#16giugno Ma chi guarda questa tv?

Recentemente ho ripreso delle riflessioni sulla televisione italiana. Mi occupo di media da quando vado all’università, non si 30 anni ma ci manca poco. Da qualche anno il mio interesse sono le serie tv e la rete, con particolare riferimento all’estetica e alla narrazione dei social media. Ieri ho fatto una cosa che prima facevo sempre controllare i dati di ascolto delle trasmissioni televisive che hanno gli hashtag più forti, cioè Non è la D’Urso di Barbara D’Urso e Non è l’Arena di Massimo Giletti.
Fino a qualche anni quei dati sarebbero stati giudicati fallimentari! Lo sono ancora.

La tv costa soldi, quei soldi li mettono gli inserzionisti con la pubblicità. Quindi se le cose vanno male calano anche gli investimenti. Però un programma deve anche essere rappresentativo per poter attrarre il pubblico. E chi rappresenta Barbara D’Urso che non arriva 2 milioni di telespettatori? E soprattutto perché si permette di dire che è Internet che fa disinformazione, così ha detto, visto che senza l’eco, la ridondanza degli hashtag e delle rubriche web che la commentano perderebbe comunque spettatori?
Che diritto ha di parlare di informazione vista la sua vicenda poco chiara sulla radiazione dall’ordine che poi si è tramutata in dimissioni, avveniva nel 2014?
Ma soprattutto perché gli italiani devono sempre essere rappresentati da personaggi dello spettacolo che farebbero le veci del cosiddetto popolo mentre sono solo vip in disarmo che ogni volta lo schermo continua a trasudare placenta, acido glicolico e chissà quale altra crema che mettono sul viso per fare i giovani?
Massimo Giletti, famoso per invettive mai richieste supera a malapena 1.2 mln di spettatori. Se poi non sono gli spettatori l’indice da che conta, guardate le loro scenografie, il modo di porsi, il linguaggio che usano: sembra un tuffo nel passato, un paese che non esiste più se poi è mai esistito!
Però quel paese viene rappresentato negli studi televisivi di Rai e Mediaset maggiormente, viene rimandato da un circuito di influencer pagati che ne devono amplificare l’eco. Normale che le nuove generazioni si rivolgano solamente alle piattaforme di streaming per la serialità televisiva o ai display dei loro smartphone per i social media!

 


La tv italiana è sconfitta, ma non vuole morire. 
Per non morire dovrebbe cambiare. Magari in format intelligenti e sicuramente di successo come Propaganda di Zoro ed amici!
Invece no! Loro preferiscono puntare sempre più sul chiasso, sul trash e sulla volgarità.
Che fare?
Disarmarla.
Disertare gli hashtag, non menzionarli, fare in modo che il loro chiasso diventi assordante in un deserto di silenzio.
Se si facesse così gli inserzionisti pubblicitari sicuramente calerebbero e allora se volessero continuare ad avere ossigeno per vivere sarebbero costretti a cambiare! Quando si parla di qualità chissà perché la gente la vede come qualcosa di noioso. E chi l’ha detto? Forse perché non siamo abituati ad un linguaggio di qualità e chissà di chi è la responsabilità?
Questa televisione è un cadavere che si guarda in uno specchio rotto dalla troppa bruttezza e non è giusto che sia così!
Il linguaggio televisivo ha dato e può dare ancora tanto, solamente che come tutte le cose devo evolvere.

Precisazione
Quando parla dei vip anziani che vanno in tv a fare i giovani non è una questione anagrafica. Il posto precedente si riferiva al fatto che c’è questo revanchismo di un’immaginario passatista che ha cancellato gli ultimi 30-40 anni di storia dello spettacolo. Io sto finendo un progetto editoriale importante su Nicola Arigliano, uomo di spettacolo che è stato di una modernità incredibile e lo sarebbe ancora! Basta guardare i suoi video su youtube o su raiplay, ascoltarlo cantare lo swing nei vari servizi di streaming per capirlo!
Non ho nulla contro Gianni Morandi o Massimo Ranieri! Sono un fan accanito di Paolo Conte, anche lui però non è che molto visibile nella tv italiana nonostante sia riconosciuto come cantautore di enorme qualità nel mondo!
Quello che vedo è che la tv italiana è fatta da personaggi che non vogliono accettare che il mondo cambia e che ripropongono sempre la stessa minestra riscaldata.
A me però piace il sushi.

Buongiorno e scusate il disturbo

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