Zero Zero Zero: la droga corre come i virus

Zero, Zero, Zero: La droga è un virus, oppure il virus è una droga?

Ogni tempo, ogni luogo, ha un suo tempo ed una sua velocità. Lo stiamo imparando molto bene in questo periodo in cui il Covid-19, il coronavirus del momento che sta colpendo il mondo, e ci sta dando una nuova dimensione del tempo e dello spazio. Perchè il virus non conosce muri, né frontiere. C’è un’altra cosa che non conosce frontiere e muri: la droga. Nonostante i dati più recenti dimostrino che in Italia non esiste un’emergenza criminale – l’Istat registra oltre 500.000 crimini in meno negli ultimi cinque anni rispetto al quinquennio precedente – c’è invece un’emergenza che riguarda il consumo delle droghe sempre più alto. L’età del consumo, inoltre, si abbassa sempre di più. Recentemente mi è capitato di leggere un dossier che parla di bambini di otto anni che iniziano a sniffare colla per poi passare a cocaina e pasticche. Si, parliamo di bambini. Se vi chiedete dove trovano i soldi allora siete rimasti ad un’immagine molto vecchia della cocaina come droga dei ricchi, mentre oggi è un prodotto di basso livello sempre più economico, riempito di additivi chimici che la rendono ancora più pericolosa per i consumatori. Un’espansione che avviene in un regime di totale proibizionismo delle droghe. Questa introduzione è necessaria per parlare di Zero, Zero, Zero la serie tv in onda su Sky, una grande coproduzione internazionale, fra cui l’Italia ha un posto di primo piano, tratta dal libro-inchiesta di Roberto Saviano. Un prodotto narrativo fortemente ambizioso, che racconta una consistente parte dell’economia criminale del mondo, molto diverso da Gomorra, che nasceva anch’essa da un libro di Saviano, e da Suburra, che avevano  dimensioni più metropolitane e legata alla criminalità di un contesto geografico chiaramente più definito. Qui il campo da gioco è il mondo intero e gli steccati ed i confini sono saltati. Sono i soldi a parlare in ogni settore sociale, in ogni lingua, in ogni paese.

Un progetto fortemente ambizioso e riuscito

Zero, Zero, Zero è per molti versi un progetto senza precedenti. Gli otto episodi della serie sono stati girati in sei lingue, attraverso tre continenti, tra Stati Uniti Europa e Africa. Stefano Sollima è il creatore della serie, mentre divide la regia dei singoli episodi con Janus Metz e Pablo Trapero, due tra i più apprezzati filmaker del panorama contemporaneo. L’Italia partecipa sia con Sky, che con Cattleya e BartlebyFilm.
La prima cosa che colpisce gli addetti ai lavori e gli spettatori più attenti è sicuramente il processo di scrittura, che è stato necessariamente molto lungo. Stefano Sollima, Leonardo Fasoli e Maricio Katz, autori e soprattutto headwriter della serie – non dimentichiamo mai che la scrittura audiovisiva è un processo collettivo – sono partiti dall’importante libro di Saviano per allargarlo e creare un complesso di luoghi e personaggi più vasto, mantenendo il bell’approccio narrativo che lo scrittore napoletano era riuscito a dare alla sua opera, confermando le sue grandi capacità non solo di autore, ma anche di osservatore ed investigatore della realtà.
L’idea del libro, dirompente come uno schiacciasassi, era proprio quella di descrivere il viaggio del prodotto cocaina nella sua realtà quotidiana, ricostruendo una filiera criminale che va dai Narcos e dai potenti signori del narcotraffico nel mondo, per giungere al piccolo spacciatore, senza trascurare il ruolo di agenti corrotti, insospettabili imprese navali, e naturalmente gli interessi della nostra criminalità organizzata – una parte della serie è girata nell’Aspromonte calabrese e un ruolo importante lo hanno le ‘ndrine.

Scrivere bene una serie è essenziale per il successo!

Una volta scelto di sviluppare questa struttura secondo le regole della serialità televisiva, Stefano Sollima ha iniziato il lavoro sul soggetto, in collaborazione con Stefano Bises e Leonardo Fasoli, che insieme aveva già lavorato ai tempi di Gomorra e sappiamo tutti quanto quella serie sia rimasta forte anche nell’immaginario. Tutti ricordano i personaggi di Ciro l’Immortale e di Genny Savastano o frasi chiave come “Stai senza pensieri”. Adesso di nuovo siamo di fronte ad un tentativo di trasformare l’inchiesta in spettacolo ed intrattenimento senza perdere minimamente la forza della realtà e dei dati raccolti, anzi creando interesse verso fasce di pubblico che altrimenti non si sarebbero interessate all’argomento se non magari come tappezzeria e sfondo durante visioni distratte di telegiornali durante il consumo dei pasti. Questo dimostra che la nostra industria audiovisiva è in grado di realizzare un prodotto non solo competitivo, ma vincente su tutti i mercati mondiali, e che bisogna puntare su una serialità ambiziosa sperimentando sempre e comunque. Siamo di fronte ad una delle serie migliori degli ultimi anni in ogni suo aspetto, che riesce a mescolare le grandi guerre del narcotraffico, con la realtà più spicciola che rappresentano molte parti del mondo. Sky dà una grande prova di come l’investimento fatto, prima di tutto in scrittura, sia sempre vincente e convincente, e di come la televisione fatta di reality e programmi sui vip, presunti o reali, sia ormai qualcosa di totalmente sorpassato, che ogni giorno perde sempre più ascolti. Se un prodotto ha una narrazione forte e ben realizzata alla fine riesce sempre ad attrarre un pubblico, anche se racconta storie difficili e complesse, anzi proprio la narrazione è la via per raccontare la complessità.

Escobar e Cattani

Abbiamo già citato nella geografia della serialità criminale la Napoli di Gomorra e la Roma di Suburra, il primo che viene sempre da un libro di Saviano, l’altro dal bellissimo romanzo di Giancarlo De Cataldo. Però se pensiamo alla droga e alle serie tv sicuramente viene in mente la Colombia di Narcos, la serie che narrava le vicende di Pablo Escobar, forse il narcotrafficante più famoso della storia. “Plata o Plomo” cioè Argento o Piombo, con riferimento alle pallottole, era uno dei claim di questa importante produzione di Netflix realizzata da Usa e Colombia. Narcos ha avuto varie stagioni ed uno spin-off ambientato in Messico. Però se parliamo di criminalità e di Italia si deve ricordare La Piovra, la serie italiana che in dieci stagioni ha provato a fare un ritratto della mafia siciliana costruendo un personaggio simbolo come il commissario Cattani, interpretato da Michele Placido, ed un villain come Tano Cariddi che aveva il volto di Remo Girone.

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