L’ACCHIAPPANUVOLE – Racconto

Il buio non è mai l’assenza di luce e la luce non è mai la fine del buio. I contrari servono solo a dare dei recinti per imprigionare idee e corpi. Mentre mi risuonavano quelle parole nel sangue e nelle ossa mi sembrava che la superficie del tunnel sussultasse ai miei respiri. Era buio? I miei occhi erano bendati oppure entrambi le cose?
Così inizia questo racconto, L’Acchiappanuvole, pubblicato il 2 agosto sul Quotidiano del Sud. Non c’era assolutamente un riferimento al triste ricordo della strage di Bologna, anche se in realtà parla di vita e morte, soprattutto di “sopravvivere”. Segue un po’, ma non in senso logico, un altro raccolto che, LE SEDIE, che si trova sempre su questo blog. Questo è molto diverso ed usa i versi di CloudBudsting di Kate Bush, del 1985, canzone che ho sempre amato.
Ho detto troppo. Buona Lettura

 

Il buio non è mai l’assenza di luce e la luce non è mai la fine del buio. I contrari servono solo a dare dei recinti per imprigionare idee e corpi. Mentre mi risuonavano quelle parole nel sangue e nelle ossa mi sembrava che la superficie del tunnel sussultasse ai miei respiri. Era buio? I miei occhi erano bendati oppure entrambi le cose?

Sogno ancora di un organo.
Mi sveglio piangendo.
Stai facendo piovere
E sei solo a portata di mano
Quando tu e il sonno mi sfuggite
.”

 

Si le parole di quella vecchia canzone che amerò anche oltre le orecchie, era battiti pulsanti dei raggi e delle radiazioni con cui veniva bombardato il tunnel. Non era la prima volta che lo percorreva, anzi! Eppure, non me lo ricordo, come non mi ricordo tantissime cose, dai nomi dei miei compagni di gioco ad alcune donne con cui ho fatto l’amore. Mi sono svegliato piangendo, ma non per il tunnel. Per le nuvole. Le amo. Le ho sempre amate.

 

Ma sono troppe.

Sei come il mio yo-yo
Che brillava nell’oscurità.
Quello che lo fa speciale
Lo fa pericoloso

Quindi lo seppellisco
E dimentico.

cloudbusting

Ogni volta che esco fuori dal tunnel iniziò a dare la caccia alle nuvole. Con tutto quello che posso. A parte un retino per farfalle, mi sentirei un personaggio da fine Ottocento. Si le mangiò anche! Mica basta però! Ho una sezione del mio cervello dedicata a realizzare strumenti da acchiappanuvole. Le nuvole si riproducono. Continuamente e senza sosta. Credo che sia come la musica. La musica non finisce mai, anche se noi non l’ascoltiamo. Io non voglio un cielo sgombro e pulito. Io ne ho bisogno. Perché?
Perché devo continuare la mia ricerca speciale dello yo-yo sepolto nell’oscurità. Non l’ho sepolto io, come nella canzone. Non so chi lo abbia fatto. Magari non c’è neanche un chi, magari è solo scivolato nella sabbia di un giardino da bambini oppure è sparito. Come succede per tutto. Esiste ancora? Non lo so. Forse. Eppure, cercarlo dovrebbe aiutarmi. A cosa? Questa è la missione. Pure senza speranza.

“Non manca molto. Abbiamo quasi finito”
Sento una voce da lontano che mi parla mentre tengo le braccia incrociate sul petto e gli occhi aperto nel tunnel della risonanza magnetica. Ormai sono diventato un habitué e se continua così magari prenderò una tessera sconto. Fra un sentirò il lettino che si sposta fino a darmi la possibilità di scendere. Perderò un pezzo del paesaggio che avevo mentre ero dentro il tunnel. Non credete a chi vi dite che quello che pensate resta con voi. Un pensiero è un misto di noi più le incidentalità del caso. Noi più tutto il resto. Si può ricordare ma non ricreare. Si può, però, ricreare tutt’altro. Tanto altro. E la cosa più bella. Si può sognare un organo in mezzo alla piazza Rossa, oppure un organetto a Cuba mentre delle signore fumano dei sigari appena fatti con le loro mani, oppure ballare in mezzo alla savana mentre da lontano si vede una lunga fila di elefanti si muove con le proboscidi legato alle cose in modo da formare una fila ordinata. Oppure essere in piedi a Cap Frehel, sulle coste delle Bretagna. Ascoltando il rumore di fondo del pianeta. Ovunque ci sono le nuvole. È parecchio il lavoro da fare per chi le vuole prendere. Tanto lo sei che non si riesci mai.

Mi rimetto in piedi e l’infermiera mi accompagna nello spogliatoio dove sono i miei vestiti. Una volta era più facile perché qui in ospedale ci vivevo proprio e per un sacco di tempo. E da lì che ho iniziato a fare l’acchiappanuvole, dalle prime diagnosi che ricordo, perché di ricordi non ne ho molti. In fondo il mio yo-yo che brillava e brilla nell’oscurità è sepolto. Non in un posto. Il vento ha soffiato e ha creato una scia luminosa dispersa nel vento, nella terra e nell’acqua. Particelle che si fondono col resto divenendo fenomeni di bellezza e anche di gioia e dolore, ma non si troveranno mai insieme.

Sono fuori dalla stanza di oncologia. Lo conosco il professore. Sono “favoritismi” che capitano quando si passa tanto tempo insieme e si è appassionati di letteratura noir e cinema orientale – ogni ha i suoi terribili difetti ed io ne ho davvero tanti.
Mi apre la porta.

-Entra dai.

Mi siedo alla scrivania e vedo che sulla scrivania c’è Regina Rossa, Lupa Nera ed Re Bianco, la trilogia di Juan Gómez-Jurado su Antonia Scott.

-Era ora che lo prendessi! Ti avevo detto che ne valeva assolutamente la pena.

-Veramente me l’ha regalato un paziente.

-I soliti favoritismo all’italiano.

Lui ride e si mette seduto di fronte a me.
-Comunque mi ricordavo dei tuoi consigli. Me li ricordo sempre tutti.
Silenzio.
Ci sono silenzio che sono belli, da condividere, che fanno bene, che sento che arrivano fino in fondo. Poi ci sono quelli imbarazzanti, che sanno di voler fuggire. Poi ci sono quelli di chi non vorrebbe parlare, quelli che devi correre contro un muro per romperli.

-Ci sono ancora le nuvole?

Mi guarda ed annuisce. Io intanto sbatto e rovino una finestra. Mi fa vedere il risultato della risonanza e vede le macchie bianche sul cervello. Proprio quelle che io chiamo nuvole.
Mi parla ma io sono già fuori, in un posto pieno di nuvole, con la pioggia che sta arrivano. E le ultime parole della canzone nelle orecchie.

 

“Perché ogni volta che piove

Sei qui nella mia testa

Come il sole che esce

Ooh, so solo che succederà qualcosa di buono.

E non so quando

Ma solo dicendo che potrebbe anche farlo accadere.”

 

E non dovrei cercare di acchiappare le nuvole ma di trovare i piccoli frammenti del mio yo-yo luminoso. Il mio qualcosa di buono. Comunque vada.

 

 

I versi della canzone sono da CLOUDBUSTING di Kate Bush