E se una serie tv diventa un brand? Effetto Diderot Narrativo

Ieri ho letto un intervista realizzata da Diletta Parlangeli per Wired a Davide Bennato, oggi professore all’Università di Catania, ma che conosco sin dai tempi dell’università. Davide si occupa di media digitali e di comportamenti di consumo. Parlando delle abitudini di consumo dei teen afferma che oramai “la moda è fuori moda” – un gioco di parole che ha la sua verità – è che esiste un Effetto Diderot determinato dal volevo rimanere in contatto con le proprie amicizie e le abitudini più strette. Tutto viene sintetizzato in Meglio un cellulare nuovo che la borsa all’ultimo grido.

Si racconta che al filosofo francese Diderot fu regalata una bella vestaglia di seta e che lui apprezzò molto il regalo, pur non essendo un tipo vanitoso, anzi la sua casa e il suo studio era segnati da uno stile abbastanza spartano. Eppure frutto della passione per l’oggetto Diderot iniziò, lentamente a introdurre oggetti più preziosi all’interno dei suoi ambienti più quotidiani, fino a modificarli in maniera sostanziali. Oggi i teen, fascia di mercato sempre sotto osservazione, sono più interessati al loro smartphone, alla comunicazione, al keep in touch sia con la loro community che con la rete. Quindi si sceglia un posto dove sia disponibile il wi fi, dove magari si posso ottenere uno sconto con un check-in o un post su qualche social. C’è una coerenza in queste abitudini con il loro universo valoriale, una coerenza che gli adulti non vedono, ma è un’altra storia.
E se non fosse solo questo? Se anche i contenuti narrativi, soprattutto quelli che conservano un legame con il mondo dei comics e del fantastico stessero incidendo sulle abitudini del consumo? Cioè se passassimo dai consumi ai culturali al mondo dei consumi, che comunque hanno delle  variabili diverse?
La grande intuizione di George Lucas ai tempi di Star Wars fu quella di abbassare di molto il suo compenso, ma di conservare alta la quota dei diritti sul merchandising, fece la sua fortuna visto che con si è prodotto di tutti con sopra l’immagine di Darth Vader. Oggi vediamo spesso fenomeni del genere, magari non quella portata, visto che “Star Wars ancora vende”, però Breaking Bad sta perpetuando questo comportamento, soprattutto su quello che è il merchandising non ufficiale. Spesso è proprio la merce clandestina, da bancarella ad intercettare l’immaginario, con un design più sporco e povero. Il punto però è che spesso una serie può essere da traino ad un immaginario. Se sono un fan de Il Trono di Spade, magari andrò a cercare altri prodotti con quelle caratteristiche di genere, oppure dei videogames, o solo qualcosa con gli stessi interpreti, perché voglio quello stesso impatto, voglio quel tipo di ambientazione, fino anche ad ascoltare indossare e mangiare quelle sensazioni. E’ un concetto di marketing che è di prodotto, ma che travalica il prodotto stesso e deve essere realizzato durante la fase di ideazione, se possibile. Un ragazzo vuole una cover per il suo cellulare, magari sceglierà quella della sua serie preferita o della sua squadra del cuore. Magari poi farà un’enciclopedia come Diderot. D’altronde anche il filosofo ha costruito una narrazione.

Questo post segue una linea iniziata con un altro articolo:
Gli anelli nella catena di un business audiovisivo

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