Tre serie tv da non guardare

Di solito io parlo di serie tv, essenzialmente di quelle, che mi sono piaciute, che ritengo buone e che credo possano piacere a chi segue questo blog o comunque le serie tv straniere. Recentemente ne sono uscite molte nuove ed è ora che scriva, anche in breve, di quelle brutte e che comunque è meglio lasciar perdere. Le metto insieme: Tatau, Stitchers e Between. Se poi volete guardarle e non vi piaceranno non venite a piangere qui, Orson vi aveva avvertito.

Tatau l’ho vista qualche mese fa, prodotta da BBC3 e quindi con le giuste credenziali. Alcune recensioni ne parlavano come di un possibile cult.
Non scherziamo. Non ha niente per essere un cult. Ho resistito 3 puntate prima di buttare tutto. Siamo in un’isola della Nuova Zelanda, uno di quei posti colonizzati dal turismo inglese che cerca un po’ di sballo, droghe tribali, tatuaggi e belle ragazze. Naturalmente ci sono i Maori, non si sa bene a che scopo, ma non possono mancare – per fortuna che hanno lasciato in pace gli All Blacks del rugby. Un dramma sovrannaturale dove un ragazzo inglese, mentre era in patria, ha sognato un tatuaggio e se l’è fatto fare, scoprendo poi che è un simbolo profetico, che sembra avergli donato doti di veggente. Infatti lui sembra prevedere una ragazza che giace incatenata ad uno scoglio sott’acqua. La ragazza fa parte di una famiglia importante dell’isola che commercia in perle ed ora se la prende con l’inglese. La ragazza naturalmente è inglese ed è viva. Se queste parole vi sembrano sconclusionate ebbene lo sono, come tutto il racconto. Una regia che dovrebbe impressionare, ma che annoia ed uso stancante dei tribali. Pessima.

Between l’ho vista ieri sera. Solo il pilota, nonostante avessi a disposizione tre episodi. Chi mi segue sa che per giudicare una serie dico sempre che non basta il pilota, l’ottimo sarebbe guardarne un terzo, addirittura la metà. Ieri a metà del pilota ho usato il tasto Fast Forward perché era insostenibile. Avete presente la serie The Dome? Tratta da Stephen King, nulla di straordinario, ma un prodotto onesto, godibile e con qualche buon attore. Qui non c’è la cupola, ma una malattia misteriosa che sta ammazzando tutti in paese. Naturalmente c’è il nero grande e buono, la liceale cinica e incinta, non si sa di chi, il riccone bastardo con tanto di prole bastarda – per me è lui il padre del bambino – e il geniaccio che è stato già ammesso al MIT di Boston. Lentezza esasperante e strade in mezzo alla foresta con SUV che passano, gente che si minaccia ogni due per uno e altri che muoiono senza motivo. Perché non è neanche una malattia, ma all’improvviso ti esce dalla bocca un liquido nero e te ne vai dal tuo creatore. Non c’è neanche una “semina” di indizi perché tu possa fare una tua ipotesi, la più fantasiosa possibile, che sia anche un complotto di insetti alieni. Il nulla! Eliminare.

Emma Ishta faceva la modella. Una bella ragazza bionda, molto alta, ma ha deciso di fare l’attrice. Perchè? Non potevi rimanere sulle passerelle invece di approdare in questo caravanserraglio algido che si chiama Stichers? Lei risulta antipatica alla terza scena, non c’è un passato che ti faccia commuovere, ha una sorta di difetto, forse genetico, che le permette di entrare nella mente dei deceduti e rivivere le ultime parti della loro vita. Lo so che detta così potrebbe sembrare un po’ il Commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni. Neanche per idea. Se De Giovanni confeziona con maestria ed eleganza un personaggio giallo inquietante che soffre e rivive le morti su cui indaga, qui siamo di fronte a qualcosa di scialbo e senza mai mordente. Rifiutato.

Io credo, ma soprattutto spero, che queste serie non arrivino mai sui nostri schermi, anche se purtroppo ho paura che Tatau e Stichers un passaggio lo faranno. Certo a ripensare a produzioni che poi non sono state rinnovate si stringe il cuore, ma anche altrove ne fanno di cose brutte!

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