Di conti, fratelli ed ereditiere. Il romanzo in tv

“Che fanno stasera in tv?” “Ma c’è quella cosa sui fratelli che sta avendo un sacco di successo.” “Ah quelli russi. Si, ne parlano bene. Però mi andava di vedere qualcosa di più avventuroso, di un po’ più di azione.” “Se vuoi c’è quello di quel nobile imprigionato che tenta di scappare aiutato dall’abate.” “Bello! A te va?” “Non so. Volevo qualcosa di diverso, magari con una donna protagonista.” “Allora quello dell’orfana inglese” “Perfetto!”
Questo dialogo inventato non sarebbe potuto succedere nella tv del passato. Non perché mancassero i prodotti, ma si tratta di un’epoca dove il servizio pubblico aveva un canale solamente, poi lentamente si arrivò al secondo e via così.

Potrebbe succedere oggi grazie alle piattaforme di streaming digitali che stanno riproponendo i grandi sceneggiati del passato che sono tratti dai grandi romanzi del passato. Oggi parliamo di alcuni adattamenti che la Rai ha realizzato dai feuilleton che normalmente si studiano a scuola e che compongono la grande letteratura europea e mondiali. Nel siparietto iniziale abbiamo volgarmente citato, sperando che gli dei della letteratura non mi fulmino, dei capolavori immortali come I Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij, il Conte di Montecristo di Alexandre Dumas e per ultimo Jayne Eyre di Charlotte Bronte. La lista però è davvero lunghissima e ha sempre affrontato molti grandi romanzi delle varie letterature dell’Europa e non solo.

 

Quindi non solo Manzoni, ma anche Balzac, Puskin e Maupassant, nell’ottica sicuramente della mission pedagogica dell’azienda pubblica di Ettore Bernabei. Certamente i mezzi tecnici sono quelli dell’epoca, quindi con una quasi totalità di interni, il ritmo è più lento e sicuramente si dà molto spazio al parlato, però la qualità dei dialoghi, della regia e delle interpretazione è indiscutibile, grazie anche all’impiego dei migliori attori di teatro e cinema dell’epoca. Poi ci sono stati anche degli esperimenti riusciti, me ne vengono in mente due entrambi interpretati da Flavio Bucci, attore morto quest’anno in povertà, che ha legato il suo volto al pittore Ligabue e anche all’indimenticabile commissario Ingravallo del capolavoro di Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana.

Torniamo e veniamo ai Fratelli Karamazov, uno dei capolavori di Dostoevskij, il romanziere russo è uno degli scrittori più grandi ed amati di tutti i tempi. La versione televisiva è diretta da Sandro Bolchi, lo stesso de I Promessi Sposi, e trasmesso dal Programma Nazionale della RAI nel 1969.  A curarne la riduzione televisiva e la relativa sceneggiatura fu chiamato lo scrittore e drammaturgo Diego Fabbri, segno di come la Rai, nonostante la matrice cattolica del suo indirizzo, ricorresse a professionisti del settore anche di diversa estrazione politica. Come nel romanzo originale, al centro della storia è la vicenda umana di una famiglia dilaniata dall’interesse materiale, appunto quella dei Karamazov (un padre, Fedor, e tre figli – Dmitri, Ivàn e Alksej – oltre ad un quarto naturale, Smerdjakov, avuto dal capostipite in seguito ad una relazione con una nota vagabonda della cittadina in cui si svolge la vicenda), capace di trasformarsi in un groviglio di vipere. Stiamo parlando di quelli che sono considerati i capolavori “immortali” della letteratura. Il lungo sceneggiato diretto da Bolchi ebbe un successo sia in termini di audience, media di 15 milioni che di critica. L’accoglienza fu talmente positiva che ebbe riflessi notevoli anche sulla diffusione del libro da cui la fiction era tratta, che divenne un best seller. Rivedendolo colpisce la coralità data sia dall’adattamento, dalla regia e dalla recitazione, ci sono nomi come Corrado Pani, Carla Gravina, Salvo Randone, Umberto Orsini e Lea Massari, che riescono comunque a non far mai passare in secondo piano le intenzioni del grande scrittore russo sulla battaglia fra Bene e Male con gli uomini che sembrano persi nella tempesta della vita.


Il Conte di Montecristo, adattamento del celebre romanzo di Alexandre Dumas, vede l’esordio di un volto molto noto della televisione italiana: Andrea Giordana. Siamo nel 1966 sempre sul Primo Programma Nazionale per le vicende di Edmond Dantes, interpretato come dicevamo da Giordana per la regia di Edmo Fenoglio, conosciuto soprattutto come regista teatrale. Lo sceneggiato è stato realizzato con l’ausilio di numerosi interpreti, quasi tutti di estrazione teatrale, molti dei quali assai noti e qui impegnati in piccoli ruoli, quasi dei cameo che hanno contribuito a restituire un valore aggiunto alla fiction. Il romanzo apparve lungo a dismisura, con molte pagine descrittive che in alcuni casi toglievano tensione alla scena, così si decise per una versione che sacrificò personaggi e situazioni a tutto vantaggio della scorrevolezza del racconto visivo. Un vero caso di adattamento. Ed accade un qualcosa che francamente non era nelle previsioni. Il risultato non fu semplicistico e superficiale, per niente! Lo sceneggiato si rivelò eccellente proprio per quei tagli che furono fatti, l’utilizzo di un cast formato da attori con grande esperienza teatrale, che interpretano perfettamente i vari personaggi protagonisti del romanzo e la puntuale, precisa regia di Edmo Fenoglio, che qualche anno dopo curerà le riduzioni di Il berretto a sonagli e dei Buddenbrock.

Uno sceneggiato dal grande respiro, quindi, lungo 8 puntate che riassumono la storia dello sfortunato Edmond Dantes, della sua discesa all’inferno e della sua resurrezione nei panni del ricchissimo e spietato Conte di Montecristo, assetato di vendetta e di giustizia.

Il rapporto fra tv e letteratura era davvero forte e profondo e purtroppo e scemato nel tempo. Sono tanti gli sceneggiati adattati per la televisione, segno evidente che c’era comunque una popolazione che amava la letteratura che non la vedeva come qualcosa di “lontano”. Oggi sembra impensabile che è stato fatto un adattamento anche da un testo come Oblomov di Goncarov, che certo non brilla per avventura. I Miserabili di Victor Hugo sono stato un altro successo, ma lo stesso Dostoevskij ha avuto trasposizione da L’Idiota e da Umiliati ed Offesi. Non manca all’appello la letteratura inglese né quell’americana, a significare che il rapporto stesso con il libro e la lettura era diverso. Parliamo di una tv che riusciva anche ad affrontare il sistema dei generi, compresa la fantascienza, come vedremo fra qualche settimana. Ripensare questa storia forse ci aiuterà a capire cosa è cambiato.

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