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09Ago/21

“Io, il vuoto ed il mio pianoforte” – Conversazione con Giovanni Allevi

“Sono cresciuto assieme al pianoforte, ne ho imparato il linguaggio mentre cominciavo a parlare.” Questa frase di Keith Jarrett, maestro del piano, mi piace per introdurre l’intervista a Giovanni Allevi, compositore e maestro che non ha bisogno di presentazioni. Abbiamo parlato di musica? Forse. Abbiamo parlato di linguaggi e soprattutto di come tutto abbia un pieno ed un vuoto. Abbiamo parlato di corpi, da quello del pianoforte, fisico, a quello del compositore, anche quello fisico, che entra in simbiosi con lo strumento, fino a quello della musica, che è oltre. La domanda che mi rimane dopo la splendida conversazione con Allevi è se esista un linguaggio senza corpo. Io sono convinto che anche il vuoto abbia la sua sostanza ed il suo corpo. Buona lettura.
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08Ago/21

Passeggiata #3: e tu sei mai stato un bambino?

Sicuri che sia una domanda banale? O magari anche stupida? Visto tutta la dovuta e sacrosanta energia che si mette –  ne servirebbe anche molto di più – per la protezione dell’infanzia uno se la dovrebbe davvero chiedere. Si dovrebbe ricordare che bambino è stato e, soprattutto, che bambino è. Che voglio dire?
Lo dice bene Jung: Se c’è qualcosa che desideriamo cambiare nel bambino, dovremmo prima esaminarlo bene e vedere se non è qualcosa che faremmo meglio a cambiare in noi stessi.
Per me se c’è qualcosa che desideriamo cambiare nell’adulto, tipo noi, dovremmo primo vedere che bambini siamo stati. E siamo ancora. Perché le cose non vanno mica via. Non c’è mica una candeggina dell’empatia, delle emozioni, delle ferite, anche per chi come me ha smarrito la memoria. La memoria, i ricordi, non le emozioni. Continue reading
07Ago/21

Il corpo parla? E allora faccio parlare anche il mio

“L’uomo non ha un corpo separato dall’anima. Quello che chiamiamo corpo è la parte dell’anima che si distingue per i suoi cinque sensi.”
Questa frase è di quel grandissimo poeta che è William Blake.
I tatuaggi sono i miei. I primi che faccio ma già penso che non saranno gli ultimi. Hanno un significato? Certo.
Sulla sinistra c’è il simbolo Wahe Guru che nello yoga kundalini e nell’induismo sikh vuol dire “il signore è meraviglioso”. E’ una bellissima invocazione di gioia e serenità che si usa nei mantra meditativi per la contemplazione. Si trova sulla mia destra, perché lo vedo come il sentiero che sto seguendo e vorrei continuare a seguire, quello dell’esplorazione di me, di essere me.

Sulla destra, per chi guarda la foto, c’è un’ideogramma che nello zen sta per Satori , l’Illuminazione. Ci sono legato perché l’ho scoperto all’università mentre studiavo la semiotica di Roland Barthes. L’illuminazione ci colpisce sempre all’improvviso, è la rivelazione che spesso non vogliamo vedere e sentire. E’ a sinistra perché ho un legame sentimentale con questa. La via del cuore.
Perché ho deciso di farli? Non è stata una vera decisione. Le cose le sai già. Le devi solo scoprire.

07Ago/21

June è sempre più June e meno Racconto dell’Ancella dell’Atwood

Questa non è una normale recensione dell’adattamento di quel capolavoro che è Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood, perché capolavoro. Questo è un posto su June, su come Elisabeth Moss, interprete meravigliosa, sia il simbolo del lavoro di Bruce Miller e soci, cioè di come una serie tv possa diventare totalmente indipendente dal suo punto di origine. Non c’è più l’adattamento, c’è un punto di origine, come in tutte le cose, ma la serialità televisiva sta acquistando una capacità narrativa molto forte e capace di superare il “meglio il libro, il film o la serie?”
Nell’epoca della trasversalità dei linguaggi dobbiamo anche noi superare questo. June è il simbolo ideale.

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07Ago/21

“Ricostruire il Teatro” – Conversazione con Paolo Andrre

massara

Ricostruire il tessuto del teatro. Non è solo una metafora, ma una necessità fisica, come quella che ci insegue come essere umani che affrontano una pandemia con cui faranno i conti per molto tempo al di là degli stessi esiti sanitari. Davvero pensate che da un giorno all’altro tutto tornerà come prima? Siamo corpi, carne, ossa, tessuti, che hanno necessità di toccarsi e confrontarsi fra loro. Il teatro da millenni ed in ogni latitudine affronta questo tema. Dice bene Andrea Paolo Massara, autore e sceneggiatore, quando parla di crisi della più grave crisi di identità del teatro dal dopoguerra. Ho avuto il piacere di incontrarlo proprio per la presentazione di Avvistamenti Teatrali, importante rassegna che prova propria a ripartire dopo lo stop causa covid, ma soprattutto a far ripartire col il suo programma riflessioni e sperimentazioni necessarie ogni volte che c’è una crisi. Perché ogni crisi presenta sempre occasioni ed opportunità da saper cogliere.   Continue reading