DIARIO: Ma Rispetto è diventata una parola svuotata?

Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
(Dalai Lama)

Bello. Qualcuno può dire che questa citazione non sia bella? Eppure non si sente. Quando si parla di rispetto sembra che la prima cosa che appare nella mente sia o una scena di bulli o quella di una questione fra mafiosi. Se poi la facciamo fra mafiosi bulli abbiamo ottenuto il massimo del punteggio.
Credo anche che molti confondano il rispetto con qualcosa che ha a che fare con la violenza o almeno con un’aggressività che per ottenere “rispetto” deve incutere timore, deve mettere paura. La legge del più grosso e del più forte. Lavoriamo sul binomo “Onore e Rispetto”. Anche sul termine Onore ci sarebbe tantissimo da dire, ma per ora è meglio soprassedere.

L’allievo Tse Kung chiese: Esiste una parola che possa esser la norma di tutta una vita? Il maestro rispose: Questa parola è ‘reciprocità’. E cioè, non comportarti con gli altri come non vuoi che gli altri si comportino con te.
(Confucio)

Recentemente nelle mie navigazioni in rete ho trovato questa frase che credo che riassuma molto bene il concetto di RISPETTO.
Invece noi siamo convinti che il rispetto sia qualcosa che è basato sulla paura. Albert Camus ci aveva avvisato di quanto sia deprecabile il rispetto basato sulla paura, anche perché la costrizione porta sicuramente alla violenza e soprattutto alla mancanza di libertà.
Sentiamo delle assurdità come Dittatura Sanitaria in merito all’indossare mascherine e a seguire le altre norme anti-covid. Prima viene detto che questo è un grande complotto, poi che non è stato fatto abbastanza per contenere il virus. Ma allora c’è o non c’è? Un po’ di rispetto per la nostra intelligenza quando fate certe dichiarazioni!
Ho l’impressione che quando si parli di rispetto di pensi a qualcosa di asettico, di lontano, di mettere distanza fra noi e gli altri. Davvero? Eppure noi rispettiamo le persone a cui vogliamo bene, anzi sono quelle che rispettiamo di più. Solo che dobbiamo dare loro considerazione. Di cosa? Dei loro bisogni, della loro esistenza.
Immanuel Kant, uno di quei cervelli che hanno fatto la storia del pensiero, formula il suo secondo imperativo categorico in questa maniera – vado a memoria e spero per non deludere la mia ex prof. di Storia e Filosofia, ora mia amica, non rimanga delusa – “Ricorda di trattare l’uomo come fine e non come mezzo.”

Come fine e non come mezzo. Quanta bellezza c’è in una frase del genere? Un carico enorme! Ogni persona è importante e non va sezionata e soprattutto giudicata come se fosse un oggetto. Invece ogni giorno c’è uno stillicidio continuo di insulti e odio. Si dà la colpa alla rete e ai social, dimenticando che questi sono solo i canali che hanno reso evidente tutto questo!
Prima bastava andare nei bar la mattina presto o negli altri luoghi di ritrovo e l’odio era traboccante! Adesso questo odio si è spostato ed è aumentato perché fa notizia, si autoalimenta fino a generarne ancora e ancora.
L’odio è diventato il mezzo di confronto. Il rispetto è morto.
Io non desidero un mondo dove tutti vadano d’accordo con tutti, non credo sia neanche possibile, poi sono convinto nel confronto diretto, anche duro, sulle questioni che contano. Qui però il modo è diventato più importante dell’oggetto.
A volte leggi o vedi delle cose, delle situazione e ti chiedi: ma di cosa stanno discutendo?
Sono convinto non lo sappiamo anche loro.

Il rispetto è qualcosa che prima di tutto dobbiamo a noi stessi.
Come dice il russo immortale, Fëdor Dostoevskij:

Se vuoi essere rispettato dagli altri, la cosa più grande è rispettare te stesso. Solo in quel modo, solo con il rispetto di te stesso tu obblighi gli altri a rispettarti.

E secondo te quando alzi la voce ti rispetti? Quando fai il bullo ti rispetti? Quando credi che gli altri siano deficienti ti rispetti?
E allora che cosa pretendi?
Qui sta la reciprocità. Come fine e non come mezzo.
Se non sei d’accordo con una persone puoi enunciare la tua opinione, senza mai offendere e soprattutto senza credere di essere il centro dell’universo degli altri.
Tipicamente chi usa uno stile di comunicazione passivo-aggressivo o manipolatorio crede sempre che gli altri gli manchino di rispetto, crede di essere al centro di potenti azioni di sabotaggio orditi da chissà quale cricca di “poteri forti” – tornano sempre. Inoltre è anche fortemente convinto che l’unico modo di ottenere rispetto sia “alzare la voce”. Per conto mio resto convinto che sia la forza degli argomenti e delle idee quella che mostra più rispetto verso gli altri, anche se a volte è giusto e necessario gridare le proprie ragione. Sempre è solo come ultima ratio però. Non sarà mai la spada a ottenere rispetto e ragione. La spada ottiene solo sangue. E rancore

 

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