Questione di “espressione” sentimentale

I sentimenti non hanno età, non hanno sesso, ma desiderio di vita, desiderio d’amore e soprattutto di felicità.
(Alda Merini)

Comunicare quello che sentiamo. Soprattutto per chi lo proviamo. Esprimere i sentimenti è una questione di linguaggio e nel mondo in cui siamo cresciuti e viviamo sembra concesso e normale. In verità nella società dove viviamo sembra quasi offensivo poterlo fare. Sembra un segno di debolezza. Non solo da cultura machista, ma anche oltre: nella cultura del “fare” che viene sempre messa avanti a quella dell’essere. Eppure nessuno vuole ammettere una semplice cosa: ne abbiamo bisogno.

Kundera ha scritto: Contro i sentimenti siamo disarmati, poiché esistono e basta ‐ e sfuggono a qualunque censura. Possiamo rimproverarci un gesto, una frase, ma non un sentimento: su di esso non abbiamo alcun potere.

Questo ci terrorizza. Siamo disarmati soprattutto perché cerchiamo di contrastarli, perché stupidamente, si proprio stupidamente, cerchiamo di farne a meno, come se non ne avessimo bisogno. Infatti non ne abbiamo bisogno. Loro sono una parte di noi! Negare le proprie emozioni significa negare se stessi, negare tutta la cultura dell’emotività vuole dire farsi veramente del male. Dite di no? Piccolo esempio: come mai quando una persona a cui tenete tanto vi saluta in un modo più affettuoso e vi fa un gesto d’affetto voi non capite più nulla? Sembrate come aver perso completamente la direzione, come se anche per arrivare in cucina aveste bisogno di un navigatore. L’ “espressione” della propria emotività è questione di educazione alle proprie emozioni e c’entra molto su che direzione si voglia prendere col proprio vivere. Un’educazione alla propria emotività vuol dire saper trattare la propria libertà, che non è “fare” ciò che si vuole, ma esserlo. Non c’è fare senza essere. Chi lo pensa si illude.

Lo strano della vita è che, sebbene la natura di essa sia stata chiara a ognuno per centinaia d’anni, nessuno ne ha steso un adeguato resoconto. Mentre le strade di Londra hanno una loro carta, le nostre passioni rimangono non descritte. Chi mai incontreremo se voltiamo quest’angolo?
Aveva ragione Virginia Wolf! Oggi siamo arrivati su Marte, abbiamo mappe digitali per arrivare dovunque ma c’è parecchia gente che nega di aver bisogno di gesti di affetto e anche di esprimerli. Perché abbiamo anche bisogno di dare oltre che di ricevere. E allora perché ne abbiamo così paura? Semplicemente perché per molto tempo c’hanno detto che era sbagliato? Non solo. Accettare la nostra emotività porta sempre anche ad affrontare meglio tutti le faccende di questa strano percorso che chiamiamo vita. Comprendere che una vita relazionale migliore con noi stessi ci porterà a star meglio con gli altri e quindi a vivere meglio in generale sembra un peccato contro natura. C’è un continuo inneggiare sotto traccia – neanche tanto poi – a comportamenti pieni di rancore ed aggressività. Però se uno vuole manifestare un sentimento gli viene impedito. Positivo o Negativo. Solo l’aggressività è concessa. Perché? Ci si rende conto dell’enorme guaio di tutto questo? Non credo proprio. Basta guardare quanto i nostri media siano rappresentativi non di rabbia ma di rancore. C’è una rincorsa all’insulto perché non si ha mai il coraggio di affrontare il disagio di non saper trattare le proprie emozioni. E’ naturale che la comunicazione sia la prima a risentirne!
E così dobbiamo arrivare ad ascoltare delle cose assurde circa le violenze, su come alcune vittime “provocherebbero” i loro aggressori e violentatori. Con che codici sono state cresciute queste persone? Come si fa solamente a concepire una cosa del genere! E soprattutto a propagandarla. Capisco salvaguardare il proprio tornaconto, ma qui si va oltre un livello insostenibile.

Tutto questo succede perché si è preteso che tutto potesse essere spiegato con una sola parte del nostro cervello.
Non dobbiamo pretendere di capire il mondo solo con l’intelligenza: lo conosciamo, nella stessa misura, attraverso il sentimento. Quindi, il giudizio dell’intelligenza è, nel migliore dei casi, soltanto metà della verità.
(Carl Gustav Jung)
Ogni cosa ha tantissime sfumature in ogni sua sfumatura! Gli assoluti non esistono, le ancore non esistono e questo spaventa. Riuscire ad esprimersi fra esseri umani non solo può aiutare, ma può far capire quanto le relazioni siano alla base di tutto. Prima di tutto quelle con se stessi. Se non tracciano la “nostra” mappa difficile poter navigare più avanti.

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