Turchia: Twitter esce dalla gabbia

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Twitter torna libero in Turchia. Finalmente è arrivata la notizia dello sblocco deciso il 20 Marzo a pochi giorni dalle elezioni amministrative. Forse è stata la decisione della corte costituzionale turca che ha definito inammissibile la decisione della Tib, l’autorità della comunicazione nel paese della mezzaluna. O forse perché Erdogan è uscito vincitore dal turno elettorale.Certamente il presidente turco ha avuto paura delle continue manifestazioni, che hanno visto a fine maggio 2013 l’occupazione di Gezi Park, ma che hanno anche superato quel momento. Soprattutto che sono cominciate prima, già dal 2011, anno in cui sono state introdotte alcune restrizioni sulla libertà di espressione via stampa, tv e web. Erdogan però ha anche fatto oltre, andando a ledere alcuni principi scolastici per una riforma in senso anti-kemalista, in spregio ad Ataturk, padre della Turchia contemporanea, con l’intento di sostenere una lenta via all’Islam moderato.
Poi Gezi Park, luogo simbolo di Istanbul, proprio a Taksim una delle zone commerciali più famose ed importanti della megalapoli di Istanbul, dove questo parco è amato molto dai cittadini. L’idea era quella di una grossa lottizzazione, ma la protesta si è ingrossata superando lo scopo della salvaguardia.
La Turchia è un paese in forte espansione, ad un certo punto, visto i ritardi dell’Expo 2015 meneghina, si era pensato di spostarla a Smirne, città che è 4 volte Milano – nel 2011 io ed alcuni amici ci siamo persi fra le strade che danno l’accesso al centro – e gode di un porto e di un areoporto. Erdogan non ha solo costruito un consenso elettorale in quasi vent’anni di governo, ma delle vere classi sociali ed uno stile di vita, cosa molto difficile da modificare. Queste alcune delle ragioni che mi fanno pensare al panico all’interno del suo partito, oltre ai contrasti fortissimi viste le vicende sulla corruzione.
Stavolta ce l’ha fatta e ha dovuto far tornare a cinguettare, anche se il 6 febbraio il parlamento turco ha approvato una legge che intensifica il controllo su internet permettendo alla Tib, di bloccare l’accesso a siti che violano la privacy oppure ospitano contenuti considerati “offensivi”. L’agenzia può intervenire senza l’autorizzazione di un tribunale. Per Erdogan si tratta solo di “una precauzione contro estorsioni e immoralità”, scrive l’Independent. “Se internet e i computer non sono usati nel modo adeguato e non vengono monitorati, non costituiscono più strumenti vantaggiosi o educativi. Al contrario, diventano pericolosi, e portano a brutti risultati”. La norma è stata criticata dall’opposizione, che accusa il primo ministro di voler limitare la libertà d’espressione e d’informazione. La Turchia si trova al 154° posto su 179 nella classifica mondiale sulla libertà di stampa 2013 di Reporters senza frontiere. Non sono buoni segnali, ma anche la repressione non porta alla modernità. Anzi.

 

 

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