ANNIKA: Una detective in presa diretta

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L’ultima volta avevamo parlato dei vichinghi norreni di Vikings:Valhalla, eredi di Ragnar Lothbrok, che vivevano il grande cambiamento, anche culturale visto l’assimilazione al cristianesimo, e la grande rivalità con l’Inghilterra. Torniamo ai giorni nostri ma geograficamente restiamo sempre nella zona. In in Scozia dove c’è un’ispettrice di origine norvegese che lavora alla “Glasgow Marine Homicide Unit”, una sorta di squadra omicidi che si occupa di casi di crimine che succedono in mare, fiumi, laghi e specchi d’acqua della città più popolosa e più importante della Scozia nonostante la capitale sia Edimburgo. Annika ha un modo molto diretto di condurre le indagini e anche la sua vita privata. Talmente diretto che ne parla “direttamente” a noi mentre la guardiamo.

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Sembra una sorta di mockumentary, termine tecnico che vuol dire falso documentario, che ricorda certi film d’autore come Il Cameraman e l’Assassino, realizzato in Belgio nel 1992 e diretto da Rémy Belvaux. All’inizio non a tutti piace quando Nicola Walker, la bravissima attrice che presta il viso e la voce ad Annika Strandhed, recita così. Questo modo di rivolgersi allo spettatore lo avevamo visto in un’altra serie tv molto famosa come Fleabag, ma mai in un crime. Certo il fatto che Annika sia basato su un originale radiofonico della BBC Radio4, dove la narrazione vocale e una componente che si esprime in modalità differenti ha contato sicuramente molto nella costruzione del dispositivo. Passato l’impatto iniziale, però, lo spettatore si sente coinvolto nella quotidianità e nei “casini” di una madre separata con una figlia adolescente, a capo di una squadra multietnica, dove il suo secondo era l’uomo che voleva proprio il suo incarico. La serie offre una prospettiva diversa all’interno del filone crime perché abbatte le barriere tra il personaggio principale e il suo pubblico. Annika non usa più l’espediente della voce-off tipico dell’hard boiled made in Usa e per la quasi totalità usato da personaggi maschili. Lei ci guarda negli occhi e parla con noi guardando in camera e condivide le sue pungenti osservazioni. Il pubblico diventa un confidente, una spalla silenziosa, in grado di conoscere le sue riflessioni senza filtri narrativi. Annika abbatte la quarta parete, si sarebbe detto ai tempi di Pirandello. Sicuramente ci sentiamo come se stesse condividendo la sua vita attraverso un profilo social, che sia uno status, un tweet, una foto, un reel o un video. Attraverso i pensieri ad alta voce di Annika diventiamo suoi “amici” e conosciamo il suo mondo diviso tra lavoro e vita privata e la necessità di preservare l’equilibrio che li lega:  da una parte, attraverso il ritmo incalzante delle indagini, la gestione di una squadra tutta nuova, dall’altra il delicato rapporto con la figlia Morgan (Silvie Furneaux), in piena adolescenza. Ironica, intuitiva e istintiva, Annika ha anche una grande passione per la letteratura, che applica come filtro per interpretare la realtà: da Melville (Moby Dick è citato molte volte) a Ibsen fino alla mitologia greca. Spesso per l’ispettrice la chiave per risolvere i casi è nascosta proprio nelle opere letterarie. Non solo. Proprio durante il primo episodio, anzi nella primissima scena, nel presentarsi direttamente al pubblico usa proprio un riferimento a Moby Dick: “Il capitano Achab trascorre un anno a dare la caccia a Moby Dick, ed è un anno piuttosto impegnativo per gli standard di chiunque”, dice, prima di lanciarsi in una sinossi completa del romanzo. “È un viaggio terribile”, conclude. “Tutti impazziscono e nessuno sa nemmeno se la balena muore o no. Una cosa che so? Questa grande balena bianca l’ha sicuramente fatto.” I riferimenti letterari che Annika usa di puntata in puntata sono anche una chiave di lettura, di interpretazione per il rapporto con gli altri componenti della sua squadra e della sua vita, compreso lo psicologo della figlia per il quale prova una certa attrazione.

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«Mi è piaciuto molto perché ho immaginato di parlare con qualcuno seduto a casa sul proprio divano. Come se fosse il mio partner nella soluzione del crimine». Sono proprie queste le parole Nicola Walker attrice protagonista di altre belle serie crime come Unforgotten, River e Spooks. Nel cast di Annika anche l’ispettore Tyrone Clarke (Ukweli Roach), il detective Michael McAndrews (Jamie Sives) e l’agente Blair Ferguson (Katie Leung). Per quanto riguarda invece le incredibili location della serie, Annika ha il compito di indagare su crimini e omicidi in Scozia, i cui paesaggi sono continuamente mostrati tra una ripresa e l’altra: si va dai corsi d’acqua, alle profondità del fiume Clyde, il più importante del Paese, dall’Isola di Bute nella costa sud-ovest fino al suggestivo Lago Katrine, nella contea di Stirling. La Scozia così non è solo cornice ma protagonista, visto anche il fatto che si tratta di una particolare squadra omicidi. Scenari che avevamo avuto modo di apprezzare anche in Shetland – un altro crime da recuperare – che si contrappongono alla dura realtà fatta di crimini e omicidi in cui vivono i protagonisti. Le relazioni che si stabiliscono fra i protagonisti principali hanno sempre comunque elementi che virano al genere comedy senza mai così esasperare i toni della vicenda criminale, ma senza neanche sminuirla nel suo contesto. Naturalmente Annika non piace a tutti, anzi diciamo che è uno show divisivo proprio perché mescola caratteristiche di generi diversi e lontani fra loro. Eppure è già prevista una seconda stagione, per fortuna di chi come me, la saputa apprezzare. Annika è visibile sul canale Giallo del Digitale Terrestre.

 

 

annika

Annika ha una sorella austriaca: Angelika Schnell, detective di successo al dipartimento di polizia di Vienna, protagonista di Fast Forward. In Italia è stata trasmessa da LA7D e poi da GIALLO. Angelika è una donna dinamica, piena di ironia, caparbia, a volte anche troppo, una madre separata che vive le difficoltà del suo tempo. Le sue giornate sono sempre piene di impegni e di intricati casi di omicidio, che risolve grazie alla sua abilità, al suo forte intuito ed anche per merito del suo ex marito, un anatomopatologo e fedele collaboratore. Come Annika è una donna bella in maniera completa e non da rivista patinata. Il suo vice è un poliziotto più anziano e fortemente ipocondriaco. La sera lei e la sua squadra si ritrovano spesso a chiacchierare della vita e dei casi di fronte ad un food truck di cibo cinese fra riso cantonese e birra.