#15Aprile La morte senza la morte

LA MADRE DI CECILIA

Ieri un’amica di Twitter, @Ferula18 , ha postato una pagina molto bella e toccante de I Promessi Sposi di Alessandro Manzone, quella del capitolo 34, che da tutti è conosciuto come La Madre di Cecilia. Io vi invito a leggerla o rileggerla. Si tratta di una madre che nella Milano stremata dalla peste nel ‘600 porta fra le braccia il corpicino della figlia morta e la consegna ai monatti perché la portino via per le “indegne esequie”, come le chiama il Manzoni, molto probabilmente il corpo della bimba sarebbe stato messo in una fossa comune e coperto con la calce viva. Ferula la dedicava alle vittime di questa pandemia e ai loro parenti.
Al di là dei danni medici, sanitari ed economici della pandemia da Covid 19 che stiamo vivendo ho idea che le conseguenze psicologiche saranno molto più lunghe e non sarà così facile superarle.

FOSSE COMUNI E DOLORE SINGOLO

C’è stata molta indignazione sui morti bruciati per strada in Ecuador. Molta ce n’è stata anche per le fosse comuni negli Stati Uniti, anche se lì qualcuno ha voluto giustificare Trump e soci dicendo che era per colpa della pandemia, senza sapere che è pratica comune quel tipo di sepoltura per gli homeless o chi non si può permettere le spese per le esequie.
Questa situazione ha pero fatto un’altra vittima, quella che dagli psicologi, specialmente dai tanatologi, coloro che affrontano la morte da un punto di vista antropologico e sociale, è chiamata ELABORAZIONE DEL LUTTO. Che siano bruciati, che siano sepolti in una fossa comune, quello che davvero ci sembra impossibile è dire addio a chi se ne è andato.
Questo è una degli aspetti più duri dell’impatto della pandemia sulla nostra socialità. Non lo do per certo perchè le eccezioni esistono sempre, però credo che non esista cultura che non commemori i propri defunti. E’ un bisogno umano di chi rimane.

LA NECESSITA’ DI DIRSI ADDIO

addio

Quando affrontiamo un lutto, normalmente siamo capaci di entrare in uno stato di accettazione entro circa 18 mesi. Tendenzialmente l’essere umano ha la capacità di accettare e superare la morte di una persona cara. Il lutto però può diventare patologico quando è presente una difficoltà ad accettare la sua ineluttabilità.

Marco Palumbo – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi Modena

Credo che la mancanza di dire addio alla persona cara che viene a mancare attraverso i tanti e vari cerimoniali del mondo porterà non solo ad un allungamento di questo tempo, che è indicativo, basato su una casistica diffusa, ma ad un cambiamento stesso della percezione della scomparsa!

Lindemann (1944) riporta che le sensazioni fisiche più comunemente sperimentate da una persona che sta affrontando un lutto sono:

  • Sensazione di vuoto gastrico
  • Costrizione toracica
  • Costrizione laringea
  • Ipersensibilità al rumore
  • Senso di depersonalizzazione
  • Sensazione di apnea
  • Debolezza muscolare
  • Mancanza di energia
  • Secchezza delle fauci

Non solo. Ci sono aspetti anche da un punto di vista cognitivo che sono importantissime:

  • Incredulità: normalmente è questo il primo pensiero che si prova nei momenti successivi alla perdita.
  • Confusione: molti soggetti riportano che dopo un lutto si sentono confusi, non riescono a organizzare i pensieri e non riescono a concentrarsi.
  • Preoccupazione: una ruminazione mentale continua che si manifesta principalmente in 2 versioni:
    • Tenersi attaccati al ricordo del defunto per non lasciarlo andare.
    • Pensieri intrusivi riguardanti il deceduto sofferente o morente.
  • Senso di presenza: ovvero la controparte dello struggimento. La persona in lutto può pensare che il defunto sia in qualche modo nell’area spazio-temporale attuale e corrente.
  • Allucinazioni: uditive e visive. Esse sono una frequente esperienza dei sopravvissuti. Queste esperienze illusorie transitorie in alcuni casi rappresentano qualcosa di sconcertante per chi le esperisce anche se occasionalmente viene riportato che possono essere percepite come utili.

Prima di pensare alle vacanze estive in box di plastica, prima di immaginare di tornare per strada o nei ristoranti, e prima di immaginare tutte le liste di desideri che stiamo compilando in maniera mentale o reale, mi chiedo quanto questa mancanza sta incidendo su di noi e se sapremo affrontarla. Non lo so davvero.

Buongiorno e Scusate il disturbo

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