i prodotti futuri di Boal e per la tendenza, che qui amiamo molto, non solo ad incrociare i generi ma a mettere sempre in evidenza la psicologia dei personaggi, delle loro azioni e del plot in generale. Echo 3 è un buon thriller psicologico che corre sul filo del rasoio delle menti dei tre protagonisti, che devono imparare a collaborare e rientrare in sintonia per ritrovarsi. Merito soprattutto della scrittura asciutta, e dei nomi coinvolti nel progetto per le parti maschili, Luke Evans e Michael Huisman, che formano una sorta di bromance al contrario e riveleranno aspetti di mascolinità tossica per una serie che si rivela di denuncia per molti aspetti. Uno di questi è sicuramente quello sociale-politico che racconta di una Colombia che vuole provare a risollevarsi e ricostruirsi, con gli Stati Uniti che, come al solito, vogliono fungere da esempio per gli altri Stati in modo un po’ ipocrita. Il dramma politico diventa così anche un dramma familiare, e le due anime si incontrano e mescolano continuamente per dar vita a un prodotto sfaccettato che prova a non dare mai tregua allo spettatore, né da un lato né dall’altro. Merito anche della regia – tra droni, primi piani e movimenti di macchina tipici dei film di guerra – affidata in parte a Pablo Trapero (Il clanIl segreto di una famiglia, la nostra ZeroZeroZero) che ha diretto quattro episodi, compreso il pilota, e in parte allo stesso Boal. C’è anche un lavoro di fotografia interessante, che si fa più sporca e scura man mano ci addentriamo nella giungla colombiana.

 

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IL TALENTO DI MISS BIGELOW

Kathryn Ann Bigelow è una regista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica statunitense. È stata la quarta donna candidata e la prima donna a vincere il premio Oscar al miglior regista, riconoscimento ottenuto nel 2010 per aver diretto e prodotto il film The Hurt Locker, ottenendo anche il premio Oscar al miglior film per il medesimo. Nel 2013 riceve un’ulteriore candidatura come produttrice per il film Zero Dark Thirty. È un prodigio della narrazione audiovisiva ed assolutamente possiede un talento fra i più potenti degli ultimi venticinque anni. Dopo una pausa di cinque anni, la regista torna sugli schermi nel 2017 con Detroit, incentrato sui violenti scontri avvenuti nella metropoli americana nel luglio 1967. Con Mark Boal, showrunner di Echo3, ha avuto una storia abbastanza lunga dopo un breve matrimonio con James Cameron.