2021 – Un vaccino non basta

Per non farsi del male la filosofa Simone Weil s’impegnava a rispettare alcuni buoni propositi.

1 – affrontare solo le difficoltà che si trovava realmente di fronte, non problemi lontani o ipotetici;

2 – provare solo i sentimenti che servivano a ispirarla e a farla agire in modo efficace. Tutti gli altri dovevano essere eliminati, compresi quelli immaginari, non basati su situazioni reali e oggettive;

3 – non reagire al male in modo da provocare altro male.

Purtroppo a parte il segno zodiacale – acquario – io e Simone Weil abbiamo poco in comune e questo mi dispiace molto.

Mi piacerebbe davvero seguire questi suoi tre propositi, che anche per lei erano parecchio difficili come scrisse nei suoi diari ma credo che servirebbe più di un vaccino in questo caso. La maggior parte dei problemi e delle questioni è principalmente basata dal rapporto che abbiamo con gli altri e dalla visione del nostro posto all’interno del sistema delle relazioni umane. A meno che voi non si viva in un eremo facciamo tutti parte di questo sistema di relazioni con queste strane creature che hanno nome di essere umani. Strane davvero perché a volte hanno la convinzioni di essere le sole al mondo e che tutto giri assolutamente intorno a loro. E non sto parlando solamente dei grandi ideali e dei grandi sentimenti ma anche delle semplici azioni quotidiani, come buttare l’immondizia, convinti primo del “lo farà qualcun altro” che poi diventa il “e che lo devo fare io!”
E’ il classico caso di tutto quelli che si lamentano per la mancanza di regole e che ci vorrebbe il pugno di ferro e poi sono sempre convinti che le regole riguardino sempre tutti gli altri. Mancano di qualcosa che alla base di tutto, di quella parola che spesso sentiamo ripetere ma non vogliamo proprio capire: empatia. Sia chiaro che empatia non riguarda solamente le regole, non è un codice di procedura civile o penale. In parole povere sarebbe la capacità di mettersi nei panni di un’altra persona. Naturalmente si tratta di parole molto povere per tradurre una vera e propria scienza che c’è dietro. Per questo consiglio di leggere i libri di Daniel Goleman sull’intelligenza emotiva che sono davvero illuminanti sul tema.
Perché dico questo? Perché mi piacerebbe che una persona capisse che non vive da sola nel mondo, che dire grazie non è una brutta cosa, anzi il contrario, che in fondo se è vivo non è poi questa cosa terribile se può ancora vedere il cielo o sentire il vento sulla pelle. Mi piacerebbe che provasse a capire che milioni di persone nel mondo non rischiano la morte ogni giorno per venire a rubare a casa sua, perché sarebbe volentieri rimasti nella loro di casa! Mi piacerebbe che ammettere uno sbaglio non sia qualcosa da vedere come un’onta da vendicare con un duello da giostra medievale o lungo la main street di una cittadina western, Mi piacerebbe che nelle famiglie si potesse parlare ed essere ascoltati senza essere sospettati di voler colpire a tradimento l’altro. Vorrei che si capisse che il tempo passa per tutti e non è una colpa e soprattutto non è una colpa dei più giovani. A me certe volte mi considerano un “ragazzo” nonostante fra qualche anno avrò mezzo secolo di vita e non è che portare ancora i jeans o l’aver portato l’orecchini fa di me un eterno fanciullo.
La cosa che davvero mi piacerebbe è non misurare le persone ed il loro valore su quanto hanno fatto nel loro passato. Quello è davvero il momento in cui mi sembra si voglia riportare la barca a riva e smetterla di navigare. Se me lo chiedessero a me non saprei cosa rispondere, non c’è un curriculum vitae che davvero ci rende più o meno umani. So che ho vissuto e che vivo, magari questo per alcuni può anche non andar bene ma le cose stanno così. Non misuro le persone, cerco di capire chi sono e cosa sentono, se me lo permettono. Questa è l’empatia e cerco di farlo nella vita e nel lavoro, forse proprio per questo ho scelto di lavorare nella comunicazione e nella scrittura. Tutti vogliamo essere protagonisti della nostra vita e di quella di chi amiamo, ma non sarà rendendo difficile quella degli altri che ci stanno accanto che riusciremo a farlo.

Per farlo bisogna però partire da se stessi, ad alcuni potrà sembra paradossale ma non lo è. Ho ritrovato questa citazione che uso per chiudere questo post di inizio 2021 sperando sia di buon augurio.

[…] È facile amare qualcun altro, ma amare ciò che sei, quella cosa che coincide con te, è esattamente come stringere a sé un ferro incandescente: ti brucia dentro, ed è un vero supplizio. Perciò amare in primo luogo qualcun altro è immancabilmente una fuga da tutti noi sperata, e goduta, quando ne siamo capaci. Ma alla fine i nodi verranno al pettine: non puoi fuggire da te stesso per sempre, devi fare ritorno, ripresentarti per quell’esperimento, sapere se sei realmente in grado d’amare. È questa la domanda – sei capace d’amare te stesso? – e sarà questa la prova. […]

C.G. Jung, Lo Zarathustra di Nietzsche, Seminari

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