#23Maggio #GiovanniFalcone e Giorgio Almirante: il problema del ricordo

‪L’importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Ecco, il coraggio è questo, altrimenti non è più coraggio ma incoscienza.”‬
‪GiovanniFalcone ‬

Questa è una delle citazioni più celebri di Giovanni Falcone. Oggi è una giornata molto particolare, perché la pandemia non permetterà di commemorarne il ricordo nelle maniere in cui in tutti questi anni abbiamo visto. Non ci saranno dibattiti nell’aula bunker dell’Ucciardone, non ci saranno “navi della legalità”, nè commemorazioni sui luoghi della sua morte, né altri formi classiche di ricordo.

‪Lui, Francesca Morvillo venivano uccisi 28 anni fa in‬ ‪quella che è rimasta famosa come Strage di Capaci. Una pagina più che nera della nostra storia repubblicana. Avevo 18 anni e oggi mi chiedo cosa ne sa di questi uomini un ragazzo di 18 anni oggi? Davvero pensa solo alla “movida” (termine che aveva un preciso significato culturale e che un terribile cattivo giornalismo sta rendendo davvero antipatico e fuori contesto)? Perché la narrazione sta imponendo un racconto del ‪genere e non ricorda il sacrificio di questi uomini dello Stato? Quali sono le difficoltà che i media mainstream incontrano o vogliono deliberatamente incontrare nel “ricordo” nella “commemorazione” dei personaggi della nostra storia?

Ieri c’è stato una corsa al ricordo di Giorgio Almirante da parte di esponenti del centrodestra italiano. Giorgio Almirante è stato uno storico segretario del Movimento Sociale Italiano, firmatario del Manifesto della Razza, un fascista che non ha mai abiurato e riconosciuto le colpe e gli errori di un regime che ha perseguitato gli uomini e ha portato l’Italia al disastro culminato nella Seconda Guerra Mondiale!
Come farà chi ha ricordato un uomo del genere commemorare chi ha dato la vita per le istituzioni? Sono convinto che comunque lo faranno! Per loro le memorie dell’autostrada imbottita di tritolo dove sono stati fatti a pezzi i corpi di queste donne e uomini sono solo uno questione di quanto pesano i pixel dei loro status sui profili social. Il perché lo disse bene lo stesso magistrato siciliano:
„È tutto teatro. Quando la mafia lo deciderà, mi ammazzerà lo stesso.“

Cesare Paverse ha detto: Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi.
Io quell’attimo me lo ricordo, l’attimo in cui la notizia della morte di Falcone fece il giro del paese in pochissimo tempo, nonostante non ci fossero i social – il primo SMS al mondo sarà mandato solo a dicembre di quell’anno. Erano giorni in cui l’attenzione e la tensione sul problema della legalità e della criminalità era fortissima. Sembrava si fosse aperta una stagione di speranza e di aspettative diverse. Eppure tutto questo non ha protetto chi lavorava per lo Stato e non voleva morire, anzi voleva vivere e contribuire per un paese migliore. E adesso?

Il filosofo Michel de Montaigne ha scritto: Niente fissa una cosa così intensamente nella memoria come il desiderio di dimenticare.
Forse è così, forse vogliamo dimenticare quei giorni, sia quello del perverso fascismo che ha distrutto questo paese e che alcuni oggi hanno l’arroganza di volerci mettere di fronte, senza neanche una “ripulita” come avrebbero fatto qualche tempo fa, e allo stesso tempo di parlare del “sacrificio dei servitori dello Stato”. Possiamo accettarlo? No e poi no. Il ricordo non può appiattire le colpe e cancellare gli errori, la storia, le sue lezioni ed emozioni non lo fanno! Diventiamo noi gli attori della narrazioni dei nostri ricordi e cerchiamo di non dimenticare quello che abbiamo vissuto sulla nostra pelle in quegli anni.

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