Vale di più una parola o un’immagine?

Pomeriggio del primo giorno d’estate, ha piovuto e c’è nell’aria un’odore di legna bruciata dopo i barbecue del pranzo che è stato accompagnato dal sole. Nonostante gli abbigliamenti l‘ atmosfera sa di autunno e lasciamo che un po’ d’aria fresca ci avvolga i corpi che ormai sono più protagonista dei social. Ma cosa sono i corpi nel mondo digitale? Sicuri che in un paradigma in continuo cambiamento possiamo ancora definire corpo l’insieme degli arti, degli apparati e dei fluidi?

Alice Munro ha scritto: La complessità delle cose – le cose dentro le cose – sembra essere infinita. Niente è facile, intendo, niente è semplice.

Il corpo è stato sempre inteso come, limite, frontiera, dogana. A volte esaltato e a volte denigrato a secondo dei momenti e dell’andamento delle riflessioni artistiche, filosofiche e sociali. Ma se il corpo è qualcosa che mi delimita perché deve essere solo l’insieme delle carni? Perché non lo sono anche le mie parole?

Qualcuno dirà perché le parole non sono fisiche. Sicuri? Le parole dette sono suoni, fanno parte del mondo fisico, così come i nostri gesti che vengono espressi dal corpo. Oggi credo che dovremmo considerare corpo tutto l’insieme della comunicazione di una persona, delle sue capacità espressive e non solo fermarci alla lista delle sue parti anatomiche. Le parole sono il nostro corpo e lo sono anche i pensieri, questo possiamo vederlo sia in una chiave metaforica, sia in una chiave fisica visto che l’attività cerebrale è misurata e forte oggetto di studi (per mia fortuna). L’estensione del corpo e della sua definizione a mio avviso è l’ennesima dimostrazione di come la complessità sia la vera sfida del nostro tempo! In tutto questo è necessario anche cambiare l’orizzonte della nostra comunicazione schiacciata da una diarchia immagine/parola che è davvero pre-moderna. Eppure si sottolinea l’importanza dell’immagine rispetto alla parola secondo ancora quel vecchio detto che “un’immagine vale più di mille parole”. E allora il successo degli hashtag come si spiega? E l’incredibile ascesa dello storytelling e dello storymaking, protagonista della nuova rivoluzione del marketing e secondaria?

La rivoluzione del corpo che è rivoluzione del digitale è una rivoluzione di comunicazione in primo luogo ed è stata accelerata dalla pandemia covid 19. Volenti o nolenti noi oggi dobbiamo confrontarci con i nostri limiti ma oggi sono sempre più estesi! Ragionare in termini di dualismi non funziona ed è inutile. Il nostro corpo fisico oggi è oggetto di scansioni attraverso macchinari e software che ne permettono una visione sempre più particolareggiata ed approfondita. Crediamo che i selfie bastino per descriverlo? Se non capiamo che ogni corpo poi è diverso e ricco noi abbiamo già perso! Il bodyshaming, pratica purtroppo in aumento è la dimostrazione di come tutte le categorie debbano essere ripensate. Il lavoro non è più quello di 20 anni fa e non lo sono neanche i consumi! Questo è la vera sfida della politica. Non saranno i tatuaggi ed i selfie a ripetizione la vera rivoluzione del corpo, non saranno le nuove prove costume e la superficie cutanea da mostrare, ma solo ripensare il nostro rapporto con tutte le nostre espressioni fisiche. La comunicazione è corpo e ha bisogno di essere allenata.

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