Avvocato di Difesa: Netflix entra in aula a bordo di una Lincoln

Nella settimana dei referendum sulla giustizia su Netflix un titolo sulla giustizia USA è fra i più visti

 

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Avevo già deciso di scrivere la recensione di AVVOCATO DI DIFESA, che è in onda su Netflix. I motivi sono molteplici e li elencherò lungo l’articolo. Eppure, non avevo fatto caso ad una strana coincidenza: questa è la settimana dei cinque referendum sulla giustizia. Io per miei percorsi personali credo sempre che le coincidenze non esistano – tranquilli non sono un complottista novax e per me la terra è rotonda. Chissà però, che messaggio c’è fra il parlare dell’avvocato Mickey Haller che svolge la sua professione più a bordo delle Lincoln, una nota marca di automobili made in USA, e le aule di tribunale con il voto italiano. Certo che dobbiamo ammetterlo che a noi italiani i legal thriller ci piacciono tantissimo, dalla tv in bianco e nero che mandava in onda Perry Mason.
Questa serie conta due demiurghi notevoli. Il primo è lo scrittore Micheal Connelly, fra i migliori del genere crime e thriller nel panorama mondiale, e creatore anche di un altro grande personaggio come Henry Bosch, divenuto un’altra bella serie tv. L’altro è di David E. Kelley, uno che le serie legal le ha rimodellate ed aggiornate nel tempo: partiamo da L.A Law per andare su The Practice, per poi virare su Alley McBeal e l’ultimo Anatomia di uno Scandalo, ambientato nel Regno Unito. Io me lo immagino che quando fa colazione ha dodici posti pronti per dodici possibili giurati.avvocato

La storia di questa prima stagione è tratta da “La lista”, il secondo romanzo di Micheal Connelly edito da Piemme. Le vicende sono incentrata sul Mickey Haller, interpretato da Manuel Garcia-Rulfo, già visto in Dal tramonto all’alba – La serie. Mickey è un bravo avvocato, anche di più, però le cose non vanno. Dopo un caso catastrofico e un incidente sportivo che lo hanno spinto verso la dipendenza da antidolorifici – cosa molto comune negli Stati Uniti perché le percentuali dei principi attivi di questi farmaci sono molto più massicce che all’Europa – la sua carriera ha subito un forte stop. Anche le cose in famiglia non vanno bene. Divorziato dalla moglie Maggie McPherson, una Neve Campbell che non ha perso un grammo di fascino dalla serie Scream, e che lavora nella sezione Crimini Gravi per il procuratore. Esatto, il diavolo e l’acquasanta come si dice in gergo. Entrambi sono i genitori di un adolescente che gioca come portiere in una squadra di calcio e che vorrebbe che i genitori tornassero insieme. Michael scopre di avere una seconda chance: un giudice gli propone di accollarsi le commissioni di un collega deceduto. Tra questi, quello che potrebbe rilanciare clamorosamente la sua carriera, il caso di altissimo profilo di Trevor Elliott (Christopher Gorham, Insatiable), rinomato guru hi-tech accusato di aver assassinato la moglie con l’amante. Haller non ha elementi per vincere – gli appunti sul caso del collega sono scomparsi ed Elliott è un cliente che bada molto all’aspetto social della sua vicenda – ma può avvalersi dell’aiuto di un valido detective di nome Cisco, con il quale si avvicina a una verità fondata sulla corruzione.
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Tutta la narrazione vive in maniera determinante dei rapporti fra i personaggi, principali e secondari, tanto che a turno tutti diventano determinanti. Non solo la ex moglie numero uno di Mickey, Mags detta La Spietata, ma la sua segretaria, che scopriamo essere la ex moglie numero due, ora fidanzata con l’investigatore Cisco, un ex biker stile Sons of Anarchy. Non ci si può scordare dell’autista! Haller studia i suoi casi e passa moltissimo tempo in macchina, nella Lincoln che era del padre, avvocato come lui, e prende come autista una giovane ragazza, Izzy, che aiuta a superare un’accusa per droga proprio all’inizio della serie. Il loro sarà un confronto molto importante sulla dipendenza. Ci troviamo in una rete dove al centro c’è Mickey Haller, ma la narrazione riesce a portare avanti le storie di tutti i personaggi, cosa come sempre basilare per il successo di qualsiasi storia specialmente per le serie tv “polifoniche”.

Di solito non faccio i confronti con le opere di partenze, però c’è una cosa differenza curiosa rispetto al libro originale di Connelly che voglio far notare. Nel romanzo, il cliente di Haller è un produttore cinematografico, mentre l’investigatore con cui collaborava era Harry Bosch, suo fratellastro, proprio uno dei personaggi più famosi e riusciti di altri bestseller di Connelly. Per motivi legati all’acquisizione dei diritti televisivi (la serie di Bosch è prodotta da Amazon) non è stato possibile usarlo nella produzione di Netflix.

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Avvocato di Difesa è una serie con un formato ibrido. Sembra concentrarsi sui casi di puntata, quindi old school, e poi lentamente prende la direzione tipica della serialità lunga a puntate non autoconclusive come vuole lo standard dello streaming. Netflix sembra meno ammiccante al pubblico young adult di altre volte, forse la crisi degli ascolti la sta spingendo a cambiare. In alcuni momenti ci sono scene in macchina tra Mickey Haller e Izzy, la sua autista, che sono dei flashfoward introdotti per spiegare alcune svolte legali del caso che l’avvocato sta seguendo. Avvocato di Difesa è una serie rassicurante, che conforta lo spettatore senza spiazzarlo. Il protagonista è tormentato ma sa anche sorridere e divertirsi, soffre ma sa sempre risolvere la situazione. Proprio quello che ti aspetti da una serie di questo tipo. Non c’è mai la necessità di stupire a tutti i costi e soprattutto dello stupore fine a sé stesso, che spesso è risultato solamente stucchevole. David E. Kelley conosce perfettamente lo spettacolo dell’aula del tribunale americano ed è un continuo gioco con gli spettatori. E forse gli spettatori italiani conoscono più come funziona la giustizia americana piuttosto che quella italiana.

 

Tribunale seriale

E’ difficile consigliare tre serie all’interno di questo genere. Una serie come SUITS, quella dove recitava la futura Duchessa del Sussex, per me è assolutamente imprescindibile. Come lo è Alley McBeal con Calista Flockart che mostra il tono rosa della commedia e del sarcasmo. Posso secondo voi rinunciare a Saul Goodman di Better Call Saul? No, visto che lo seguo da quando era un personaggio di quel capolavoro che era Breaking Bad. Poi ci saranno quelli che ameranno di più la ditta King che ha realizzato The Good Fight e The Good WIfe, o quelli che tengono per Shondaland e Le regole del delitto perfetto. Poi ci sono quelli che hanno amato anche Boston Legal, Giudice Amy e addirittura JAG – Avvocati in divisa, la sortita nel legal di un producer famosissimo come Donald P. Bellisario. Però non ci dimentichiamo quella fabbrica che si chiama Law&Order.