Cyberpunk, dove il presente ha avuto inizio

Io di solito non parlo mai di libri e credo che dovrei farlo più spesso perché mi piace e perché leggere non è solo un bellissimo piacere ma anche un po’ di viaggiare, scoprire e riscoprire noi stessi. Da pochi giorni ho visto un libro che mi fa fatto drizzare le antenne. Credo che grosso tutti abbiano visto o sappiamo qualcosa del film Matrix. Se usate internet avrete sicuramente incrociato un meme con “pillola rossa, pillola blu”, con Morpheus, Trinity e con Keanu Reeves che fa l’Eletto. Tutta la trilogia dei fratelli Wachovski non viene dal niente, ma da parecchio lontano, da qualcosa che in Italia è amato e anche detestato: fantascienza. Però non è così semplice.

Molti pensano che sia solo una roba di astronavi ed alieni. Peggio per loro. Si vede che non hanno mai visto Doctor Who, una delle serie tv più belle mai realizzate che ha avuto attori di fama mondiale come protagonisti, che non sappiano che 42 è la risposta alla domanda principale dell’universo e che 25 maggio è il giorno dell’asciugamano come ci ha insegnato la Guida galattica per Autostoppisti di Douglas Adams. Mi spiace che non abbiano letto uno scrittore fra i migliori dell’intero ‘900 come Philip Dick. E si vede che non sanno cosa è stato il Cyberpunk. Fra gli anni 80 e 90 del secolo scorso c’è stata una corrente artistico-letterario che ha immaginato il mondo.

L’Italia è il paese non di lingua inglese dove il cyberpunk ha avuto più attivisti ed amanti. Lo dice anche Bruce Sterling, autore cult dell’epoca, nel l’introduzione a Cyberpunk. Antologia Assoluta edita nella collana Draghi Mondadori. Si tratta di quasi 1400 pagine che raccolgono 3 degli autori di culto: Bruce Sterling, Neal Stephenson e William Gibson. Parliamo di una sorta di “trimurti” per noi appassionati, quelli che hanno dato origine a tutto, ai concetti di matrice (Matrix), di Sprawl, termine che indica la città diffuso nei territori del cyberspazio, di hackeraggio e tantissime altre cose che sentite oggi dai media tradizionali, che invece prima consideravano spazzatura sovversiva. Ci sono 3 romanzi fondamentali più l’antologia Mirrorshades, l’antologia fondamentale che è un po’ l’incipit ufficiale di tutto.

Per me che ho vissuto quegli anni come un giovanotto che si abbeverava alle fontane della controcultura, che passava le notti a chiacchierare sulle Bbs in un mondo che era pre-social per come è concepito è realizzato oggi è emozionante. Quelli che sono oggi i nostri smartphone e le nostre piattaforme di comunicazione sono il frutto del lavoro di ingegneri e professioni, ma vengono da un immaginario che parte da qui, da una rivoluzione linguistica e culturale che si è propagata in maniera molto più profonda di quanto ufficialmente si possa pensare. Questa è roba da Generazione X, quelli nati negli anni ’70, quelli che sono cresciuti con le luci della tv, ma che non gli bastava. Quelli che quando guardavano quelle grosse macchine da videogioco nei bar si chiedevano “chissà come dev’essere viverci dentro.”

Oltre ai percorsi immaginifici ci sono ancora le istanze sociali e le rivendicazioni di libertà e diritti ripresi poi dalla generazione di Greta Thunberg. Non dimentichiamo che il futuro prima di essere realizzato deve essere scritto e prima ancora immaginato. Queste sono le storie di alcuni percorsi fantastici. In ogni senso.

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