Monterossi: Bentivoglio blasè fra sushi e crime su Amazon

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C’è un certo fermento delle piattaforme di streaming circa la produzione di contenuti originali per il nostro paese. Adesso su Amazon Prime Video è arrivato Monterossi, adattamento del personaggio creato da Alessandro Robecchi, protagonista di ben sette romanzi. A molti sembra strano che all’estero si interessino del nostro paese, nonostante esista un’ampia letteratura accademica che mostra come il made in Italy ed il post – made in Italy siano trend forti ed in crescita. Però il gioco del giudizio è qualcosa che piace parecchio al di là di capire come sono fatte le cose. Anche nel caso di Monterossi, interpretato da Fabrizio Bentivoglio, abbiamo avuto in “innocentisti” e “colpevolisti”. Nulla di male, anzi qui facciamo lo stesso, e non ci mettiamo mica a dare giudizi a chi dà giudizi. Certo va ricordato come nel in Italia ci sia una certa allergia al sistema dei generi, nonostante Camilleri abbia fatto impazzire tutti, nonostante l’ampia produzione di adattamenti televisivi che stanno conquistando il pubblico. Un certo sottile pregiudizio che il genere, in questo caso il “giallo” sia una cosa volgarotta, provinciale, di serie B, in confronto alla letteratura.

monterossiLe noiose obiezioni sulla trama ed il valore delle relazioni
Insomma a parlare solo di trama avete rotto

“Quel che mi irrita di più nei vostri romanzi è l’intreccio. Qui l’inganno diventa troppo grosso e spudorato. Voi costruite le vostre trame con logica; tutto accade come in una partita a scacchi, qui il delinquente, là la vittima, qui il complice, e laggiù il profittatore; basta che il detective conosca le regole e giochi la partita, ed ecco acciuffato il criminale, aiutata la vittoria della giustizia. Questa finzione mi manda in bestia. Con la logica ci si accosta soltanto parzialmente alla verità .“
Questa citazione non è mia – magari! – ma di Friedrich Durrenmatt, uno di quegli scrittori con la s maiuscola, ma che ha pubblicato anche dei romanzi gialli. La uso perché capita di leggere delle recensioni che basano il loro stesso fondamento su quella cosa chiamata “trama”. Siamo davvero sicuri che quella sia la cosa più importante all’interno della costruzione di una storia? Se fosse così come dovremmo giudicare Simenon e molti altri?

Fra Sushi e Serpico della Bovisa

Torniamo però nella Milano contemporanea di Monterossi, autore televisivo blasè, annoiato e pentito di aver ideato uno di quei programmi che tanto piacciono alla gente come Crazy Love, che vede una conduttrice interpretata, come sempre bene, da Carla Signoris, e che racconta le storie d’amore della gente. Non ci sono i tronisti, ma Crazy Love ha come claim “Anche questo fa fare l’amore”. Penso che il concetto sia ben espresso. In tutto questo il nostro si dichiara pentito di collaborare alla “fabbrica della merda”, anche perché il suo grande amore è una giornalista seria – interpretata da una brava e bella Donatella Finocchiaro – che torna proprio a lavorare nella sua televisione. In una Milano dal sapore noir, che omaggia certe atmosfere alla Scerbanenco con ironia inserendo nella tradizione culinaria meneghina sushi e sashimi, il giallo è un caso. Non solo il caso che Monterossi si trova a risolvere con i suoi collaboratori professionali che diventano i suoi Watson, ma anche come incidente del destino. Un destino che lo mette vicino anche a dei poliziotti veri, fra cui anche un caricaturale e splendido pugliese dai modi rudi, soprannominato il “Serpico della Bovisa”. Il protagonista, patito di Bob Dylan, che ricorre spesso nelle storie, si trova a fare il detective perché caso vuole tentino di uccidere proprio lui. E ci vanno molto vicini! Certo il senso di colpa per essere artefice del mondo superficiale della tv quasi lo fanno sentire giusto destinatario di quell’attentato, però non è così. Fra campi rom e panorami di grattacieli si snoda un racconta agile e moderno che vede nei rapporti umani fra i personaggi il suo punto di forza. Tutto è ben filmato da Roan Johnson, che non è nuovo a dirigere gruppi di protagonisti visto la regia della serie del Bar Lume.

monterossiI Bentivoglio wannabes

Se però i vostri pregiudizi sul giallo, sul crime e sui prodotti del made in Italy persistono, il motivo almeno per dare un’occhiata a questa serie è proprio Monterossi, cioè Fabrizio Bentivoglio. Parliamo di un attore che lavora da una quarantina d’annoi e che ha un bellissimo senso dello stile. Invecchiato ma non intristito, forse perché è sempre stato un po’ così: stropicciato e malinconico. Carriera densa, con il teatro di alto rango, il cinema d’autore e i Vanzina, l’impegno e il disimpegno, persino una regia niente affatto male, nel 2007 per Lascia perdere Johnny. Gli mancava una serie crime e ha trovato quella giusta. Il merito è anche di Alessandro Robecchi, scrittore, autore televisivo, sceneggiatore, che un po’ mette sicuramente alcuni lati di se stesso nella sua “creatura”. Nonostante Robecchi, che ha anche questo vizio vergognoso di essere attivo sui social – dove andremo a finire signora mia – sia uno degli sceneggiatori e quindi abbia curato l’adattamento, c’è chi ha subito sentenziato come il personaggio tv non aderisca a quello dei libri. La cosa è anche possibile. Però invito queste persone a leggere i romanzi con Montalbano, il commissario nazionale, e vedere le trasposizioni e i tanti cambiamenti che proprio il suo padre siciliano ha apportano nel tempo. La grandezza e l’intelligenza di Andrea Camilleri, che è stato per una vita uomo di tv oltre che di penna, è di aver compreso la grande lezione che ogni medium è un linguaggio a sé e anche che la serialità dei media contiene in sé il gene dell’evoluzione. Come la vita. Lo so, non si finisce mai di imparare signora mia!

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Autori protagonisti

“Ci sono due tipi di persone che se ne stanno tutto il giorno a pensare di uccidere qualcuno: gli scrittori di gialli e i serial killer.” Questa frase è di Richard Castle, creatura assolutamente inventata da Andrew W. Marlowe, scrittore e detective che è stato un grande successo del piccolo schermo molto amato anche nel nostro paese, merito anche della sua relazione altalenante con Kate Beckett della polizia di New York. Otto stagioni chiuse poi in maniera un po’ troppo frettolosa, seconda la maggioranza dei fan. Scrittrice e detective per eccellenza c’è lei, Jessica Fletcher, La signora in Giallo interpretata da Angela Lansbury forse una delle serie più amate e viste in tutto il mondo. Iniziata nella sua piccola Cabot Cove nel Maine, la signora Fletcher è sempre riuscita a risolvere i casi che le si sono presentati per 263 espisodi. Un vero record.