The App Maffia and the nowhere paradise

The App Maffia and the nowhere paradise

Gilda35 e il suo dominus, Giovanni Scrofani, raccontano in questo splendido post, la triste vicenda dell'app YouTubeDownloader e di tutte le conseguenze che ne sono derivate. Non è una bella vicenda, chi più chi meno hanno perso tutti. Viene fuori che esiste una App Maffia, la pronuncia e la scrittura sono volutamente americanizzate per rendere il tono grottesco della vicenda. La vicenda coinvolge anche Massimo Melica, persona degna di stima e amicizia, come Giovanni, e che viene attaccata perchè richiama il valore del diritto.
Siamo di fronte ad una narrazione brutte, di gente che ha seminato guai e debiti, ma che poi si ricrea in contesti diversi, in un palingenesi digitale, con soldi che vengono da banche parecchio chiacchierate. Un giorno si dirà cosa ci sia davvero dietro questo giro di startup e dei soldi che arrivano come frutti dell'albero di monete d'oro di Pinocchio. Per ora siamo nella guerra del marketing horribilis, dove l'interesse a stupire ed emozionare e soverchiato dal "fatti i cazzi suoi". E le chiamano imprese, ma qui di cavalleresco c'è molto poco, c'è invece un regolamento di conti, un nicchiare e occhiolinare che ricorda molto la realtà politico-imprenditoriale che tutti vorremmo superare. Pensare che nell'immaginario pop anni '80 credevamo che la lotta nel fango fosse riservata alle playmate. E invece…

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Morire di Novembre

Morire di Novembre

Ma voi quando scendete in piazza con le bandiere arcobaleno, nei cortei antirazzisti e antifascisti siete convinti? Voi siete sicuri che il razzismo, in tutte le sue forme sia raccontato? La vicenda di Rossano è agghiacciante per quello che si è visto anche dalla parte dei media, da 6 persone morte a 6 romeni morti, neanche 6 braccianti. Allora esistono anche lavoratori di serie A e di serie B. Io Rossano la conosco e la conosco bene, lì i romeni lavorano e vivono nella comunità, ma ai media piace perpetrare lo stereotipo del romeno medio e del calabrese medio. Perchè? Ditemelo voi. Io qui vi linko un post molto bello, de La Cornacchia, che è nata a Rossano e che racconta l'epilogo dei 6 morti, 6 braccianti che tornavano dal lavoro.

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#25N: Giornata mondiale contro la violenza alle #donne

#25N: Giornata mondiale contro la violenza alle #donne

Vorremmo tutti non doverla celebrare, non doverla neanche ricordare, vorremmo che non ci fosse, ma esiste. 2012, annus horribilis della violenza contro le donne in Italia, il femminicidio, che sarà anche un brutto termine, come dice Isabella Bossi Fedrigotti, ma se si pensa ai dati dell’OMS, la prima causa di uccisione nel Mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni è l’omicidio (da parte di persone conosciute), ha un suo senso fortissimo. Non sarò certo qui a parlarne, ma mi piaceva aprire questo post con la bellissima foto che arriva da Cosenza e testimonia un'iniziativa per ricordare le vittime, realizzata l'11 settembre scorso. Come vi consiglio di leggere il post della 27esima ora, bel blog del Corriere della Sera, e anche il video Action for Women. Quello che mi colpisce è la generalità del fenomeno violenza sulle donne nel mondo. Non c'è cultura, latitudine, nazione, classe, dove non sia presenta. Usciamo dalla prospettiva italiana e cerchiamo di capire che è allora esiste qualcosa di molto intimo. Io ho la fortuna di vivere in una famiglia dove le donne sono davvero pari e diverse. Sono fortunato e me ne rendo conto, ma da uomo oggi devo più ascoltare e raccogliere, sostenere e diffondere, perchè sono le donne, che oggi, come domani e nei giorni a venire devono dire Basta!

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I danni del cattivo #giornalismo

I danni del cattivo #giornalismo

Mettiamoci Pinocchio Disney, cerchiamo di tirarci un po' su, ma bisogna iniziare a farci i conti col fatto che esistono in Italia, e non solo, dei "cattivi giornalisti", gente che pubblica articoli senza neanche preoccuparsi non dico del fact checking, ma di avere i punti di vista di tutte le parti in causa, cosa facile quando le parti in causa sono solamente due. Questi cattivi professionisti son un danno per tutta la categoria, perchè sappiamo che generalizzare è un attimo, uno sbattere le ciglia e poi di deve faticare parecchio per ricostruire una reputazione, sempre che della reputazione importi qualcosa.
La vicenda che riguarda una fashion blogger che avrebbe rubato dei capi d'abbigliamento dopo una sfilata di moda è ben raccontata dal post di Maurizio Galluzzo.

C'è poi anche il rapporto con la rete. Le cose non vanno affatto bene. Abbiamo dei giornali online che stentano a volte a seguire uno stile consono e sembrano dei portali di basso livello, altri che poi cambiano foto, cancellano commenti, come fossero dei newbie alle prime armi. L'autore dell'articolo del Corsera è uno che ha vinto un premio, quindi neanche un praticante, un mestierante, è uno che lavora nel primo giornale d'Italia e scrive che gli abiti venivano successivamente venduti sul blog e su Linkedin. Linkedin? Lo stesso Linkedin? Magari poteva fare una ricerca su Google, oppure chiedere a qualcuno. Succede tutto questo dopo lo sciacallaggio de Il Fatto Quotidiano, che è riuscito a titolare "Quando la rete uccide", in merito al suicidio del ragazzo di 15 anni a Roma. Una cosa disgustosa e il successo di tale giornale è dovuto alla rete in gran parte, mentre sembra comportarsi peggio del Tg1. Quello che mi colpisce è l'ignoranza, non solo strategica e tattica, ma anche nell'uso del mezzo. Mi sembra che siamo nel paradigma che tanto alla fine è tutto uguale, che lo specifico del mezzo non esiste, che le grammatiche non servono a nulla, che tanto alla fine l'utente "se magna sempre la stessa merda". Invece no! Gli utenti cambiamo e cambiamo sempre di più. C'è un esercito di giornalisti in gamba che stanno nelle redazioni come collaboratori, tirocinanti e tante altre forme di precariato, lì a lavorare, usando la rete e collaborando con la rete, ma che i "baroni", perchè, adesso generalizzo io, i giornalisti sono una casta, non gli permettono di andare avanti. Ci sono grandi baroni che usano il lavoro dei quotidiani locali per guadagnare molti soldi e andare in televisione, ci sono tribuni che se finalmente un certo politico andasse in pensione non avrebbero neanche una vita sociale!
Quando è uscito il titolo de Il Fatto io volevo scrivere un post al vetriolo, perchè è un giornale che ha fatto del moralismo un marketing perfetto, andando ad occupare una nicchia scoperta. Bravissimi, ma cercate di applicare lo stesso metro anche su voi stessi. Invece no, la ditta Padellaro – Travaglio dà lezioni, addirittura fa un buon lavoro anche per un certo movimento politico, prima lo facevo per un partito di alti "valori", ma non si dice, non si può dire. Certo si può stare da Santoro e attaccare la Gabanelli per difendere Di Pietro, ma poi che fai critichi il Tribuno! No dai. Che poi il Tribuno è pure un bravo un bravo giornalista e scrive bene, ma si crede il migliore, si crede davvero il migliore. E invece…

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Boicottaggi, Gramellini e #Loach. Tutto a #Torino.

Boicottaggi, Gramellini e #Loach. Tutto a #Torino.Boicottaggi, Gramellini e #Loach. Tutto a #Torino.

I Fatti e i Documenti

Orson

Non è una bella vicenda, non lo è mai quando riguarda il lavoro negli ultimi tempi. Non è bella neanche la replica di Massimo Gramellini, acuto corsivista de La Stampa, giornale di Torino. Non ricapitolo la vicenda, i due link sono lì apposta. Gramellini fa un'accusa di strategia a Loach, dicendo che questo boicottaggio è un'arma vecchia, da sinistra radicale e che non porta a niente. Però si dimentica alcune cose. Ken Loach è un regista coerente e lo dice anche nella sua dichiarazione ricordando il suo film Bread and Roses, che non è il solo, mi vengono in mente, Piovono Pietre e Riff Raff.
Secondo punto: a che serve un boicottaggio? E' evidente che un boicottaggio è un azione che tende a rifiutare qualcosa di una controparte ed è schierarsi con una parte che si ritiene danneggiata. Schierarsi per provocare un danno. Perchè allora Ken Loach sarebbe dovuto andare al Festival di Torino, quando in realtà lui è contro certe decisioni che riguardano il Festival di Torino? Per non danneggiare gli spettatori del Festival?
La vicenda ha avuto un eco che è andato fuori dalle pagine dello spettacolo per arrivare in cronaca, ottenendo un bel risultato di visibilità, non solo italiana. Ho appena visto in una decina di secondi che ne parlano Liberation e Hollywood Reporter. Sicuramente altri giornali e media online riprenderanno la notizia. Se io inoltre voglio arrecare un danno allora devi far conoscere una notizia, ma soprattutto devi restituire, seppur in una piccolissima parte il disagio che stanno subendo i lavoratori licenziati, sottolineando anche come sia contrario alla pratica di esternalizzazione dei servizi. Quindi cerco di attirare cattiva fama sul festival!
Non capisco perchè Gramellini insista su questa cosa che il boicottaggio sia una vecchia arma. Lo rispetto troppo per pensare male è andare a vedere che fra i clienti della REAR, dal loro sito ci sono FIAT Group, Centro Congressi Lingotto e Juventus FC. Ma Gramellini non è juventino.

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